Cricelli (Simg): tra appropriatezza e convenzione mmg in crisi

Redazione DottNet | 07/03/2016 11:42

Il presidente della Simg si dice convinto che il decreto appropriatezza, almeno così com'è, non avrà seguito. Il rinnovo della convenzione dipenderà dal contratto per il pubblico impiego

Claudio Cricelli è stato riconfermato lo scorso ottobre presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) per il prossimo triennio. I medici della SIMG - aveva affermato per l'occasione Cricelli – hanno la capacità di utilizzare strumenti di valutazione professionale in grado di mostrare i livelli di competenza e di qualità professionale e di garantire una tempestiva valutazione della qualità delle prestazioni erogate. Non serve punire i medici ed è inutile e puerile. Basta chiedere loro di essere valutabili e i medici di medicina generale collaboreranno con piacere e tempestività. La sfida per la qualità rende superato e arcaico il dibattito attuale”. Alla luce di ciò e in vista di importanti scadenze, come il rinnovo della convenzione ma soprattutto il varo di provvedimenti che di fatto penalizzano l'attività del medico di famiglia, abbiamo rivolto alcune domande al presidente della Simg.

 

 

Il decreto appropriatezza resta al centro dell’attenzione per le ricadute che ha sull’attività dei medici di famiglia. Crede ci siano margini di manovra per “accomodarlo”?

 

 

Sicuramente ci saranno ampi margini di manovra. Così com'è configurato è inattuabile perché estremamente cervellotico. Per giunta studiato in un momento di grande trasformazione della sanità. Penso ad esempio alla responsabilità professionale che interessa tutta la categoria e che presto sarà regolamentata in maniera più adeguata. Si tratta di un provvedimento inopportuno e profondamente contraddittorio. Ho buoni motivi per credere che quel decreto sarà messo da parte dalle Regioni in attesa di un meccanismo più sensato. E' evidente che ci sono comportamenti da modificare, ma non è sicuramente questo il modo per realizzare ipotetici risparmi.

 

 

La nuova ricetta telematica è di fatto una rivoluzione: come sta procedendo la prima fase?

 

 

Sta andando, non possiamo dire benissimo o malissimo. Tuttavia va detto che la carta non è scomparsa, anzi è aumentata così come il consumo d'inchiostro. Si tratta, comunque, di un'inevitabile fase transitoria: sono certo che nel giro di un anno, un anno e mezzo il medico potrà muoversi senza portare con sé ricette e altro materiale evitando per giunta inutili lungaggini burocratiche che portano via tempo ai pazienti.

 

 

L’accordo per la medicina convenzionata si sta lentamente avviando: quali sono le sue aspettative?

 

 

Per quello che ne so io procede, ma non mi sembra che le trattative stiano andando nel migliore dei modi. Alla base c'è l'accordo sul pubblico impiego che per il nostro contratto è una pregiudiziale in termini economici: se non si risolve l'annosa questione a monte, è certamente difficile approvare la nuova convenzione. Ed è anche per questo motivo che la nostra professione è allo stremo: siamo gli unici a sobbarcarci dinamiche che riguardano i costi e il contratto pubblico, un'anomalia tutta italiana.

 

 

Insomma da un lato siete liberi professionisti dall'altro dipendenti

 

 

Esatto. E ciò non può funzionare. La nostra è una professione che necessita di investimenti ponderosi che al momento non si vedono. Non è un caso che si stia andando verso l'ennesimo sciopero: non crediamo più alle chiacchiere, i medici hanno bisogno di fatti concreti e un ruolo professionale, non giuridico.

 

 

Di malattie rare se ne discute da tempo. Il primo contatto avviene proprio col medico di famiglia: secondo lei gli Mmg sono preparati ad affrontare queste complesse problematiche?

 

 

Il problema che fa affrontato in termini di risorse pubbliche che mancano sia per quanto riguarda la diagnosi che per le cure.

 

 

Qual è il rapporto tra medico di famiglia e informatore medico-scientifico?

 

 

Abbiamo un rapporto che definirei contraddittorio: per alcune aziende l'informatore resta una figura indispensabile che richiede ancora grossi investimenti mentre per altre l'informazione medico-scientifica è quasi del tutto scomparsa. Ci sono diversi farmaci per i quali non siamo più aggiornati per il semplice motivo che ciò che non possiamo prescrivere, come medici di famiglia, all'azienda non interessa.

 

 

E che cosa comporta in termini pratici?

 

 

Se il paziente viene da me perché il farmaco prescritto dallo specialista gli dà effetti collaterali, io non sono informato sul prodotto. E' una cosa surreale, quasi ai confini dell'illecito perché vengono aggiornati solo i medici che di fatto prescrivono quella medicina e non tutti come dovrebbe essere. Mi sono lamentato con Farmindustria ma finora non ho ottenuto nulla.

 

 

 

Silvio Campione