Decreto appropriatezza: Fimmg e Snami contro il Ministero

Redazione DottNet | 28/01/2016 11:17

Il decreto sulle prestazioni erogabili mette in seria difficoltà i medici e i pazienti. Fimmg e Snami protestano contro le nuove norme

Primi disagi per l’applicazione del decreto appropriatezza pubblicato la scorsa settimana in Gazzetta Ufficiale. A denunciarli è il sindacato dei medici di famiglia Fimmg che ha scritto una lettera al Ministro della Salute, Regioni e Direttori generali delle Asl per chiedere di “diffondere prontamente istruzioni sulle modalità interpretative/applicative della norma in questione e intanto, nell’attesa delle stesse, voler tempestivamente prevedere un periodo di rinvio dell’applicazione della stessa di 30 giorni”.
 
Giungono dal territorio di tutte le Regioni segnalazioni sempre più numerose di gravi disagi per medici e cittadini derivanti dalle oggettive difficoltà interpretative ed applicative”, afferma il segretario nazionale Fimmg Giacomo Milillo. “In alcuni casi, per ora fortunatamente limitati, mi viene riferito un atteggiamento aggressivo nei confronti del medico da parte di assistiti che interpretano l’atteggiamento prudenziale del professionista come un rifiuto di assistenza”.
 
Ma il sindacato ha deciso anche di scrivere agli iscritti comunicando che sono in via di definizione delle “linee guida applicative cautelari. Intanto, fino a quando non riceveremo istruzioni appropriate, prudenzialmente di fronte ad incertezze di applicazione o di interpretazione, ti invitiamo, prima di prescrivere, a consegnare al cittadino un modulo per avere una verifica preventiva di erogabilità della prestazione da parte dell’Azienda e comunque a non trascrivere prime proposte provenienti da settori del SSN abilitati alla prescrizione diretta”.

 

Dura presa di posizione anche da parte del Sindacato Autonomo sul decreto Lorenzin pubblicato il 20 gennaio che limita l’erogabilità di alcune prestazioni che di conseguenza diventano a totale carico economico dei pazienti. “Tutte le nostre obiezioni non sono state prese in considerazione dice Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami - nonostante gli impegni presi. Eppure avevamo puntualmente sottolineato come la norma fosse fuori luogo, da una parte in termini generali come strumento con cui dare un giro di vite su “presunte” inappropriatezze, dall’altra nello specifico per il tipo di prestazioni considerate.”

 

Se pensano di risparmiare - continua Gennaro Caiffa, vice segretario nazionale dello Snami, - sbagliano di grosso perché l’impatto economico sarà molto basso. Di fatto se mettiamo sul piatto della bilancia e i danni che il decreto porrà in essere, l’ago pende per questo ultimo aspetto. Economicamente infatti l’impatto sarà molto basso mentre enormi saranno gli effetti negativi come la negazione dei diritti dei pazienti ad avere con il sistema sanitario pubblico una prestazione dovuta e l’incertezza che la categoria medica avrà nel dover prescrivere un accertamento che si ritiene utile per compiere dovutamente un iter diagnostico. Ma l’aspetto più deleterio è quello del rapporto medico-paziente che viene ulteriormente minato dal fatto che siamo noi a dover fare da censori nei nostri ambulatori di fronte a persone” a cui si deve dire che devono pagare quelle prestazioni in una sorta di comunicazione-giustificazione che mal si addice al nostro ruolo.”

 

Per questo motivo - conclude Angelo Testa - il nostro sindacato ha predisposto un cartello da affiggere in sala d’aspetto in cui si informano i nostri pazienti delle novità negative dell’ultimo decreto Lorenzin e che anche noi non ne possiamo più di fare obbligatoriamente i censori conto terzi e come Snami stiamo studiando ulteriori prese di posizione per arginare questa nuova moda della parte pubblica di dettare e limitare dall'alto i corretti iter diagnostici nei confronti dei nostri pazienti”.