La psichiatria ha perso un punto di riferimento

Redazione DottNet | 21/01/2016 12:00

Elogio funebre del Prof. Pietro Sarteschi scomparso alla fine di marzo del 2015

Il professor Pietro Sarteschi è nato a Pisa nel dicembre del 1920; la sua vita di Psichiatra inizia durante la Seconda Guerra Mondiale, subito dopo la laurea, come Aiuto nell’Ospedale Psichiatrico di Volterra e quindi come Aiuto della clinica delle Malattie Nervose e mentali dell’Università di Pisa, chiamato dall’emerito professor Giuseppe Pintus. Erano anni quelli segnati da grandi cambiamenti accademici: a seguito dello sviluppo dell’insegnamento della Psicopatologia nella Clinica delle malattie nervose e mentali si faceva sempre più urgente la spinta ad affiancare alla mera considerazione per la neurologia, l’attenzione per il comportamento e il vivere quotidiano del paziente psichiatrico. Infatti gli psichiatri aspiravano a un’autonomia disciplinare che, all’Università degli studi di Pisa, il professor Pietro Sarteschi rese possibile con anni di anticipo rispetto alle altre Sedi universitarie dove operava il resto del mondo accademico italiano.

Al suo insegnamento si deve la nascita e la radicazione di una cultura psichiatrica non incline a nessun tipo di riduzionismo a riprova della capacità di integrazione di saperi tanto diversi come quelli della psicofarmacologia, delle neuroscienze, delle biotecnologie, dell’informatica. Particolarmente nel campo della psicofarmacologia la Scuola del professor Sarteschi ebbe un ruolo di spinta a livello nazionale ed europeo, e una meritata risonanza a livello internazionale. È suo anche il risultato di aver promosso rinnovato interesse per la psicopatologia, per le tecniche di automazione in Psichiatria, per lo studio degli stati di coscienza di veglia e di sonno.

La sua lungimiranza clinica fece sì che si sviluppasse un ambiente interdisciplinare che raccoglieva nella Clinica psichiatrica dell’Università di Pisa competenze e orientamenti diversi, tutti accumunati dal costante riferimento alla Realtà Clinica nella cura del Malato psichiatrico.

La possibilità di intervenire farmacologicamente sui disturbi mentali, infatti, non segnò una tappa solo per il trattamento di diversi quadri psicopatologici precedentemente trattati in modo non specifico, ma dette nuovo fiato alla valorizzazione dell’aspetto biologico nella cura della Persona malata consentendo di ridurre il numero e la durata delle ospedalizzazioni. Persona malata non riconosciuta come tale dalle visoni totalizzanti sociodinamiche dell’Antipsichiatria: le quali dagli anni ’70 in poi in particolare con la famigerata legge 180/78 che tanti lutti portava tra i malati e nelle famiglie italiane, rappresentavano un arretramento culturale del sapere medico.

L’impulso dato alla cultura psicofarmacologica a Pisa consentì a Pietro Sarteschi di essere tra i principali promotori della Società italiana di Neuropsicofarmacologia, di cui fu a lungo Presidente, e Presidente onorario. Fu insignito dell'Ordine del Cherubino nel 1974.

La sua scuola pisana, rapidamente salita ai vertici della Psichiatria italiana e successivamente alla ribalta di quella internazionale, si è caratterizzata per l’eccellenza nel campo delle terapie farmacologiche e ha fatto nascere rinnovate Scuole accademiche psichiatriche in varie parti del territorio nazionale.

Al suo insegnamento si deve, infine, anche la nascita e il radicamento di una cultura psicologica non riduzionista che a Pisa ha avuto come suo momento qualificante la nascita di un Corso di laurea in Psicologia clinica e della salute, primo in Italia nella Facoltà di Medicina e chirurgia.

Il Prof Pietro Sarteschi nella “Presentazione” del libro Psichiatria e Epistemologia del suo allievo dott. Mario Ghiozzi terminava il suo puntuale intervento con queste considerazioni:

«Questo imponente lavoro del Dott. Ghiozzi, con la serie dei dati di conoscenza e con i continui rimandi culturali già acquisiti, merita perciò di essere segnalato a tutti gli operatori psichiatrici che desiderino rimanere aggiornati sulla evoluzione e sui progressi della Psichiatria, che indubbiamente ha sempre più la necessità di non trascurare la dimensione umana della malattia mentale e la realtà umana del p., che rappresenta sempre il vero ed essenziale obiettivo del nostro operare».

Il professore Giovan Battista Cassano, un altro suo allievo, ha ricordato il Prof Pietro Sarteschi con queste parole:

«Un uomo forte e coraggioso, un grande medico, sempre coerente con i suoi principi, tenace ispiratore di profonde innovazioni. Se oggi la psichiatria, pisana ed italiana, rivestono ruoli di prestigio, tanto lo si deve alla sua intraprendenza, alla capacità soprattutto di guardare lontano. Ha vissuto in prima linea epoche difficili andando spesso controcorrente. L’avevo conosciuto durante la guerra. Ci legava fra l’altro un rapporto familiare. Era figlio d’arte. Il padre era stato infatti primario all’Ospedale Psichiatrico di Volterra. […] Insieme, abbiamo vissuto la delicata fase del distacco dalla Clinica delle Malattie Nervose e Mentali. Da insegnamento facoltativo, la psichiatria divenne a Pisa uno dei più importanti nella formazione del medico. Profonda umanità del rapporto umano e professionale con i pazienti, scrupoloso nella didattica formativa con gli studenti. Ha scritto una pagina indelebile della psichiatria».

Professore: grazie di tutto.

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