Si studia maxi-taglio tasse, giù anche l'Irpef

Professione | Redazione DottNet | 28/02/2016 20:03

L'inizio della riduzione della pressione fiscale sull'Ires, rimane fissata per il primo gennaio 2017

Un maxi-taglio delle tasse, magari da anticipare tutto al 2017, per completare la riduzione del carico fiscale annunciata e in parte già avviata in questi primi due anni di governo. E' il piano che accarezza il premier Matteo Renzi, dopo aver siglato la tregua con il presidente della commissione Ue, Jean Claude Juncker. E che si giocherà tutto sul filo della flessibilità sui conti che l'esecutivo conta di vedersi concedere da Bruxelles anche per il prossimo anno. Già nella conferenza stampa di fine anno il premier aveva lasciato intendere di avere in mente un piano più corposo del solo taglio dell'Ires, spiegando però che era troppo prematuro entrare nei dettagli, anche per non "sconvolgere Padoan", visto che in ogni caso la discussione, aveva detto, sarebbe entrata nel vivo solo "nell'estate 2016".

 

Ora che il clima è cambiato e che anche in Europa si comincia a parlare più di crescita che di austerity, si potrebbero quindi creare le condizioni per accelerare su uno dei cavalli di battaglia di Renzi, il taglio delle tasse appunto. Bisogna però muoversi con cautela anche perché, spiega il responsabile economico del Pd Filippo Taddei, "non è adesso il momento delle decisioni". Certo c'è tutto l'interesse "a vedere quanto possiamo accelerare un percorso che comunque è già in atto" e che vede "una riduzione strutturale da oltre 23,5 miliardi già attuata" - 10 con gli 80 euro, 5 di Irap, circa 5 tra Tasi, Imu anche per agricoltura e imbullonati e 3,3 di Ires - cui si aggiungono "altri 5 miliardi di interventi per il solo 2016" tra maxi-ammortamenti e decontribuzione".

 

I prossimi interventi, aggiunge, sono quelli già resi pubblici, "l'Irpef per il 2018 e quello che possiamo fare per ridurre il costo del lavoro a tempo indeterminato per tutti in modo strutturale". Ma "per ora dire se e quando - ribadisce - è prematuro" perché "prima bisogna vedere gli spazi che ci sono". E con la crescita meno brillante di quanto ci si poteva aspettare solo qualche mese fa, infatti, l'Italia con le sue sole forze non sarebbe in grado di anticipare il programma di abbattimento delle tasse, mantenendo allo stesso tempo il processo di aggiustamento dei conti verso quell'obiettivo di medio termine, il pareggio di bilancio, già fatto slittare due volte. Per questo diventa indispensabile spuntare nuovi margini sul deficit anche per il 2017.

 

Il rapporto tra l'indebitamento netto e il Pil con la nota di aggiornamento al Def di ottobre è stato fissato all'1,1% nel 2017 e la Commissione, in via informale, avrebbe fatto sapere di essere disposta a concedere ancora uno 0,2%. L'obiettivo del governo sarebbe invece quello di portarlo almeno attorno al 2%, sfruttando i circa 15 miliardi di flessibilità per tagliare le tasse. In campo peraltro c'è già un intervento da circa 18 miliardi tra sterilizzazione delle clausole di salvaguardia (per circa 15 miliardi) e riduzione dell'Ires dal 27,5% al 24% come già previsto con la legge di Stabilità di quest'anno. Un ulteriore sforzo sull'Irpef, potrebbe portare il pacchetto ad un totale di circa 30 miliardi.

 

"L'inizio della riduzione della pressione fiscale sull'Ires, rimane fissata per il primo gennaio 2017", assicura il viceministro dell'Economia Enrico Morando, aprendo alla possibilità che si possa anche incominciare a intervenire sull'Irpef anche se, precisa, "adesso è presto per dirlo". Ma "non escluderei - aggiunge - che sia possibile se le cose dovessero andare un po' per il verso giusto, anticipare iniziative che oggi programmiamo per il 2018 al 2017". Se poi si interverrà sugli scaglioni o in altro modo, si vedrà "successivamente, quando saremo in grado di ipotizzare concretamente l'intervento".

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