Dal Corriere della Sera: Medici: quando in pensione?

Redazione DottNet | 11/01/2009 09:48

medicina pensione previdenza

Alberto Scanni*

E' di qualche giorno fa la notizia che in Senato è passato un emendamento al disegno di legge Brunetta che dà ai primari ospedalieri (oggi chiamati direttori di struttura complessa) la possibilità di restare in servizio fino 70 anni, equiparandoli ai professori universitari che godono di questo vantaggio.
 

Non si vuole qui interferire sulle carriere universitarie, anche se ci sarebbe molto da discutere, ma riflettere su questo emendamento (che dovrà avere un ulteriore passaggio alla Camera per la approvazione definitiva), fortemente voluto da una parte maggioritaria della classe primariale che vede mal volentieri il suo pensionamento previsto alla "tenera" età di 67 anni.
Quali sono le ragioni del voler restare in servizio così a lungo? Tra i motivi ipotizzabili vi è il rammarico di perdere uno "status" che comporta, tra l'altro, l'esercizio di un potere, il non sentirsi più utili e, non ultimo, il non avere alternative.
Gli interessati legano il loro restare alla necessità di non perdere un professionista di valore e di esperienza che si sente ancora vitale, ma le ragioni principali sono fondamentalmente quelle sopraddette. A nessuno infatti si nega di poter continuare a prestare la propria opera negli ospedali come volontario, e/o a svolgere attività didattica per medici e infermieri; inoltre, se proprio vi è la necessità, è possibile conferire una consulenza al di fuori di un coinvolgimento diretto nella gestione dei reparti che prima lo vedevano primario.
Bravo primario è colui che negli anni ha saputo creare un gruppo, ha saputo costruire una scuola e ha preparato la successione senza paura di trasferire cultura, competenze e capacità organizzative agli assistenti, che ha fatto emergere le varie professionalità aiutando i collaboratori a scegliere una propria strada.
Opportuno, inoltre, sarebbe che l'interessato si fosse costruito nel tempo un'alternativa, che permettesse a lui di sentirsi ancora utile e produttivo anche in aree non necessariamente sanitarie. Se così si opera, l'uscita sarà "nobile" e si resterà, anche fuori dalla struttura, punto di riferimento e di saggezza per la squadra rimasta.

*Dir. gen. Fondazione IRCCS Ist. tumori – Milano