Comma 566, medici contro infermieri

Professione | Redazione DottNet | 11/01/2016 14:54

La norma della Legge di Stabilità per 2015 che demanda a un accordo Stato-Regioni l’aggiornamento di ruoli, relazioni professionali e responsabilità individuali e di équipe «delle professioni sanitarie infermieristiche», è al centro di feroci polemiche

E’ di nuovo polemica al calor bianco tra medici e infermieri sul cosiddetto comma 566, la norma della Legge di Stabilità per 2015 che demanda a un accordo Stato-Regioni l’aggiornamento di ruoli, relazioni professionali e responsabilità individuali e di équipe «delle professioni sanitarie infermieristiche», ferme restando «le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia». Alla sua uscita, esattamente un anno fa, il provvedimento provocò feroci contestazioni da parte della Fnomceo, la Federazione degli ordini dei medici, e di diverse sigle sindacali, che poi però sembrarono rabbonirsi. Ora, invece, lo scontro si è riaperto e le ragioni vanno cercate nella Legge di Stabilità per il 2016. Dove, speravano i medici, avrebbero dovuto trovare posto “aggiustamenti” al comma 566 preventivamente concordati con le rappresentanze professionali degli infermieri. Per agevolare la concertazione si era fatto in quattro anche il ministero della Salute, che nel Patto per la salute 2014-2016 aveva involontariamente aggiunto altra benzina al fuoco auspicando «una ridefinizione dei ruoli, delle competenze e delle relazioni professionali» che abbandonasse «una logica gerarchica per perseguire una logica di governance responsabile».

Alla fine, invece, la concertazione non c’è stata e dalla Legge di Stabilità per il 2016 non sono più arrivati aggiustamenti al comma 566. Risultato, la polemica è riesplosa più feroce di un anno fa. La Fnomceo, forse sentitasi tradita, è salita sulle barricate e ha promesso resistenza a oltranza al provvedimento: «Spettano al medico e solo al medico» recita l’ultima nota diffusa sul tema dalla Federazione, soltanto l’altro ieri «la diagnosi e la prescrizione a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi, il coordinamento dei percorsi clinico- assistenziali e degli assetti organizzativi. Non accettiamo le ambiguità di un testo, e giochi di parole, nel campo della sicurezza delle cure». Dirigenti e rappresentanti degli infermieri (tra i quali Annalisa Silvestro, ex presidente dell’Ipasvi e senatrice Pd) hanno risposto che il comma 566 non si tocca.

Ma perché i medici ce l’hanno così tanto con questo provvedimento? Per capirlo basta fare un salto in Emilia Romagna e Toscana, dove ospedali e pronto soccorso hanno adottato da alcuni anni nuovi protocolli – definiti anche See and Treat, ossia vedi e cura – che delegano agli infermieri il trattamento di codici di bassa intensità nell’intento di snellire attese e carichi di lavoro. Fin dalle prime sperimentazioni questi protocolli sono stati osteggiati fieramente dagli ordini provinciali dei medici, che sono arrivati a presentare esposti alla magistratura per abuso professionale. Finora le resistenze non hanno avuto successo ma le Regioni, che nel modello See and Treat vedono anche un’occasione per ridurre i costi del personale sanitario, hanno preferito pararsi le spalle proprio con il comma 566. Dal quale, come detto, dovrà derivare un accordo Stato-Regioni e la definitiva riorganizzazione dei profili professionali. Con i medici a mantenere l’esclusiva sugli interventi complessi e specialistici e gli infermieri autorizzati a trattare i cosiddetti casi di bassa intensità.

 

 

fonte: filodiretto

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