Medici in sciopero il 17 e 18 marzo: vertenza itinerante

Redazione DottNet | 21/01/2016 18:15

La decisione è stata presa ieri nella riunione dell'intersindacale da tutte le sigle del settore. La vertenza sanità attraverserà il Paese, partendo da Napoli

Medici in sciopero per 48 ore il 17 e 18 marzo.  Lo sciopero vuole evidenziare il 'malessere' della categoria dei camici bianchi, ribadendo il 'no' ai tagli delle prestazioni erogate ai cittadini e ''all'indifferenza del governo ai problemi della Sanità''. L'obiettivo è ''la salvaguardia del Sevizio sanitario nazionale''.

 

Al 'silenzio assordante' del governo replicano con il pugno duro, decisi a non mollare fino a quando l'esecutivo di Matteo Renzi ''non darà risposte concrete assumendosi le proprie responsabilità'': per dire basta ai tagli alla Sanità, e soprattutto per difendere il Sevizio sanitario nazionale e il diritto di cure adeguate per tutti i cittadini, i medici hanno ieri proclamato, come detto, 48 ore di sciopero generale per il 17 e 18 marzo. Una decisione presa all'unanimità dall'intersindacale dei camici bianchi, che riunisce tutte le sigle della categoria. Non è bastata dunque una prima giornata di sciopero, quella dello scorso 16 dicembre che raccolse un'adesione vicina all'80%, per 'smuovere le acque' ed il governo: i problemi sollevati dai camici bianchi sono ancora sul tavolo, così come il loro contratto di lavoro, non rinnovato da 7 anni.

 

Ma la prima cosa che i sindacati medici vogliono chiarire è che la protesta estrema della sciopero non è a difesa di 'interessi di categoria' bensì a difesa dei diritti di tutti i cittadini: la posta in gioco, avvertono, è infatti altissima perchè si parla della sostenibilità stessa del nostro Sistema sanitario e, dunque, della possibilità di continuare a garantire cure e prestazioni a tutti i cittadini e senza differenze sul territorio. Le questioni, afferma Costantino Troise, segretario del maggiore dei sindacati dei medici dirigenti, l'Anaao-Assomed, ''sono rimaste tutte sul tappeto e non vi è stata alcuna interlocuzione con il governo, nè riguardo la sostenibilità economica della Sanità pubblica, nè sul ruolo professionale nè, tanto meno, in merito alla garanzia del diritto di cura per i cittadini''. Sono questioni ''essenziali - incalza - che non possono essere omesse dall'agenda della politica''.

 

Per questo, annuncia, ''abbiamo anche in programma una serie di manifestazioni interregionali, e partiremo dal Sud, da Napoli, a fine febbraio, oltre alle 48 ore di sciopero nazionale''. Manifestazioni sono in calendario, da aprile, anche a Milano e Firenze. Insomma, sottolinea Troise, ''non si tratta di questioni corporative ma nell'interesse dei cittadini e vorremmo che la politica si assumesse le proprie responsabilità''. Un esempio su tutti: ''Le annunciate assunzioni non ci sono ancora state, mentre ciò che c'è di concreto sono i tagli della Legge di stabilità e l'assenza di un progetto complessivo per la Sanità pubblica''. Sulla stessa linea il segretari della Fp-Cgil medici, Massimo Cozza: ''La nostra mobilitazione continua per ricostruire una Sanità che oggi è a pezzi e per fermare la deriva del taglio delle risorse sanitarie rispetto al Pil. Per quest'anno, infatti, il Fondo sanitario nazionale è fissato a 111 miliardi, con la riduzione di oltre 4 mld rispetto a quanto preventivato dal Patto per la salute, e sono evidenti le sempre maggiori difficoltà a garantire i Livelli essenziali di assistenza. Attendiamo inoltre le annunciate 6mila assunzioni, e negli ospedali cresce la difficoltà a rispettare orari di lavoro adeguati''.

 

Netto il giudizio del segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo: ''Di fronte all'indifferenza del governo, alle mancate riposte o alle risposte elusive o di presa in giro, non ci rimaneva che questa ulteriore azione di forza; siamo stanchi di parlare ai sordi, dal ministero al governo tutto''.

 

Taglio delle prestazioni nel mirino dei sindacati: l'elenco è lungo: sono oltre 200, dalle risonanze magnetiche della colonna vertebrale ai test per scoprire se si è allergici, al centro della spending review. Scatta la stretta nelle prescrizioni: ora questi esami possono essere eseguiti gratuitamente (o pagando il ticket, se non si è esenti) solo in taluni casi, rigorosamente indicati dal ministero della salute nel nome di una maggiore appropriatezza delle cure. Altrimenti, la scure cala su chi ha firmato le prescrizioni. «Con il provvedimento, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si riduce il ruolo del medico anziché la spesa sanitaria con effetti pericolosi», lancia l'allarme attraverso un'intervista al Mattino  Silvestro Scotti, vicesegretario nazionale Fimmg, nonché presidente dell'Ordine dei medici di Napoli già alle prese anche con altre questioni, dal caos negli uffici cittadini per il 730 precompilato ai sistemi digitali in crisi per effetto dei diversi codici introdotti dal primo gennaio. 


Polveri sottili. Bronchiti e polmoniti batteriche, le patologie provocate dalle reazioni allergiche sono aumentate: l'inquinamento è uno dei principali problemi nelle città come Napoli Roma o Milano, e in tutto il pianeta. «Ma, per eseguire i test, diventa obbligatorio effettuare prima una visita allergologica o dermatologica, perché medici di famiglia e pediatri, in base alla nuova procedura, non possono più formalizzare la richiesta, facendo leva sulla propria competenza». Per Scotti, si crea così un «effetto imbuto»: la procedura, che rimanda allo specialista per valutare se è opportuna la prescrizione, «può avere ripercussioni ulteriori sulle liste di attesa»,



Colesterolo e prevenzione. L'esempio per eccellenza è quello sui valori-spia del rischio infarto. «Chi è in buona salute può sottoporsi all'esame gratuitamente una volta ogni 5 anni, e questo può diventare un problema». Per quale motivo? «Il messaggio è pericoloso», sostiene Scotti, «perché può spingere, soprattutto i gruppi più fragili e meno istruiti, a una valutazione semplicistica sull'importanza dei controlli, significa anche rinviare la diagnosi di una malattia alla comparsa dei sintomi, quindi quando è troppo tardi per intervenire».



Test genetici. Sono sempre più richiesti, in particolare dalle donne incinte, «ma da abbinare a una indicazione del getista o dello specialista». Quello sulla trombofilia, chiarisce Scotti, che cita una sua esperienza diretta in ambulatorio, «serve per valutare il rischio di una emorragia improvvisa durante la gravidanza e spesso viene suggerito dal ginecologo privato che, così, si mette al riparo da un eventuale contenzioso. Ma, in questo caso, come si arriva a sanzionare chi ha fatto un eccesso nella valutazione? Paga la sanzione il medico di famiglia o la prestazione il paziente?».

 

fonte: intersindacale

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