Medico fiscale: custode della salute e del bilancio

Redazione DottNet | 12/02/2016 11:52

Il medico fiscale, custode della salute dei lavoratori e del bilancio dello Stato.

I controlli sullo stato di malattia ridotti al lumicino. Per l’Associazione Nazionale Medici Fiscali le indennità di malattia risarcite dall’Inps gravano sull’intera collettività e l’individuazione di chi le percepisce senza averne diritto si traduce in un notevole risparmio erariale.

La realtà lavorativa dei 1250 medici di controllo dell’Inps, professionisti con un’età media di circa 50 anni, è uno stato di assoluto precariato che persiste dalla nascita della medicina fiscale in Italia. Nel 1996 vennero istituite le cosiddette liste speciali, dalle quali attingere i sanitari preposti all’attività di controllo sui lavoratori del settore privato assenti per malattia, ma contestualmente furono stabilite tali  e tante incompatibilità da impedire di fatto ai medici fiscali non soltanto di poter rivestire altri incarichi, ma anche di poter frequentare le scuole di specializzazione.

La scarsa conoscenza della disciplina della medicina fiscale può indurre a rendere invisa la figura del medico che opera in questa attività, erroneamente ritenuto un controllore dell’assenteismo anziché coadiutore della salute. L’effettivo compito svolto è molto più complesso, fondato in primis sulla tutela del lavoratore in malattia e sulla salvaguardia degli interessi della comunità. Può essere utile ricordare a questo proposito che le indennità di malattia risarcite dall’Inps gravano sull’intera collettività e l’individuazione di chi le percepisce senza averne diritto si traduce in un notevole risparmio erariale.

In tale contesto è facilmente intuibile l’entità del danno provocato ai sanitari ed anche ai comuni cittadini dalla decisione unilaterale presa dai dirigenti Inps a partire dal primo maggio del 2013, di azzerare la richiesta delle visite di controllo d’ufficio.

A quel periodo di oscurità totale per i medici coinvolti, seguì uno spiraglio di apertura da parte dell’Inps, con la ripresa dei controlli, purtroppo con una percentuale di visite assegnate intorno all’1% rispetto all’attività precedentemente svolta e con criteri incomprensibili di distribuzione delle stesse sul territorio, tali che ,in alcune aree geografiche, l’azione di controllo è ormai volutamente simbolica. 

L’Ente Previdenziale giustificava il proprio operato adducendo come motivazione i tagli imposti dalla spending review, dimenticando che la spesa prevista per la medicina fiscale era sempre risultata tra quelle ritenute necessarie.

Di fronte all’assoluta indifferenza dell’INPS nei confronti della situazione dei propri medici di lista, costretti ad una reperibilità giornaliera gratuita, raramente gratificata dall’assegnazione delle visite ed impossibilitati allo svolgimento di altri lavori, è stato profuso un grande impegno da parte di tutti i protagonisti  coinvolti a vario titolo nella medicina fiscale per conciliare le diverse opinioni, grazie alla mediazione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, che ha ritenuto opportuno intervenire a tutela dei diritti dei propri iscritti.

 

Fonte: ANMEFI