Aifa: Melazzini presidente dopo le dimissioni di Pecorelli

Redazione DottNet | 17/12/2015 14:31

Per il comitato c'era incompatibiità massima con Pecorelli

 

E' Mario Melazzini il nuovo presidente dell'Agenzia italiana del farmaco. Il suo nome è stato proposto dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alle Regioni, in sostituzione di Sergio Pecorelli (nella foto), prima sospeso per conflitto d'interessi e che ha lasciato l'incarico.

Malato di Sla, e già presidente dell'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, Melazzini è attualmente assessore alle Attività produttive, Ricerca e Innovazione della Regione Lombardia. 

"Mario Melazzini è un grande personaggio, una persona di enorme valore umano, professionale e scientifico. Ha fatto cose straordinarie nel suo settore e come assessore in Lombardia. Ben venga alla guida dell'Aifa". Con queste parole Walter Ricciardi presidente Istituto Superiore di Sanità (Iss) commenta  la notizia dell'indicazione del nuovo presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco. "Mi spiace per Pecorelli, cui va la mia simpatia", commenta, in merito al presidente dimissionario, a margine dell'VIII conferenza nazionale sui dispositivi medici in corso a Roma. "Ha mostrato grande sensibilità facendosi da parte". Quindi in merito all'attesa riforma dell'Aifa, così come delle altre agenzie facenti capo al Ministero della Salute, Iss e Agenas, sottolinea: "c'è bisogno che queste tecnostrutture lavorino al meglio delle loro possibilità. Speriamo questa vicenda acceleri il percorso di riforma annunciato dal ministro Lorenzin"

 

Il ministro della Salute aveva  accolto mercoledì sera le dimissioni del presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli. Era stato sospeso dal suo incarico dal comitato interno dell'Agenzia Italiana del farmaco per conflitti di interesse. E' finita cosi', almeno per ora, una bufera che ha rischiato di lasciare pesanti ombre sull'operato della importante struttura che decide su autorizzazioni e prezzi dei farmaci in Italia.  "Il professore Pecorelli ha ritenuto di presentare le dimissioni per garantire un sereno svolgimento dell'attività dell'Agenzia Italiana del Farmaco, a cui ha dedicato impegno e passione'', ha spiegato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che si dice sicura che il professore ''avrà modo di dimostrare la totale estraneità ai fatti contestati".

''Sono medico e uomo di scienza e di Accademia e come tale sono sempre stato al servizio delle Istituzioni'', ha detto invece Pecorelli. ''Per il profondo rispetto che nutro nei confronti dell'Agenzia che ho visto crescere e progredire, preferisco fare un passo indietro, pur certo dell'inconsistenza delle cause di incompatibilità sollevate. Come uomo non posso non segnalare l'amarezza e la tristezza nel lasciare incompiuto un lavoro svolto con grande impegno, tenacia, professionalità e passione e che ha contribuito, in oltre 6 anni, a portare l'Agenzia ad essere apprezzata nel mondo. Il mio unico rammarico è quello di non poter contribuire alla realizzazione di un'Aifa potenziata''.

La vicenda risale a prima dell'estate e il conflitto di interessi riguarda le attivita' svolte da Pecorelli in due Fondazioni e per la presenza nell'Advisory board in una societa' di venture capital, Principia SGR. L'ormai ex presidente dell'Aifa aveva subito replicato che la sospensione era irregolare. Ma un secondo esame dal parte del comitato dell'Aifa aveva confermato la decisione presa dall'organismo di controllo presieduto dal direttore Luca Pani. Ma all'Aifa risultava anche il sostegno da parte di una azienda alla Healthy Foundation (di cui lo stesso Pecorelli e' presidente) per una iniziativa a favore delle vaccinazioni.

L'indagine e' partita internamente all'Agenzia dal comitato composto da 8 persone, tra cui il responsabile anticorruzione, il direttore degli affari legali e un membro esterno. Il comitato e' presieduto e guidato dal direttore generale dell'Aifa, Luca Pani. La commissione aveva ravvisato il massimo livello di conflitto d'interessi, quello di tipo livello 3, per il quale non e' possibile svolgere nessuna attivita' all'interno dell'agenzia regolatoria.

L'Aifa in sostanza ha messo in azione un sistema di ''auto-difesa''. Seguendo i tre principi cardine dell'Appartenenza, Trasparenza e Responsabilità che guidano il documento strategico di funzionamento dell'Agenzia a partire dal 2012, tutti i dipendenti AIFA e tutti coloro che collaborano con l'Agenzia a qualunque titolo, inclusi fornitori e membri di Commissioni e organi di controllo, sono soggetti al regolamento sul conflitto di interesse, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel maggio del 2015. Tutto il personale e i collaboratori devono comunicare immediatamente qualsiasi interesse diretto o indiretto relativo ad aziende farmaceutiche (inclusi il possesso di fondi di investimento o azioni), e le dichiarazioni vengono controllate dalla dirigenza competente.

 "La notizia delle dimissioni da presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) di Sergio Pecorelli non chiude affatto la partita sull'Aifa". Lo affermano i parlamentari M5s in commissione Affari Sociali, che tornano a chiedere al ministro della Salute Beatrice Lorenzin di "venire a riferire in Parlamento".

"Nonostante Pecorelli, dimettendosi, abbia sollevato il ministro Lorenzin dal dover assumere decisioni - spiegano in una nota - resta ancora da chiarire quali controlli e accertamenti abbia svolto il ministero nelle oltre due settimane trascorse tra la sospensione del presidente dell'Aifa e la data odierna".

L'Agenzia, proseguono "sta affrontando un momento difficile e la tempistica per una misura importante come l'approvazione del regolamento per l'assunzione del personale, che avverrà da qui a breve, non appare certamente la più idonea". Altro caso su cui chiedono chiarimenti al ministro "è quello che riguarda il Direttore generale dell'Agenzia del Farmaco Luca Pani al quale sarebbe giunta, da parte del Collegio dei revisori dei conti, una richiesta di restituzione i 700 mila euro di emolumenti percepiti negli ultimi tre anni, eccedenti rispetto al tetto di retribuzione per i manager pubblici che è fissata in 240 mila euro all'anno". Ma, "come nel caso di Pecorelli, anche su questo fronte il ministro della Salute non ha ancora speso una parola". Quindi chiedono provocatoriamente: "dobbiamo aspettarci che giungano anche le sue dimissioni?"

 

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