Bisturi non tagliano, allarme dei chirurghi. Glucometri cinesi

Redazione DottNet | 25/01/2016 20:18

Il risparmio aumenta le spese e i rischi; il Ministero della Salute: si lavora su qualità

La ricerca di un prezzo sempre più basso ha ridotto in maniera drastica la qualità degli strumenti chirurgici al punto tale che ''i bisturi in Italia non tagliano più''. L'allarme choc arriva dalla Acoi, l'Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani che ha ricevuto segnalazioni da migliaia di medici in tutta Italia. La ''mediocre qualità'' dei bisturi utilizzati oggi ha conseguenze sia estetiche, perché il taglio perde la famosa precisione chirurgica, sia infettive. E così in sala operatoria aumenta il rischio. Un alert che ricorda quelli che in passato hanno riguardato i diabetici.

 

Partite non funzionanti di misuratori della glicemia cinesi portarono molti malati al pronto soccorso. Diego Piazza, presidente dell'Acoi, spiega cosa accade: ''Aumentando il trauma cutaneo per incidere una superficie, si aumenta il rischio di contaminazione batterica della ferita. E' evidente che, dovendo aumentare la forza per incidere una superficie, si rischia di tagliare oltre le intenzioni dell'operatore. Quanto ai costi, possiamo affermare che si tratta di una scelta antieconomica, perché per uno stesso intervento può essere necessario utilizzare più bisturi, cosa che non si verificherebbe con un buon bisturi che, al contrario, potrebbe essere utilizzato più volte durante lo stesso intervento''.

 

''Si riesce a fare un taglio anche con un bisturi non di ottima qualità ma ci capita di doverne usare anche tre nello stesso intervento. Il problema più grave è quando si abbassa troppo la qualità sulla alta tecnologia, dalla quale può dipendere la vita del malato, come nel caso delle valvole cardiache''. Nei mesi scorsi una segnalazione simile era arrivata dal professor Francesco Corcione, Presidente della Società Italiana di Chirurgia (nella foto). Quest'ultimo aveva segnalato un problema con un dispositivo ''di base'' come i guanti, talmente tanto sottili e fragili da costringere i medici a usarne due paia assieme. In sostanza solo un disagio senza nessun risparmio, anzi una spesa maggiore. ''Nelle procedure per gli acquisti di forniture sanitarie esistono procedure di gare per l'offerta più vantaggiosa ma l'aspetto qualitativo e' primario'', precisa però il direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute Renato Botti.

 

''L'obiettivo del ministero della Salute, che sta lavorando con il ministero dell'Economia - ha aggiunto Botti - e' quello di individuare centri di competenza in grado di acquistare bene''. Un altro tema fondamentale, ha aggiunto ''e' garantire un approccio sempre più completo che tenga in considerazione il mondo professionale che va molto coinvolto in questi processi''. Per la Sanità ad acquistare saranno cosi' la Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana) e le 20 centrali regionali, a fronte delle oltre 200 aziende sanitarie che fino ad oggi hanno fatto gare e acquisti in modo autonomo. Nei giorni scorsi anche Daniela Delledonne, presidente dell'Associazione Biomedicali di Assobiomedica, che riunisce le imprese produttrici di dispositivi medici aveva invocato criteri ''di sicurezza'' nelle gare di acquisto per le forniture al servizio pubblico per evitare che basi d'asta molto basse possano lasciar ampio spazio alle cosiddette 'cineserie' importate da mercati emergenti.

 

I sacchetti per gli stomizzati non personalizzati o i misuratori di glicemia cinesi per i diabetici: risparmiare puo' essere costoso, avverte Tonino Aceti, responsabile del Tribunale dei Diritti del Malato, alla luce della segnalazione da parte del chirurghi ospedalieri delle difficolta' in sala operatoria per la scarsa qualita' dei bisturi. ''In questi anni abbiamo affrontato il tema dell'acquisto di questi beni guardando esclusivamente il prezzo. Non e' stato guardato il bilanciamento di questo ultimo con la qualita' e l'innovazione dei dispositivi e questo ha comportato grandissimi problemi per alcune categorie di pazienti'' ha aggiunto.

 

E se ha ovviamente ha un senso intervenire per evitare sprechi e distorsioni dei prezzi, l'associazione sottolinea allo stesso tempo che ''non considerare come variabile fondamentale la qualita' puo' comportare rischi per i pazienti che si traducono in spese maggiori per il servizio sanitario nazionale''. In sostanza piu' complicazioni, nuovi ricoveri in reparto o aggravio del carico di lavoro in pronto soccorso, infezioni, ecc.. Nessuna preclusione quindi alla scelta di centralizzare gli acquisti: ''e' una strada che va percorsa ma non si puo' prescindere dal coinvolgimento dei medici e soprattutto di coloro che ricevono quei dispositivi come le associazioni di malati. Per fare una buona gara serve la partecipazione dei cittadini e dei pazienti che possono dare le indicare dei parametri utili per la valutazione della qualita' ricevuta da parte dei cittadini e dei pazienti''.

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