Sanità, 21 arresti in Lombardia: tangenti per 400 milioni

Redazione DottNet | 16/02/2016 22:15

Tumori scambiati per funghi, cure falsate, giri di fatture. La storia delle tangenti lombarde

Questa volta a far tremare la ciclicamente sconquassata dalle inchieste giudiziarie Sanità lombarda è il comparto odontoiatria e ortodonzia che, secondo le indagini della Procura di Monza, aveva una sorta di 'Zarina', Maria Paola Canegrati, amministratrice di varie società del settore, che aveva ottenuto un monopolio nell'assegnazione degli appalti nelle strutture ospedaliere. Un'imprenditrice di successo che, nelle interviste, attribuiva il suo successo "alla fortuna". La sua "fortuna", però, era rappresentata dalla compiacenza retribuita di funzionari pubblici e del consigliere della Lega Nord, presidente della Commissione Sanità in Regione, Fabio Rizzi (sospeso dopo l'arresto dal partito dal segretario Matteo Salvini), e del suo braccio destro Mario Valentino Longo, appartenente allo staff di Rizzi e consulente Erupolis, società riconducibile alla Regione.

 

Tutti arrestati (21 i provvedimenti complessivi) dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Milano. Rizzi, è emerso dalle indagini, ebbe interamente pagata dalla Canigrati la campagna elettorale del 2013 che lo portò in Consiglio Regionale. Il quadro scaturito dall'inchiesta del procuratore aggiunto Luiza Zanetti e del pm Manuela Massenz è quello di appalti truccati e gestione dei servizi con qualità tendente al ribasso e un sistema teso a spingere gli utenti a preferire le prestazioni a pagamento invece di quelle del servizio sanitario nazionale. Un giro di affari per 400 milioni di euro in dieci anni, incentrato sull'esternalizzazione dei servizi odontoiatrici o collaborazioni in vari ospedali lombardi.

 

Partecipi dell' associazione anche le compagne di Rizzi e Longo (entrambe ai domiciliari): sarebbero state intestatarie di quote di società attraverso le quali passavano la "mazzette". Riguardo l'ex senatore leghista e il suo braccio destro, il gip Emanuela Corbetta formula un giudizio impietoso: parla di condotte che destano "particolare allarme", mentre i due "hanno fatto del potere politico lo strumento per accumulare ricchezze, non esitando a strumentalizzare le idee del partito che rappresentano, a intimidire facendo valere la loro posizione, chi appare recalcitrante alle loro pretese". Tra appalti 'incriminati': le gare bandite dalle Aziende Ospedaliere "Istituti Clinici di Perfezionamento" (del 2015, da 45 milioni di euro); quelli dell' "Ospedale di Circolo di Busto Arsizio" (del 2014, da 10 milioni di euro).

 

Per permettere alla Canegrati di aggiudicarsi i servizi odontoiatrici a Vimercate (un appalto da 100 milioni di euro per dodici ambulatori), secondo l'accusa si sarebbero adoperati la direttrice amministrativa Patrizia Pedrotti (ex direttrice di odontoiatria), due funzionari interni, l'ex direttore generale Piero Caltagirone e l'ex direttrice amministrativa Isabella Galluzzo. Scosso il mondo politico lombardo, soprattutto i leghisti: "Sono molto incazzato per quello che è successo, fermo restando la presunzione di innocenza e la fiducia nella magistratura - commenta Roberto Maroni, presidente della Regione - Fermo restando che stiamo leggendo gli atti e verificando nel dettaglio le imputazioni il mio primo sentimento è di stupore e di grande delusione se le accuse fossero confermate nei confronti di Fabio Rizzi. Ad ogni modo non abbiamo nessuno da difendere, chiunque abbia sbagliato mi risponderà''. "Bisogna rescindere fortemente il rapporto fra la politica e la sanità. Maroni deve prendere atto che non è riuscito a garantire discontinuità con il passato e l'unico modo per farlo a questo punto è di andare alle elezioni", ha detto il segretario lombardo del Pd Alessandro Alfieri. E le opposizioni stanno preparando una mozione di sfiducia nei confronti di Maroni.

 

Liste d'attesa gonfiate e una serie di trucchi per far credere ai pazienti che una prestazione nel privato sarebbe costata soltanto poco più che una nel pubblico. E' il sistema "truffaldino", portato avanti ai danni del "cittadino privo di qualsiasi tutela" e grazie a "rapporti confidenziali, amicizie, corruzioni" e il "forte sostegno della politica", che emerge dagli atti dell'inchiesta della Procura di Monza. Nelle carte delle indagini, infatti, viene ricostruito come avrebbe operato anche a scapito degli "utenti", tra presunte mazzette e appalti pilotati in molti ospedali lombardi, la presunta associazione per delinquere capeggiata da Maria Paola Canegrati "amministratrice di diritto e di fatto di un complesso sistema societario attivo nel campo dell'odontoiatria".

 

E all' interno di quello che sia il pm Manuela Massenz che il gip Emanuela Corbetta definiscono "sistema Canegrati", anche le compagne di Rizzi e del suo stretto collaboratore Mario Longo (anche lui finito in carcere) avrebbero avuto un ruolo: "prestanome" per incassare le 'stecche'. In particolare, la compagna di Longo avrebbe emesso, scrive il gip, "periodicamente fatture relative a consulenze inesistenti nei confronti della Servicedent srl" dell'imprenditrice e avrebbe rivestito "il ruolo di socia e amministratrice unica della Spectre srl, società riconducibile a Longo e a Rizzi e socia al 50% della Sytcenter srl".

