Un'altra donna incinta muore in ospedale. Lorenzin invia gli ispettori

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 03/01/2016 13:43

L'ultimo caso è stato a Brescia. Sms al marito, "mi trascurano"

"È una tragedia nella tragedia. In poche ore ho perso una bimba e una mamma speciali". Roberto Coppini è un padre e un marito distrutto dal dolore. Sua moglie Giovanna Lazzari è morta all'ottavo mese di gravidanza e con lei anche il feto che aveva in grembo. È accaduto agli Spedali civili di Brescia dove la donna è arrivata nella serata di mercoledì. Si tratta dell'ennesima morte di una donna incinta: il quinto nel giro di pochi giorni. E per verificare eventuali errori nelle procedure il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - che aveva già mandato gli ispettori a Torino, dove è deceduta una donna al nono mese, con la figlia - ha disposto l'invio dell'apposita task force ministeriale, oltre che nell'ospedale di Brescia, anche in quelli di Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi hanno perso la vita altre due puerpere: Marta Lazzarin e Anna Massignan.

 

La quinta donna morta, ma in casa, è una ragazza di Foggia al nono mese di gravidanza: i medici dell'ospedale hanno potuto solo estrarre la figlia, viva, con un cesareo post-mortem. La task force dovrà accertare se a determinare i decessi abbiano contribuito difetti organizzativi e se siano state rispettate tutte le procedure previste a garanzia della qualità e sicurezza delle cure. Ma, secondo quanto si apprende, con l'invio degli ispettori negli ospedali il ministro Lorenzin intende avviare anche una verifica sull'efficacia delle linee guida sulle donne in gravidanza. Fra l'altro, due delle donne morte in questi giorni sarebbero state obese e quindi con maggiori rischi di complicanze. "Aveva la febbre alta, ma quando siamo arrivati la situazione sembrava normale, poi nella notte è successo qualcosa che devo ancora capire", ha spiegato Roberto Coppini, il marito della donna morta a Brescia, con le lacrime agli occhi.

 

"Giovanna mi ha mandato un sms nel cuore della notte dicendomi che aveva dolori fortissimi e che non percepiva attenzione da parte dei medici", ha aggiunto il marito della donna, già madre di altri due bambini di un anno e mezzo e di quattro. Gli sms e i messaggi vocali sono già stati acquisiti dalla Procura di Brescia alla quale il marito della 30enne bresciana ha presentato un esposto, mentre un'altra denuncia è stata fatta a Firenze da una coppia convinta che il loro bambino sia nato morto (il fatto risale ad agosto) perché troppo a lungo si è atteso per il parto indotto dato che il feto pesava già 3 chili e 600 grammi. La Procura di Brescia, che ha sequestrato la cartella clinica di Giovanna Lazzari, ha disposto l'autopsia eseguita in mattinata. Secondo la prima analisi, sarebbe stato il distacco totale della placenta e una conseguente emorragia ad aver provocato la morte. "La paziente è stata gestita nel miglior modo possibile", ha assicurato Ezio Belleri, direttore generale degli Spedali Civili di Brescia.

 

"I medici hanno fatto tutto quello che poteva essere fatto. Nei prossimi giorni - ha aggiunto - faremo una valutazione attenta di tutti i passaggi effettuati dall'arrivo in pronto soccorso della paziente fino alle gravissime complicazioni che hanno portato al decesso". Stando alla ricostruzione dell'ospedale bresciano, Giovanna Lazzari non sarebbe stata portata in reparto, ma la sera del 30 dicembre era rimasta per tutta la notte sotto osservazione. Il fascicolo aperto dalla Procura di Brescia è contro ignoti ma sarebbero sette, tra medici, ostetriche e ginecologhe ad aver assistito Giovanna Lazzari nelle 15 ore in cui è rimasta agli Spedali civili. "Nel cuore della notte mi hanno chiamato dicendomi di correre in ospedale" ha raccontato Roberto. "Sono arrivato e la bimba era già morta. Giovanna era debole e triste, ma sembrava tutto sotto controllo - ha proseguito -. Continuava ad avere forti dolori, in un attimo hanno deciso di portarla in sala operatoria per far espellere il feto ormai morto e da quel momento non ho più visto Giovanna".

 

Dopo l'ennesima tragedia, è intervenuta Emilia Grazia De Biasi (Pd), presidente della commissione sanità del senato: a suo avviso è tempo di "istituire, presso l'Istituto Superiore di Sanità, un registro delle morti materne".  ''In Italia si partorisce bene, abbiamo alta qualità e uno dei più bassi indici di mortalità materna. Siamo in linea con gli standard Ue''. Ad affermarlo è il presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo) Paolo Scollo, secondo il quale ''è un fatto casuale'' i tanti decessi di questa settimana natalizia, ''anche se vanno accertate le cause''. Sulle cinque puerpere decedute, in alcuni casi con morte del feto ''non penso neanche siano decessi legati - ha aggiunto il presidente dei ginecologi - a turni di personale nelle festività; sono successi in punti di alta eccellenza che non hanno problemi''. ''Non bisogna aver paura di partorire in Italia - ha sottolineato il presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia Scollo - ma ora bisogna forzare la mano sulla chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l'anno a garanzia di mamma e nascituro''.

 

Vanno poi chiarite le eventuali correlazioni tra i decessi e l'obesità, "verificando se le due partorienti tra le cinque morte nei giorni scorsi fossero obese già prima della gravidanza o abbiamo avuto un incremento ponderale eccessivo, dell'ordine di 30 chili, durante la gravidanza perché è sostanziale''. Anche su questo ''le linee guida vengono aggiornate normalmente - ha precisato il presidente della Sigo - e c'è già presso l'Iss un gruppo di lavoro ad hoc. Mentre il Registro dei decessi viene già fatto in alcune Regioni, che comunicano ogni caso di mortalità materna all'Istituto Superiore Sanità (Iss) che ne fa l'audit. Il tema del partorire in sicurezza va ancora una volta - secondo Scollo - a ribadire l'importanza di chiudere punti nascita con meno di 500 parti l'anno''.

 

L'Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi. Lo stesso rapporto rilevato nel Regno Unito e in Francia. E' quanto emerge da un progetto pilota di sorveglianza della mortalità materna, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) in sei regioni presentato lo scorso anno. La mortalità delle donne in gravidanza o per parto è di particolare attualità dopo i vari casi avvenuti nel nostro paese negli ultimi giorni e sui quali si sta indagando.

 

Il progetto è stato condotto in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia utilizzando due metodologie: incrociando i registri di mortalità con le schede di dimissione ospedaliera e attivando una sorveglianza attiva per analizzare i casi di morte materna. Il rapporto più basso (4,6 ogni centomila nati vivi) è stato rilevato in Toscana, il più alto (13,4 ogni centomila nati vivi) in Campania. Il progetto ha permesso di rilevare anche le morti materne avvenute fino ad un anno dal parto, mettendo in evidenza che il 12% è attribuibile al suicidio, che avviene in due casi ogni centomila nati vivi. Grazie alla sorveglianza attiva, una rete di circa 300 presidi sanitari, sono state rilevate 39 morti in due anni, la maggior parte delle quali a seguito di complicanze della gravidanza e del parto, mentre le altre per complicazioni legate a patologie preesistenti.

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