Fnomceo: il medico deve mantenere la leadership nell'equipe

Redazione DottNet | 23/12/2015 20:51

Lettera a Lorenzin, delusi da mancata modifica comma 566. L'intervento di Milillo (Fimmg)

Mantenere, nell'equipe sanitaria, il ruolo di 'leadership' funzionale del medico, "volta a garantire l'unitarietà, l'armonia, la qualità, la sicurezza e l'efficacia degli esiti dell'intero processo clinico-assistenziale". A chiederlo è la Fnomceo, che preme da tempo per modificare, nel comma 566 della precedente Legge di stabilità, l'incipit che, così come attualmente è, riserva al medico competenze su atti "di prevenzione, diagnosi, cura e terapia specialistici e complessi", mentre permette ad altre professioni, come gli infermieri, competenze su atti meno complessi. Oggetto di confronto ormai da molti mesi, il comma 566 è stato introdotto, con un vero "strappo di metodo e di merito", nella passata legge di Stabilità per ridefinire le competenze delle professioni sanitarie. Una possibilità di modificare l'incipit, come richiesto da Fnomceo, era stata intravista con un emendamento alla Legge di Stablità 2016 in discussione al Senato.

 

Ma nulla di fatto. "Dal ministero, a fronte di molte promesse, ad oggi nessuna risposta concreta", spiega la presidente Roberta Chersevani che ha scritto oggi al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Nonostante i tentativi di mediazione, sono stati "disattesi impegni condivisi". Il medico, in un'equipe, "deve essere come il Direttore d'orchestra: coordina, dà il tempo e l'andamento, crea armonia, ma poi sta ad ognuno suonare il suo strumento", prosegue Chersevani. "E questo non significa - puntualizza - che non sia nostra intenzione continuare a lavorare, come abbiamo sempre fatto, in sinergia con le Professioni sanitarie", "né che siamo contrari allo sviluppo di competenze delle Professioni sanitarie". Ma, sottolinea, "non può essere superato il ruolo di leadership funzionale del medico nei processi e nelle attività di diagnosi e cura".

 

“Medici e laureati in  scienze infermieristiche non hanno proprio bisogno dei conflitti generati dalla politica e dalle tecnocrazie con maldestri interventi normativi quali il famigerato comma 566. Nessun medico è contrario alla responsabilizzazione individuale di tutti i professionisti che lavorano in un equipe nei modi e nei tempi necessari”. Lo dichiara il segretario nazionale della FIMMG, Giacomo Milillo.

“L’evoluzione dell’assistenza sanitaria pone sfide che non possono essere evitate, ma che non possono risolversi attraverso contrapposizioni e colpi di leggi di stabilità – prosegue Milillo -. Ne va della salute dei cittadini. La senatrice Silvestro che rimanda a questi metodi, dovrebbe comprendere che nelle  ‘cabine di regia’ pletoriche, nelle quali si può dire tutto quel che si vuole, alla fine il ruolo più importante lo svolge il verbalizzatore o chi guida la sua mano. Per di più quando queste “cabine” devono valutare sperimentazioni di singole regioni ed università, ciascuna delle quali procede orgogliosamente per la sua strada autoreferenziale. Il risultato sarebbero 21 profili di responsabilità medica e 21 di laureati in scienze infermieristiche”.

“E’ possibile trovare una soluzione a questa intricata e prolungata questione, ma è necessario che poche persone altamente rappresentative e in continuo collegamento con i mondi professionali che rappresentano, si seggano intorno ad un tavolo e traccino una “road map” che faciliti l’evoluzione – continua Milillo -. Il primo problema che questo ipotetico , ma autorevole gruppo di lavoro, dovrebbe affrontare è a chi spetta la responsabilità finale delle azioni dell’equipe, ferme restando le responsabilità individuali dei singoli professionisti. L’azione di ciascun professionista deve essere coerente con la diagnosi e la terapia decise dal medico? O ciascuno, sotto la propria personale responsabilità, può cercare di argomentare con il paziente per fargli considerare migliore la sua valutazione invece che quella del collega medico o infermiere?  Queste dinamiche sono già presenti fra pari, figuriamoci fra professioni sanitarie diverse”.

“Si avvii un percorso di confronto nel merito fra la FNOMCEO e le federazioni degli ordini e Collegi interessati, indipendentemente da Regioni, Governi e Università che di contenuti delle professioni possono aver sentito parlare o anche aver studiato, ma di certo non vissuto sulla propria pelle” conclude Milillo.

 

fonte: fnomceo, fimmg

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