Al pronto soccorso in codice verde, muore in un altro ospedale

Redazione DottNet | 17/03/2016 20:00

Relazione dell'Asl: sospetto aneurisma, i medici avevano concordato il trasferimento

Portato al pronto soccorso dell'ospedale Sandro Pertini di Roma nella notte con forti dolori all'addome, gli viene attribuito un 'codice verde', quello per i casi non gravi. Ma morirà poche ore dopo in un altro ospedale, il San Filippo Neri, dall'altra parte di Roma. Era il 14 marzo scorso, aveva 54 anni. Un decesso tutto da chiarire, sul quale la Asl Roma 2 ha subito fatto partire un'inchiesta interna, ma su cui potrebbe lavorare anche l'autorità giudiziaria. La vicenda è stata al centro negli ultimi due giorni di un dibattito in Consiglio regionale del Lazio, dove ieri alcuni esponenti dell'opposizione - tra cui FI, la Destra e M5s - hanno sollecitato la giunta guidata da Nicola Zingaretti a fornire una relazione dettagliata.

 

La Regione ha fatto sapere di aver richiesto alla Asl Roma 2 un audit sulla vicenda, e l'esito è stato illustrato ieri in Aula dall'assessore ai Rapporti col Consiglio Mauro Buschini. "Le aziende Asl Roma 1 e 2 stanno valutando l'eventuale sussistenza di eventuali profili di responsabilità dando la massima collaborazione - ha detto l'assessore - e tenendo conto anche di possibili ed eventuali ingaggi dell'autorità giudiziaria". L'uomo, stando a quanto ricostruito, è arrivato in ambulanza al Pertini a mezzanotte e mezza con "dolori addominali e febbre con vomito". Codice verde. Al pronto soccorso confermano: "Dolore lombare insorto improvvisamente, recente sindrome influenzale". Rilevano la pressione e la frequenza del cuore. Un'ora dopo, all'1,27, la situazione si aggrava: il medico di pronto soccorso rileva nel paziente "un episodio sincopale", pensa possa trattarsi di un aneurisma e lo invia subito alla Tac.

 

Alle 2,30 il medico del pronto soccorso ha in mano il risultato, e chiama il policlinico di Tor Vergata, hub di riferimento, per ricoverarlo a Cardiochirurgia in quella struttura. I due medici però, dopo un consulto, concordano che data la natura della patologia del paziente ('dissecazione di tipo B' dell'aorta, ritengono) il reparto giusto è Chirurgia vascolare, non Cardiochirurgia. Alle 3,15, sempre secondo la relazione della Asl letta in Consiglio regionale, il medico del Pertini fa due cose: invia un fax per chiedere un posto a Chirurgia vascolare e chiama il medico reperibile di Chirurgia vascolare del suo ospedale, che arriva entro i trenta minuti previsti. Il chirurgo valuta il paziente, le immagini radiologiche: le condizioni appaiono "stabili", ma complesse.

 

Il chirurgo del Pertini chiama allora il collega del San Filippo, struttura che ha un centro di riferimento "di maggiore competenza". I due concordano di trasportare il malato, scrivendo sul referto il "sospetto di fissurazione aortica". Il referto viene chiuso alle 4,43 del mattino. Si informa la famiglia del paziente, l'uomo viene messo in ambulanza, a bordo c'è il rianimatore. Il medico del Pertini lo ha preceduto al San Filippo, per parlare con il collega. Le porte della sala operatoria si aprono alle 6 del mattino. Le condizioni del paziente appaiono in quel momento, nuovamente, "stabili". Ma non ce la farà. Entrato di notte in ospedale, non rivedrà mai più il sole.