Gullotta ai farmacisti: il problema sono i capitali non la fascia C

Redazione DottNet | 12/01/2016 14:00

Tutti gli studi economici realizzati sinora dimostrano che la liberalizzazione della Fascia C determinerebbe una minima, per non dire ininfluente, diminuzione di fatturato per le farmacie.

Vi è stato grande fermento tra i titolari di Farmacia per la campagna di raccolta firma lanciata da Conad e FNPI. Tuttavia i numeri dicono che:
 
Le 101 Parafarmacie Conad tutte insieme realizzano un fatturato pari a quello delle 10 più grosse farmacie Italiane. Ed ancora: delle circa 5mila Parafarmacie Italiane poco meno della metà sono di proprietà di farmacisti titolari di farmacia mentre la percentuale dei farmaci Sop/Otc (da banco, quelli che possono vendere anche le parafarmacie) per il 93% è dispensata ad oggi ancora dalle farmacie. 
 
Mentre la cosa veramente  strana è che: prima le dichiarazioni dell'AD di una nota multinazionale che intende investire pesantemente in Italia (si parla di 2000 farmacie) e poi il plauso della stessa  multinazionale alla mancata liberalizzazione della fascia C non destino nessun sospetto e non facciano riflettere, su quello che sembra un sodalizio tra il sindacato dei titolari di farmacia e i capitali che entreranno in Italia.
 
Di fronte a tali numeri  il sindacato che rappresenta le 17 Mila farmacie Italiane continua a preoccuparsi solo di impedire ai farmacisti delle parafarmacie di dispensare il farmaci di Fascia C, che poi rappresenta solo il 16% del mercato del farmaco.
Tutti gli studi economici realizzati sinora dimostrano infatti che la liberalizzazione della Fascia C determinerebbe un minimo, per non dire ininfluente, diminuzione di fatturato per le farmacie. 
 
Lo scenario che si aprirebbe con l'ingresso del capitale non lascia spazio a dubbi: le grandi multinazionali quando avranno la possibilità di diventare proprietari delle farmacie ne determineranno il mercato, dunque il prezzo, soprattutto in quei casi (numerosi) in cui le Farmacie da acquisire saranno i loro diretti clienti indebitati. 

Questo anche perché molte di queste multinazionali già sono presenti in Italia, come distributori intermedi e spesso detengono il debito di molte farmacie in crisi. Ergo saranno queste le prime ad essere fagocitate e al prezzo deciso dalla multinazionale e non dal farmacista titolare indebitato.
Il risultato? Che le farmacie non acquisite dalle multinazionali si troveranno a dover competere non più con il collega farmacista della parafarmacia vicina (che oggi dispensa solo il 12% dei farmaci e con l'eventuale Fascia C il 28%), ma con la farmacia della multinazionale di turno che ha dietro capitali, una logistica consolidata, l'intera gamma dei farmaci e tutti i servizi di una farmacia. Vale a dire, dulcis in fundo, che il prezzo di acquisto di una farmacia con l'ingresso dei capitali non aumenterà, anzi scenderà bruscamente. 
 
Ovviamente ai posteri l'ardua sentenza.
 
Davide Gullotta
Presidente Federazione Nazionale parafarmacie italiane 

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato