Contratti Pa divisi in due, parte comune e speciale. Sanità invariata

Redazione DottNet | 22/02/2016 21:57

Studio Fimmg, +750mila giornate di assenza in un anno. Tanti i venerdì

Tutto il pubblico impiego finirà in quattro blocchi a cui corrisponderanno altrettanti contratti. Ma se il ministeriale finirà con l'agente del fisco e la maestra con il ricercatore non per questo tutte le regole saranno uguali. E in ballo non c'è solo lo 'status', la qualifica ma si tratta soprattutto, di una questione salariale. Ecco che il ministro della P.A, Marianna Madia, immagina un contratto articolato in una "parte Comune" e in una o più "parti Speciali".

 

C'è però un altro nodo da scogliere per arrivare a siglare l'accordo sui comparti, indispensabile per passare ai rinnovi: si deve mettere a punto il meccanismo per ricalibrare la rappresentanza sindacale, fin qui tarata su undici settori. E' chiaro come gli accorpamenti diluiscano voti e deleghe, con le piccole sigle a rischio. Il ministro allora invita a trovare "soluzioni per favorire tempestivi processi di aggregazione o riorganizzazione" tra sindacati.

 

Con le regole attuali ha diritto a prendere parte ai negoziati solo quell'organizzazione che superi il 5% tra voti e deleghe, mentre per avere un ruolo da Confederazione serve centrare i requisiti minimi in due comparti diversi. Non è questa però l'unica novità del giorno sul fronte P.a, la Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg), incrociando dati Inps e della Ragioneria Generale dello Stato, rileva come i giorni di malattia sono in costante aumento, in particolare le assenze di un solo giorno e in prossimità dei festivi, tanto che sono state 750.000 le giornate di malattia in più nel 2014 rispetto al 2013 per un costo di circa 100 milioni.

 

Ma a colpire sono soprattutto le 'microassenze' sotto i 3 giorni: nel pubblico rappresentano 63% dei casi contro il 44% nel privato, e spesso evidenziano la tendenza ad 'allungare il weekend'. Tornando alle vicende contrattali, Madia ha messo nero su bianco le indicazioni nell'atto inviato all'Aran, che rappresenta il Governo al tavolo dove le trattative vanno avanti e dove lo stesso ministro vede "concrete possibilità" per una conclusione "positiva", senza, tiene a sottolineare nel documento, "nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica". Il primo tassello è quindi la riduzione dei comparti della P.A da undici a quattro.

 

Il ministro sancisce la cifra a cui si dovrà arrivare con l'intesa senza però aggiungere nulla sulla composizione. La versione maggioritaria vedrebbe ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici (come Inps e Inail) finire nel 'compartone' dei poteri centrali. Niente cambierebbe invece per i poteri locali e per la sanità. Gli altri accorpamenti toccherebbero invece scuola, ricerca, università e conservatori, settori ora distinti che confluirebbero nel blocco della conoscenza. Ora se il comparto della P.A. centrale presenta profili abbastanza, pur se non completamente omogenei, tante, spiegano fonti sindacali, sono le differenze nel neo 'hub' della conoscenza: ad esempio solo gli insegnati hanno gli scatti di anzianità. Per salvaguardare le specificità la soluzione sarebbe offerta dalle sezioni. In altre parole, come si ritrova nell'atto della Madia, il contratto così "potrà prevedere norme differenziate tra lavoratori appartenenti allo stesso comparto".

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato