Gb, ricerche sugli embrioni umani ogm. Ipotesi anche in Italia

Redazione DottNet | 01/02/2016 20:36

Non sarà a fini riproduttivi, ma c'e' chi teme incubo eugenetica. In Italia se ne discuterà il 22 marzo prossimo

Potrebbe aprirsi anche in Italia la possibilità, oggi autorizzata per la prima volta in Gran Bretagna, di effettuare ricerca genetica su embrioni non utilizzabili per una gravidanza. Si discuterà infatti il prossimo 22 marzo in Corte Costituzionale l'articolo della Legge 40 che prevede il divieto di qualsiasi tipo di sperimentazione sugli embrioni. E' quanto rende noto è Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la Libertà di ricerca scientifica. "Nel nostro Paese - sottolinea - si tutelano cellule che non potranno dare luogo a una gravidanza piuttosto che i diritti di persone che hanno malattie per cui non esiste una cura o coppie che desiderano un figlio e non riescono ad averlo".

La notizia che l'Autorità per la fertilità e l'embriologia del Regno Unito ha autorizzato scienziati a modificare geneticamente embrioni non utilizzabili per una gravidanza perché potrebbero determinare aborti "è importantissima", secondo l'avvocato Gallo che difende insieme a Gianni Baldini le coppie italiane in attesa della sentenza della Consulta. "Questi studi serviranno magari proprio per cercare di capire perché non sono utilizzabili e contribuiranno a prevenire aborti e migliorare la fertilità". Gli embrioni sovrannumerari dichiarati in stato di 'abbandono' che giacciono nei vari centri di fecondazione assistita italiani sono circa 3.000: se cadesse il divieto previsto dall'art. 13 comma 1 della Legge 40 potrebbero essere impiegati per la Ricerca. Ricerca che in Italia "si fa ma solo staminali embrionali importate dell'estero".

Il ricorso sullo stesso divieto era già stato rigettato, a giugno, dalla Corte europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo per motivi di metodo. In quel caso era stato presentato da Adele Parrillo, una delle 'vedove di Nassiriya' e la Corte Edu aveva obiettato la mancanza del consenso per la donazione alla ricerca da parte del marito. "Abbiamo già chiesto al Governo italiano di intervenire in materia senza attendere il parere dei giudici, ma non abbiamo ottenuto risposta", conclude l'avvocato Gallo.

 

La Gran Bretagna fa cadere un'altra barriera sulla frontiera fra genetica e morale. L'Autorità per la fertilità e l'embriologia del regno (Hfea) ha autorizzato un team di scienziati - per la prima volta in assoluto, quanto meno in Europa - a condurre esperimenti di modifica genetica di embrioni umani: seppure non destinati alla riproduzione.

Il via libera ai test, che dovrebbero partire in estate, vale per il Francis Crick Institute di Londra. L'unico limite invalicabile e' stato fissato in base alla legge britannica, che gia' da qualche tempo permette la ricerche sugli embrioni a patto che questi non vengano impiantati per una gravidanza. A chiedere il placet, come riportato dalla Bbc fin da gennaio, era stata Kathy Niakan, che da decenni si occupa al Francis Crick Institute di studi sull'infertilita' e mira a chiarire l'origine di forme ricorrenti di aborto spontaneo. "La ragione per cui questo obiettivo e' cosi' importante e' legata al fatto che aborti spontanei e infertilita' sono estremamente comuni, ma non ben compresi", aveva affermato Niakan a giustificazione del suo progetto. L'esperimento dovrebbe coinvolgere nella fase iniziale 20-30 embrioni.

Su 100 ovuli fecondati, aveva spiegato la ricercatrice, meno di 50 raggiungono lo stadio di blastocisti, con circa 200-300 cellule, mentre appena 13 arrivano al terzo mese. Per capire cosa determini tali differenze verra' usata ora una tecnica denominata 'Crispr', una sorta di 'taglia e incolla' del Dna in grado di 'spegnere' un gene alla volta per verificare quali siano quelli fondamentali per lo sviluppo. Si punta ad arrivare "a miglioramenti nella fecondazione assistita, oltre a una maggiore comprensione dei primissimi stadi dello sviluppo".

Le polemiche in ogni modo non mancano di fronte a una svolta che in Italia sarebbe impossibile (e' vietata espressamente dalla legge 40), ma che anche in Paesi in cui la normativa e' meno severa va oggi ben oltre il limite del lecito: aprendo le porte non soltanto all'uso a fini scientifici dell'essere umano, ma al concetto di embrione geneticamente modificato. Tanto da far immaginare per un avvenire non piu' lontano la prospettiva inquietante di bambini ogm, 'resistenti' a certe malformazioni e tuttavia concepiti di fatto 'su misura' in laboratorio.

I precedenti conosciuti nel mondo sono almeno due. Il primo risale all'autunno 2007 (ma trapelo' sui media solo nella primavera del 2008) quando negli Usa, alla Cornell University di New York, l'equipe guidata da Zev Rosenwaks realizzo' alla chetichella, con finanziamenti privati e senza dover rispondere alla legge federale americana, un esperimento pionieristico su "un embrione inutilizzabile per tecniche di fecondazione assistita", con l'obiettivo dichiarato di impiegarlo nello studio sulle cellule staminali, e subito dopo lo distrusse. Il secondo e' stato annunciato invece l'anno scorso in Cina, dove un embrione umano risulta essere stato manipolato (per tentare di correggere un gene che provoca una malattia rara) da specialisti dell'Universita' Sun Yat-sen di Guangzhou: ricerca, quest'ultima, portata avanti sulla base di non meglio precisate "linee guida" redatte dalle autorita' di Pechino, ma non di specifici permessi d'un organismo di controllo, e poi pubblicata dalla rivista 'Protein and Cell' dopo essere stata rifiutata dalle autorevoli 'Science' e 'Nature' pare per "motivi etici".

In difesa della decisione assunta a Londra, e' intervenuto oggi il professor Robin Lovell-Badge, uno dei consulenti scientifici dell'Hfea, secondo il quale l'intenzione non e' in effetti esplorare territori da film di fantascienza. Almeno non per ora. Ricordando il precedente cinese, Lovell-Badge ha sottolineato del resto come in Gran Bretagna la procedura sia stata vagliata attraverso "un adeguato sistema di regole" e approvata da un'autorita' pubblica ad hoc sulla base di protocolli definiti e con precisi paletti. 'Garanzie' che pero' non convincono tutti. "Questa ricerca - replica David King, direttore dello Human Genetics Alert - consentira' in realta' agli scienziati di affinare le tecniche necessarie alla creazione di neonati modificati geneticamente. Ed e' quindi solo la prima tappa verso un futuro mercato dell'eugenetica".

 

fonte: ansa

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