Intervista con Franco (Andrologi): nuove prescrizioni e farmaci

Redazione DottNet | 23/02/2016 21:18

Il presidente della Società di andrologia parla delle nuove norme Aifa sulla prescrizione del testosterone e sui nuovi farmaci

Giorgio Franco è il presidente della Società italiana di Andrologia nonché professore associato nel settore scientifico disciplinare Urologia (MED/24) presso il Dipartimento di Scienze Ginecologiche Ostetriche e Scienze Urologiche della Facoltà di Medicina e Odontoiatria della Sapienza Università di Roma. Ha al suo attivo oltre 250 pubblicazioni ed è Field editor della rivista  JAS (Journal of Andrological Sciences). Reviewer per la rivista European Urology, Journal of Urology e JAS (Journal of Andrological Sciences).

 

 Nelle settimane scorse l'Aifa ha stabilito che tutti i medicinali a base di testosterone potranno essere venduti solo con ricetta non ripetibile e limitativa, cioe' su prescrizione di centri ospedalieri o di alcuni specialisti, quali endocrinologo, urologo e andrologo per l'uomo, e in aggiunta per la donna oncologo e ginecologo. Che cosa ne pensa?

 

Con la nuova disposizione c'è un'estensione che di fatto ne amplia la possibilità di prescrizione che prima era limitata. Resta comunque l'attenzione da parte delle società scientifiche coinvolte perché non venga utilizzato impropriamente ovvero in assenza di sintomi clinici.

 

Forse perché è un farmaco che ha molte controindicazioni?

 

C'era l'ipotesi che il testosterone potesse provocare problemi cardiaci, ma nell'ottobre 2014 il Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (Prac) dell'Agenzia europea per i medicinali (Ema) aveva concluso, dopo una revisione dei dati, che non vi fossero prove di un sistematico aumento del rischio cardiaco negli uomini con deficit. Il farmaco va utilizzato solo in caso di reali problemi e non come una sostanza per ringiovanire (come accade negli Usa n.d.r.).

 

Già, ma intanto l'avvento di nuovi prodotti consente a molti di avere una sana vita sessuale nonostante l'età avanzata

 

In Italia oltre 3 milioni di persone sono afflitte da deficit di erezione: da quando sono stati messi in commercio farmaci ad hoc abbiamo potuto trattare con successo molto pazienti che di fatto stanno vivendo una seconda giovinezza. Altri farmaci importanti sono quelli contro l'eiaculazione precoce, problema di cui soffrono oltre 5 milioni di italiani.

 

Ma gli italiani hanno vinto la ritrosia ad andare dall'andrologo?

 

Lentamente ma il cammino è ancora lungo. Il maschio italiano è pigro o pauroso: in tal senso la nostra società è impegnata con una serie di campagne di prevenzione per far conoscere al cittadino le possibilità di cure per i problemi più delicati.

 

Andrologi e altri specialisti: avete sinergie con altre categorie mediche?

 

Soprattutto con i medici di famiglia, i primi ad intercettare le necessità del paziente affetto da disfunzione erettile, per esempio, Non a caso, in vista del fertility day in programma il 7 maggio, stiamo mettendo a punto un programma di formazione per i medici di base. Abbiamo contatti anche con i geriatri in merito ad azioni comuni. Ma abbiamo un occhio di riguardo anche nei confronti ei pazienti nei confronti ei quali abbiamo promosso e stiamo promuovendo diverse campagne d'informazione.

 

Il Servizio Sanitario Nazionale come assiste i pazienti andrologici?

 

I farmaci vengono erogati in esenzione solo in seguito ad importanti interventi chirurgici, problemi midollari o handicap. Per il resto è tutto a carico del cittadino. Le protesi vengono erogate dopo un'attesa, nel pubblico, che arriva ad un anno, molto meno nel privato con un costo molto variabile in base alle strutture. Ecco, qui occorre fare di più perché spesso i destinatari sono persone giovani che non vanno private di una sana vita sessuale.

 

 

Silvio Campione