Lorenzin: l'Intramoenia va regolata ma non abolita

Redazione DottNet | 18/03/2016 23:56

Alzata di scudi da parte dei medici. I numeri in Italia

Fa discutere la proposta del governatore della Toscana Enrico Rossi, giunta attraverso Facebook, di abolire l'intramoenia in quanto "fonte di diseguaglianza e di corruzione". Dai medici arriva una vera e propria levata di scudi e anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin frena: "non va abolita ma regolata". "Il problema che abbiamo avuto in Italia sull'intramoenia - sono le parole del ministro - è che la norma è stata applicata solo in parte, gli ospedali non hanno le strutture per fare gli ambulatori per le visite, la parte internet e il collegamento e la prenotazione controllata dall'ospedale è fatta solo in alcuni posti e a macchia di leopardo".

 

Quello che bisogna fare quindi è regolare l'intramoenia e "metterla in un'ottica di sistema, in cui l'offerta dei servizi deve arrivare in tempi certi e deve essere controllata e verificata". Ma il tavolo del ministero apposito "registra un avanzamento dell'applicazione della norma molto lento, ci dovrebbe essere uno scatto in avanti delle Regioni". I medici, toccati nel vivo, rispondono senza mezzi termini. "La libera professione dei medici è diventata per il Governatore della Toscana Enrico Rossi una vera ossessione. Impegnato come è, con largo anticipo, nella corsa per la segreteria nazionale del PD", è la dura replica di Costantino Troise segretario nazionale Anaao Assomed. Quanto all'ipotesi di Rossi che "abolendo la libera professione intramoenia d'incanto spariranno le liste d'attesa", Troise risponde: si "dimentica la riduzione dell'offerta sanitaria dovuta ad un blocco del turnover che anche la Toscana ha usato a larghe mani" e "la riduzione dei posti letto che ha portato ai minimi termini l'attività".

 

"L'abolizione della libera professione intramoenia, che secondo il Governatore Rossi, sarebbe una cosa davvero di sinistra avrebbe oggi come principale, e forse unico effetto, lo smantellamento dell'universalismo del nostro sistema sanitario", afferma in una nota Raffaele Calabrò, capogruppo di Area popolare in Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati. "Non saprei come altro commentare le sue parole se non usando il termine demagogia", commenta il deputato e responsabile Sanità Pd, Federico Gelli. "Con l'abolizione dell'intramoenia - prosegue - i bravi professionisti potrebbero uscire fuori dal sistema sanitario pubblico in favore di quello privato". Resta della sua idea Rossi, che, a fine giornata ritorna sulle sue parole di ieri e ribadisce: abolire la libera professione è ormai una necessità assoluta per salvare la dignità e la credibilità del Sistema sanitario pubblico, soprattutto agli occhi dei cittadini". Ci sono medici - spiega -che con l'attività libero professionale ormai quintuplicano i loro stipendi". Ce ne sono altri "altrettanto bravi, che non vanno oltre il regolare stipendio, sia per scelta, perché preferiscono dedicarsi interamente al malato, sia perché nelle loro specialità è impraticabile l'attività libero professionale. Questo produce sperequazioni e tensioni all'interno del mondo sanitario".

 

Sono circa 55.000 i medici italiani che lavorano in intramoenia, ovvero fornendo prestazioni al di fuori del normale orario di lavoro in ospedale. Gli italiani che scelgono questa opzione, spendendo un po' di più ma risparmiando tempo, lo fanno soprattutto per visite ginecologiche, cardiologiche e ortopediche. Tuttavia, sotto il peso della crisi, anche l'intramoenia registra un calo. A fornire il quadro è la Relazione sullo stato di attuazione dell'esercizio dell'attività libero professionale intramuraria consegnata, lo scorso settembre, dal Ministero della Salute al Parlamento.

 

"Dopo una progressiva e continua crescita registrata fino all'anno 2009, i ricavi per prestazioni in intramoenia hanno subito una battuta di arresto e iniziato a diminuire dal 2010, passando da 1.265 milioni di euro del 2009 a 1.152 milioni di euro dell'anno 2013 (variazione 2009-2013 pari a -8,9%)", si legge sul rapporto. Ma il grosso del decremento si registra, appunto, nel 2013, che segna il -6,7% rispetto al 2012. Cala di pari passo il ricavo degli ospedali, sceso in 4 anni del 9%, ma con una 'picchiata' del -6,2% nel 2013 (ultimi dati disponibili): ogni italiano nel 2009 spendeva in media 21 euro l'anno, passati a 19 euro nel 2013. A spendere di più sono Toscana ed Emilia Romagna meno Calabria, Sicilia, Puglia, Molise, Basilicata e Campania. In media, prosegue la relazione, il 46% dei dirigenti medici, circa 55.000, lavora anche in intramoenia (nella maggioranza dei casi presso le stesse strutture dell'azienda di cui sono anche dipendenti), ma la loro percentuale varia molto da regione a regione.

 

Superano il 55% in Valle d'Aosta, Lazio, Liguria, Piemonte Marche e Lombardia. In Sardegna invece lo fa solo il 32%, ancor meno nella Provincia Autonoma di Bolzano (15%). Mediamente, il compenso annuo percepito del professionista che eroga prestazioni ALPI e' pari a circa 16.800 euro, "ma i guadagni maggiori si registrano in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana e Marche".

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