Confcommercio: tasse su imprese +248% in venti anni

Redazione DottNet | 22/02/2016 14:37

ll gettito derivante dalla tassazione locale è cresciuto da 30 a 103 miliardi di euro, mentre quella centrale è passata da 228 a 393 miliardi (+72%)

In vent’anni la pressione delle tasse locali su imprese e contribuenti è cresciuta del 248%, sino a rappresentare l’anno scorso il 15% dell’intera fiscalità diretta. Lo rivela una ricerca Confcommercio-Cer presentata nei giorni scorsi a Roma: tra il 1995 e il 2015, dicono i dati, il gettito derivante dalla tassazione locale è cresciuto da 30 a 103 miliardi di euro, mentre quella centrale è passata da 228 a 393 miliardi (+72%). In particolare, dal 2011 al 2015 le imposte sugli immobili sono cresciute del 143% e la tassa sui rifiuti del 50%. Qualche miglioramento dovrebbe invece arrivare nel biennio 2016-17, grazie soprattutto all’abolizione dell’imposizione sulla prima casa: il peso della tassazione locale dovrebbe scendere al 5,5% del Pil, quello delle imposte dirette locali resterebbe invece restare fermo all’attuale tasso (2,2% del Pil) per poi scendere di due decimi soltanto nel 2017.

Come sempre, dietro alle medie nazionali si celano poi differenze locali anche consistenti. Un contribuente con imponibile Irap e Irpef pari a 50mila euro, infatti, se risiede a Roma paga oltre 2mila euro in più all'anno rispetto a un trentino, mille in più di un milanese e 1.550 in più di un fiorentino. Disparità analoghe sulle aliquote Irap: a fronte di un reddito lordo di 24mila euro, un cittadino lucano si ritrova dopo il pagamento delle imposte con 19.601 euro netti; un pugliese 19.561 euro, un calabrese 19.441. «La differenza massima» conclude lo studio «è di quasi 160 euro all’anno»

 

fonte: federfarma

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