Ibrutinib: una valida opzione terapeutica per la cura delle leucemie

Oncologia | Medical Information Dottnet | 15/02/2016 15:33

Il farmaco è risultato superiore al clorambucile nel trattamento della leucemia linfatica cronica e del piccolo linfoma linfocitico.

La leucemia linfatica cronica (LLC) è risultata frequente soprattutto nelle persone anziane che spesso presentano condizioni coesistenti in aggiunta all'immunosoppressione correlata alla malattia e alla mielosoppressione.

E’ stato effettuato lo studio internazionale, open-label e randomizzato, di fase 3 per confrontare, l’ibrutinib e il clorambucile, due agenti terapeutici orali, in pazienti anziani non sottoposti a precedenti trattamenti e affetti da LLC o piccolo linfoma linfocitico (PLL).

Un totale di 269 pazienti, precedentemente non trattati, con età a partire da 65 anni e LLC o PLL sono stati assegnati in modo casuale a ricevere ibrutinib o clorambucile.

L'endpoint primario è stato la sopravvivenza in assenza di progressione.

L'età media dei pazienti era di 73 anni. Durante un periodo di follow-up medio di 18.4 mesi, l’ibrutinib ha determinato una sopravvivenza in assenza di progressione significativamente più lunga del clorambucile, con un rischio di progressione o morte più basso con ibrutinib in confronto al clorambucile (rapporto di rischio, 0.16; p<0.001). L’ibrutinib ha significativamente prolungato la sopravvivenza complessiva; la percentuale di sopravvivenza stimata a 24 mesi è stata del 98% con ibrutinib rispetto all’85% con clorambucile, con un rischio relativo di morte più basso dell’84% nel gruppo trattato con ibrutinib rispetto al gruppo che ha assunto il clorambucile (rapporto di rischio, 0.16; p=0.001). Il percentuale di risposta globale è risultata superiore con ibrutinib rispetto al clorambucile (86% rispetto a 35%, p<0.001). Le percentuali di aumento sostenuto dei livelli di emoglobina e piastrine sono state più elevate con l’ibrutinib.

Gli eventi avversi di qualsiasi grado che si sono verificati in almeno il 20% dei pazienti trattati con ibrutinib, hanno compreso diarrea, stanchezza, tosse e nausea. Gli eventi avversi verificatisi in almeno il 20% dei soggetti trattati con clorambucile hanno incluso nausea, affaticamento, neutropenia, anemia e vomito. Nel gruppo che ha ricevuto ibrutinib, 4 pazienti sono stati colpiti da emorragia di grado 3 e 1 paziente da emorragia di grado 4. L’87% dei pazienti che ha assunto ibrutinib ha proseguito il trattamento con il farmaco.

In conclusione, l’ibrutinib è risultato superiore rispetto al clorambucile in pazienti non precedentemente trattati con LLC o PLL, come evidenziato dalla sopravvivenza in assenza di progressione, dalla sopravvivenza globale, dalla percentuale di risposta e dal miglioramento dei parametri ematici.

Riferimenti bibliografici:

Burger JA, Tedeschi A, Barr PM, Robak T, Owen C, Ghia P, Bairey O, Hillmen P, Bartlett NL, Li J, Simpson D, Grosicki S, Devereux S, McCarthy H, Coutre S, Quach H, Gaidano G, Maslyak Z, Stevens DA, Janssens A, Offner F, Mayer J, O'Dwyer M, Hellmann A, Schuh A, Siddiqi T, Polliack A, Tam CS, Suri D, Cheng M, Clow F, Styles L, James DF, Kipps TJ; RESONATE-2 Investigators. Ibrutinib as Initial Therapy for Patients with Chronic Lymphocytic Leukemia. N Engl J Med. 2015 Dec 17;373(25):2425-37.

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