Bimbo nasce senza gambe, i genitori annunciano causa

Ginecologia | Redazione DottNet | 06/01/2016 22:15

Secondo familiari nessun esame aveva segnalato malformazione. I ginecologi chiedono più organici

Un bambino è nato con una gravissima malformazione il giorno di Natale all'ospedale di Parma: è venuto alla luce senza gambe. Ma secondo i suoi genitori nessuna ecografia fatta in precedenza aveva mai segnalato la menomazione. Ora la coppia, che vive col figlio maggiore di 7 anni a Scandiano, nel Reggiano, ha dato mandato ai suoi legali di avviare una causa civile per il risarcimento dei danni. Sono già partite dagli avvocati Silvia Gamberoni e Alessandro Falzoni del foro di Ferrara le lettere di diffida a tutte le parti in causa: il medico privato di Parma che ha seguito la madre 34enne, la Casa della Salute di Parma dove vennero fatti alcuni esami, l'Ausl e l'Azienda ospedaliera. Bambino e madre sono già stati dimessi. Le loro condizioni di salute sono buone.

 

"E' psicologicamente che è un dramma, per tutta la famiglia" ha spiegato Falzoni. La madre, appena venuta a conoscenza della gravidanza, si era sottoposta a controlli medici. Per i primi mesi, a quanto si apprende fin verso alla 30/a settimana, si era affidata ad un ginecologo privatamente, non all'interno del 'Percorso nascita regionale' applicato dalle aziende sanitarie. Come da prassi è stata sottoposta a diversi esami, ma nessuno specialista avrebbe mai segnalato malformazioni del feto. Poi si sarebbe recata, nella seconda fase della gravidanza per un controllo alla Casa della Salute (struttura che dipende dalla Ausl), infine tre settimane prima del parto è andata per un colloquio propedeutico alla nascita all'ospedale Maggiore (un'azienda ospedaliera, dove ogni anno nascono 2.700 bambini).

 

Ora gli avvocati, attraverso lo strumento della diffida, mirano ad acquisire quella parte della documentazione clinica che loro manca per ricostruire l'esatta catena dei controlli, e quindi delle responsabilità, per decidere se citare in causa tutte le persone che sono entrate in contatto con la loro assistita, oppure solo alcuni. Ma di una cosa sono sicuri: "L'ultima ecografia fatta a novembre dava anche le dimensioni di entrambi i femori". Al momento della nascita invece la triste scoperta, con uno choc che deve aver colpito anche chi era in sala: appena il bambino è nato, infatti, medici e infermieri hanno fatto uscire il padre dalla sala parto e solo successivamente hanno fatto vedere il bebè ai genitori. Le strutture sanitarie di Parma hanno espresso la loro vicinanza alla famiglia, mentre le istruttorie interne saranno concluse in breve tempo.

 

"In Italia c'è uno dei tassi di sicurezza più alti d'Europa per quanto riguarda il parto e i casi di questi giorni sono veramente eccezionali". Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha partecipato alla 31/ma Befana del Poliziotto a Roma, aggiungendo: "In questa giornata di festa per le famiglie della Polizia di Stato voglio lanciare un messaggio alle tante donne che in questo momento stanno per partorire nel nostro Paese". "In questi giorni - ha rilevato il ministro - abbiamo avuto dei casi drammatici su cui sta indagando il ministero della Salute con i suoi ispettori, ma si tratta veramente di casi eccezionali. Le donne e le partorienti sappiano che in Italia ogni anno nascono 500 mila bambini, il nostro tasso di sicurezza è tra i più alti in Europa,le nostre terapie intensive neonatali soccorrono ogni anno bambini prematuri, parti complessi, bimbi con grandi problematicità che vengono salvati e che possono poi condurre una vita normale. Questa è la norma".

 

"Vorrei che cessasse questa sorta di psicodramma - ha aggiunto il ministro Lorenzin - che non ha motivo di essere di fronte a casi che, ripeto, sono eccezionali. Dobbiamo concentrarci sui fattori indispensabili per un parto sicuro, cioè la chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti l'anno; bisogna capire che abbiamo la necessità di equipe interdisciplinari composte da ostetrici, anestesisti rianimatori, da pediatri, neonatologi, è così che si rendono i parti sicuri". "Partorire in un grande ospedale che ha questo tipo di assistenza e capacità - ha concluso il ministro della salute - significa poter essere assistiti ai massimi livelli e nella più grande sicurezza".

 

 Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ''intervenga in prima persona facendosi carico delle problematiche strutturali e di organico che assillano gran parte dei punti nascita italiani''. A chiederlo, dopo i recenti casi di decessi per parto in vari ospedali, sono Nicola Colacurci, Paolo Scollo e Vito Trojano, rispettivamente presidenti dell'Associazione Ginecologi Universitari Italiani, della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia e dell'Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri. ''L'entrata in vigore anche in Italia della normativa CEE su riposi e orari di lavoro in sanità, con le nuove norme 'operative' dal 25 novembre 2015 - sottolineano gli esperti - ha infatti acuito la carenza, già grave e in alcune regioni cronica, nelle dotazioni di organico, a cui spesso non si sa come far fronte o che vengono tamponate con personale interinale che non permette la creazione di una equipe multidisciplinare (ginecologo, ostetrica, anestesista), prerequisito per l'ottimizzazione della cura delle urgenze ostetriche''.

 

Altra priorità, affermano, è garantire ''punti nascita adeguati per struttura, attrezzature e personale e con un numero di parti non inferiori a 500 l'anno; personale ginecologo ed ostetrico che ha ricevuto una formazione universitaria e che esegua un aggiornamento continuo; il rispetto di norme comportamentali o linee guida realmente condivise da tutta la comunità ostetrico-ginecologica''.



Tuttavia, precisano i presidenti delle società scientifiche, ''esiste ed esisterà sempre una quota di mortalità materna nell'evento gravidanza, per cui non può essere sostenibile il detto comune 'al giorno d'oggi è assurdo morire di parto'; di parto si può morire e si muore anche adesso in tutto il mondo e la mortalità da parto è significativamente influenzata da fattori di rischio come la gemellarità, l'età avanzata, l'obesità''. Va però ricordato, concludono, che l'Italia registra, tra i paesi occidentali, ''tra le più basse incidenze di mortalità materna''.

 

fonte: ansa

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