La gestione dell'influenza da parte del Medico di Medicina Generale

Medicina Generale | Redazione DottNet | 16/01/2009 10:55

 

A. Sessa, Varese - Presidente SIMG Lombardia

In previsione dell’influenza stagionale il medico di medicina generale deve tenere in considerazione i seguenti aspetti: la maggior parte dei soggetti che saranno colpiti dall’infezione è costituita da adulti sani; gli anziani sono tra coloro che possono sviluppare le complicanze più pericolose, nonostante la buona copertura vaccinale; i bambini piccoli (<1 anno di età) presentano la maggior parte delle complicanze che richiedono l’ospedalizzazione; nei pazienti affetti da patologie croniche il tasso di copertura vaccinale risulta non ottimale.L’influenza comporta notevoli ricadute negative sul sistema sanitario nazionale, dal momento che determina un incremento fino al 30% delle visite da parte del medico di medicina generale (MMG) ed un aumento del 50% del ricorso a consulenze mediche presso i dipartimenti di emergenza.

 In particolare, nel corso di un’epidemia influenzale della durata media di due mesi, un MMG deve fare fronte ad un incremento del carico di lavoro che può variare dal 150 al 450%. A causa delle complicanze e dell’eccesso di mortalità ad essa correlate, l’influenza è una patologia da tenere in debita considerazione. Questa virosi respiratoria si propaga rapidamente nelle comunità chiuse, quali famiglie, scuole, ospedali, residenze per anziani, penitenziari e campi di accoglienza, esercitando un notevole impatto in quanto colpisce molte persone contemporaneamente in un ristretto periodo di tempo. Tornando all’eccesso di mortalità, si calcola che in Italia l’influenza stagionale provochi circa 8.000 decessi ogni anno, di cui 1.000 per polmonite ed influenza ed i restanti 7.000 per altre cause. Va sottolineato che l’84% dei decessi riguarda soggetti di età pari o superiore a 65 anni; inoltre, la presenza di una patologia di base costituisce un fattore di rischio per aumentata mortalità, dal momento che, mentre negli adulti sani i decessi per influenza e polmonite sono pari a 2 x 100.000, essi aumentano a 104 x 100.000 in presenza di cardiopatia e fanno registrare un ulteriore marcato aumento (870 x 100.000) nei pazienti affetti sia da cardiopatia che da broncopneumopatia. Tra le diverse opzioni disponibili per la gestione dell’influenza (vaccinazione, terapia sintomatica, terapia antivirale, profilassi post-esposizione e profilassi stagionale con agenti antivirali) la vaccinazione ha la capacità di prevenire la malattia nei soggetti adulti (efficacia del 70-90%) e nell’anziano fragile (30- 40%); l’ospedalizzazione per polmonite da influenza negli anziani (30-70%); la mortalità negli anziani ospiti di residenze protette (80%). La replicazione del virus nell’organismo è massima nelle prime 48 ore della malattia; se impiegati precocemente, i farmaci antivirali sono in grado di ridurre la propagazione del virus (Figura 1) , la durata della malattia e l’intensità dei sintomi.

(Figura 1 )
La somministrazione precoce di oseltamivir permette di ridurre la propagazione del virus dell’influenza

A tale riguardo va sottolineato che dei due farmaci antivirali presenti in commercio, oseltamivir (disponibile in formulazione orale) può essere somministrato anche nel bambino piccolo (di età superiore ad 1 anno) ed è indicato nella profilassi post-esposizione e nella prevenzione stagionale dell’influenza, mentre zanamivir (disponibile in polvere inalatoria) non può essere somministrato ai bambini piccoli e non ha indicazione nella profilassi post-esposizione e nella profilassi stagionale dell’influenza. Pertanto, oseltamivir può essere utilmente impiegato nella profilassi post-esposizione per prevenire l’influenza in ambito familiare; analogamente, alcuni soggetti (ad esempio, coloro che non possono effettuare la vaccinazione o i pazienti in attesa di trapianto) possono avvantaggiarsi della profilassi stagionale effettuata con questo farmaco durante l’epidemia di influenza nella comunità. In questo caso la dose raccomandata di oseltamivir è 75 mg/die per un massimo di 6 settimane. La scelta delle diverse opzioni per la gestione dell’influenza può tenere conto sia del periodo stagionale(mese dell’anno) sia del livello di rischio del paziente (Tabella1).

(Tabella1)
Schema per orientare la scelta tra le diverse opzioni per la gestione dell’influenza in rapporto al periodo dell’anno ed al livello di rischio del paziente

In conclusione, l’influenza è una malattia che si manifesta prevalentemente nel contesto familiare, per cui coinvolge in prima persona la figura del medico di medicina generale al quale la presenza del caso indice nell’ambito della famiglia offre l’occasione per prendere in considerazione il trattamento degli altri componenti del nucleo familiare.
È possibile quindi prevenire l’influenza all’interno della famiglia e talvolta può essere indicata la profilassi stagionale. In ogni caso, i farmaci antivirali per il trattamento e la prevenzione dell’influenza non devono rappresentare un’alternativa alla vaccinazione, ma il loro impiego può essere considerato come un supporto al vaccino stesso.

 

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