Perde il figlio alla 41/ma settimana: medici denunciati

Redazione DottNet | 04/01/2016 20:49

Per Lorenzin le morti in sala parto sono state una tragica casualità. Ma sono in arrivo nuove linee guida. Ostetriche: 'No allarmismi, ma serve colmare carenze di organico'

 

La scia lunga, dolente di morti per parto si allunga di un'altra tragedia, quella di una mamma che perde il figlio alla quarantunesima settimana di gestazione. Il piccolo Aron, così si sarebbe dovuto chiamare, sarebbe dovuto nascere il 7 gennaio, secondo la Asl, se la donna non avesse avuto le doglie prima. Ma domenica sera la madre, Marika, di 22 anni di Riva Ligure (Imperia) non ha sentito più battere il piccolo cuore del bimbo. E' corsa al pronto soccorso di Sanremo ma i medici hanno solo potuto verificare che il feto era morto ed avviare le procedure per il parto indotto. Sul caso indagano i carabinieri, che hanno già segnalato il caso alla procura che avvierà l'indagine in seguito alla denuncia presentata dai famigliari.

 

I sanitari evocano l'ipotesi di una morte intrauterina. La Asl 1 di Imperia annuncia una indagine interna e fa notare, però, che fino al 2 mattina tutto il decorso e i controlli si erano svolti regolarmente. "Rivoglio il mio bambino" continua a ripetere Marika, distrutta dal dolore mentre il compagno Fabio invoca chiarezza. "Vogliamo sapere cosa è successo. Siamo davvero senza parole. E' un incubo", dice, mentre il papa di Marika fra rabbia e desolazione afferma "se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare". Non si capacitano del dramma improvviso dopo che Marika si era sottoposta regolarmente ai controlli il 2 gennaio e tutto era risultato regolare. "Sabato scorso il bambino stava bene e respirava. Intorno alle 17.30 di domenica, mia figlia ha smesso di avere un contatto con il bambino e quando l'abbiamo portata in ospedale, intorno alle 19.30, il tracciato dell'ecografia era piatto. Perché non l'hanno fatta partorire prima? Noi continuavamo a chiedercelo e a chiederlo, ma ci rispondevano che era tutto normale", continua a chiedersi il padre di Marika.

 

La Asl in una nota puntualizza che "la gravidanza aveva avuto un decorso fisiologico ed erano stati effettuati i controlli biofisici previsti, senza aver riscontrato particolari problemi". "Poiché le condizioni della donna e del feto erano regolari era stato programmato un ulteriore controllo per il 4, mentre il parto era stato programmato per il 7, termine della 41 settimana e 3 giorni come da protocollo interno e linee guida", fa sapere la struttura sanitaria. "Apriremo un'inchiesta per verificare che non ci siano state negligenze da parte del personale sanitario e chiediamo noi stessi l'autopsia per fare chiarezza sulla vicenda, ma vogliamo anche dire che il decesso non è avvenuto in ospedale e che il bimbo, fino al 2 gennaio mattina, stava bene". Resta la pagina Facebook postata a Natale con l'immagine di Fabio e Marika che si accarezza il pancione. E l'attesa per l'esito dell'autopsia sul feto che sarà effettuata al Gaslini di Genova.

Un susseguirsi di decessi - quello che ha coinvolto 5 donne in stato di gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani - che potrebbe, molto probabilmente, essere frutto di una "drammatica casualità". Ne è convinta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, a conferma di ciò, ha annunciato oggi come i primi risultati che stanno arrivando dagli ispettori ministeriali "riguardano il caso di Torino, dove non risultano delle responsabilità dirette dell'Ospedale Sant'Anna". E da Brescia il direttore generale degli Spedali Civili Ezio Belleri fa sapere che Giovanna Lazzari, la mamma 30enne morta con la bimba che aveva in grembo, è deceduta a causa di un'infezione batterica.