 

E "socia della Spectre srl" sarebbe stata anche la compagna di Rizzi. In un "sistema" del genere, poi, spiega il gip, la gestione "degli ambulatori odontoiatrici" era "organizzata con modalità tali da favorire il ricorso, da parte del privato cittadino, alle prestazioni in regime di solvenza (privato, ndr), talvolta con modalità tali da indurre l'utente in errore in ordine all' impossibilità di ottenere la prestazione tramite il pagamento del solo ticket sanitario o, addirittura, gratuitamente". Per convincere i pazienti a scegliere le prestazioni nel privato sarebbero stati utilizzati due modi: creare "artificiosamente liste d'attesa in realtà inesistenti" e indurre "il paziente a ricorrere alla prestazione a pagamento nella convinzione che il costo del ticket sanitario sarebbe di poco inferiore".

 

Il primo metodo Canegrati lo spiega così in una telefonata: "Noi, allora, sposteremo la maggior parte dell'attività sulla solvenza, e faremo delle liste d'attesa (...) che vanno alle calende greche". Il secondo, invece, emerge da un'altra intercettazione del 25 marzo 2014: "La quota del ticket arriverebbe a costare verosimilmente quanto ci costa in solvenza, e quindi gli possiamo dire ... allora col ticket costa per dire quaranta euro, senza ticket costa quarantacinque però ce l'ha subito ... capito?". In un'altra telefonata, tra l'altro, Canegrati si rallegrava per la nuova nomina di Rizzi: "Ho sentito Longo stamattina... m'ha detto... 'allora.. il Senatore Rizzi è stato ufficialmente nominato come l'interlocutore per la sanità dal Presidente Maroni...' G'ho dit (gli ho detto, ndr) 'congratulazioni'. Adesso questo qui s'è fatto fare questa... Progetto dentiere pazienti anziani... el ciapa utantamila euro l'ann (prende ottantamila euro l'anno, in dialetto ndr)".

 

In una telefonata lo stesso Longo spiega che quel progetto di 'odontoiatria sociale' degli Istituti Clinici di Perfezionamento "è stato fortemente pubblicizzato da Rizzi e dallo stesso Maroni". Se poi la stessa Canegrati in un'intercettazione racconta di aver "dato un sacco di soldi a un sacco di gente", dagli atti viene a galla anche un presunto caso di malasanità: un ex primario dell'ospedale Niguarda di Milano avrebbe segnalato che una paziente affetta da un "tumore del cavo orale" era stata curata come se avesse "un semplice fungo" da un medico poi "collocato a capo del centro odontoiatrico". E proprio per questa sua segnalazione gli sarebbero stati tolti "i compiti di controllo sull'operato del centro".

 

Fu proprio Pietro Caltagirone, allora direttore sanitario del Fatebenefratelli, e ora destinatario di un provvedimento di obbligo di dimora nell' ambito dell'inchiesta di Monza sul malaffare nel campo dell' odontoiatria lombarda, a fare scoppiare uno degli scandali più grossi nel mondo della sanità ai tempi di Mani Pulite. Aveva collaborato con la Procura di Milano, fornendo carte e cartelle cliniche e consentendo di arrestare, nel 1994, Sergio Caneschi, primario craxiano della neurochirurgia dell'ospedale di Corso di Porta Nuova e alcuni suoi collaboratori accusati di aver dirottato i pazienti dal pubblico al privato dove i costi degli interventi in alcuni casi erano proibitivi.

 

Quello del dirottamento dei pazienti dal pubblico al privato fu uno dei temi delle inchieste dei pm milanesi a cui si aggiungono, ovviamente, quello delle tangenti versate in cambio degli appalti e forniture negli ospedali e nelle case di riposo, compresa la vicenda del Pio Albergo Trivulzio che con l'arresto di Mario Chiesa diede il via alla stagione di tangentopoli. E proprio perché la sanità da sempre è considerata il 'bancomat' di imprenditori, politici, qualche medico e amministratori di Asl e Aziende Ospedaliere, molte sono state le inchieste dei pm milanesi.

 

Si va da quella sulle 'Mense d'oro' agli Icp-Mangiagalli, al caso 'Lastre Pulite' con al centro il medico Giuseppe Poggi Longostrevi che, alla fine degli anni '90, portò alla richiesta di processo per 305 medici. E ancora, la vicenda delle 'cartelle cliniche' e diagnosi 'gonfiate' per far lievitare i rimborsi alla Multimedica e al San Raffaele e poi le irregolarità negli appalti per informatizzare il Niguarda per il quale Caltagirone è stato condannato definitivamente. Vanno citate poi un'indagine datata 2002 su mazzette versate ad alcuni tra gli amministratori sempre degli Icp in cambio di appalti per le pulizie e la lavanderia e quella, negli anni successivi, che ha portato sotto processo l'ex ministro della salute Girolamo Sirchia.

 

Da ricordare il caso Santa Rita con al centro l'ex primario Pier Paolo Brega Massone e gli interventi non necessari - al punto da essere imputato e condannato anche per omicidio - ed eseguiti al fine di gonfiare i rimborsi da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Tra le più recenti ci sono le indagini sulla Fondazione Maugeri, vicenda per cui è imputato anche l'ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, il quale è coinvolto anche in una tranche dell'inchiesta che riguarda, tra gli altri, l'ex consigliere regionale Massimo Guarischi. Infine, l'ultima, in ordine di tempo: quella che in autunno ha portato in carcere l'ex vice presidente della Lombardia e numero due di Roberto Maroni, Mario Mantovani.