Primi risultati resi noti proprio nel giorno in cui si sono celebrati i funerali di queste due mamme. Per Angela Nesta, morta in sala parto al S.Anna con la sua bimba a Torino, una sola bara coperta di fiori bianchi per le due salme. Forte il richiamo del ministro Lorenzin: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, "bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando - ha spiegato - su tutta la fase precedente all'arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l'accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile".

Il punto, ha quindi avvertito, è che "bisogna partorire in strutture sicure", ma nei territori in cui ciò non è possibile "deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire". Il ministro, a questo proposito, ha sottolineato come si stia indagando non solo su quanto accaduto durante il ricovero ospedaliero e poi in sala parto, ma anche sulla fase precedente all’arrivo in ospedale delle puerpere. Proprio la fase di monitoraggio sul territorio delle cosiddette gravidanze a rischio è stato definito da Lorenzin un tema di “grande rilevanza” al punto da disporre la stesura di nuove linee guida che affrontino proprio questo aspett. “Su questo sta lavorando Agenas insieme alle Società scientifiche, si tratta di gestire le questioni che vanno oltre le linee guida della gravidanza fisiologica, sia nella fase di gestazione che in quella di alta complessità”, ha spiegato.

Per questo, la battaglia per i centri nascita 'in sicurezza' - con la chiusura senza deroghe di quelli con meno di 500 parti l'anno - figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso l'ospedale San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi è morta in sala parto, con il piccolo che portava in grembo, Anna Massignan. Sono invece attesi mercoledì prossimo all'ospedale di Bassano gli ispettori inviati dal ministero per cercare di far luce sul decesso di Marta Lazzarin e del suo bimbo, in una gravidanza arrivata alla ventisettesima settimana, mentre oggi ci sarà l'autopsia, chiesta dal pm Barbara De Munari che ha inviato avvisi di garanzia a quattro medici e una ostetrica. Ma questa tragica lista si starebbe allungando con altri casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale.


Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l'Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a dieci decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l'anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato.

Critica la posizione del Codacons: "Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso - afferma il presidente Carlo Rienzi, confermando un apposito esposto alla magistratura - e le misure prese sono insufficienti. Serve prevenire, migliorando il servizio offerto dagli ospedali italiani".

 

Garantire in un momento importante come quello del parto, e che richiede il massimo della sicurezza per la mamma e il bambino, un rapporto paritario 'one to one' tra la donna gravida e l'ostetrica, cosa che in alcuni casi per le carenze di organico non si riesce a realizzare. E' la richiesta che arriva dalla presidente della Federazione nazionale collegi ostetriche (Fnco) Maria Vicario che, comunque, invita ad evitare "troppi allarmismi" dopo i casi di decessi di donne in gravidanza verificatisi negli ultimi giorni.

"Le ostetriche offrono sostegno in tutto il percorso nascita e in generale le donne possono sentirsi tranquille perché, soprattutto al momento dell'ingresso in ospedale per il parto, avviene un processo di presa in carico molto articolato a partire dalla raccolta della storia clinica della paziente - spiega Vicario -. Tuttavia, per garantire i più alti standard di qualità e sicurezza e' necessario implementare le dotazioni organiche, perché il parto merita un rapporto paritario 'una donna un'ostetrica' che, anzi, ad alcuni livelli, come quello della gestione delle emergenze, potrebbe persino non bastare". "L'entrata in vigore anche in Italia della normativa Ue su riposi e orari di lavoro in sanità, con le nuove norme 'operative' dal 25 novembre - aggiunge la presidente delle ostetriche - ha acuito la carenza di queste dotazioni di organico, a cui spesso si deve far fronte con chiamate a tempo determinato, che non permettono di 'stabilizzare' una vera equipe".

Per questo, sottolinea, ''abbiamo già chiesto al ministro Lorenzin di prendere in carico la problematica della dotazione di organico e di considerare l'esigenza di valutare un rapporto 'one to one' in sala parto. Chiediamo inoltre che dal momento che nella legge di Stabilità e' stato previsto un piano straordinario di assunzioni allargato anche agli 'operatori sanitari', questa definizione - conclude - includa pure le ostetriche". 

 

fonte: ministero salute

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