Infermieri in ambulanza, l'Omceo Bologna falcia il 118

Redazione DottNet | 22/03/2016 16:15

Salgono a 7 i medici sospesi: c'è anche il direttore del dipartimento Ausl

Altri tre medici sono stati sospesi dall'Ordine di Bologna (nella foto Giancarlo Pizza, il presidente) per le procedure che puntano sull'autonomia degli infermieri a bordo delle ambulanze del 118, dopo i quattro di febbraio, questa volta decapitando il sistema provinciale: colpiti dal provvedimento i direttori del dipartimento di emergenza-urgenza dell'Ausl, Giovanni Gordini, e dei pronto soccorso dell'Area Nord, Nicola Binetti, con il responsabile del 118, Cosimo Picoco. L'accusa, per tutti, è di aver "istigato l'esercizio abusivo della professione medica".

 

Già a febbraio erano insorte - difendendo le procedure sperimentate dalla Regione, come fatto dall'assessore alla sanità del Comune di Bologna, Luca Rizzo Nervo - moltissime associazioni del settore: il collegio nazionale Ipasvi degli infermieri e, in una nota congiunta, Societa' Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza-Simeu, Italian Resuscitation Council-Irc, Associazione nazionale infermieri di area critica-Aniarti e Accademia medica e infermieristica di emergenza e terapia intensiva pediatrica-Amietip). Oggi sbotta la Fp-Cgil di Bologna: è "evidente (anche scientificamente) che le modalità operative del 118 in Emilia-Romagna sono efficaci e sicure, forse il tema è utilizzato strumentalmente" per "difendere la classe medica".

 

Il sindacato stigmatizza anche la Regione "che - afferma - si riserva 'di rispondere con atti politici di Giunta'. Sommessamente ci sentiamo di suggerire all'assessore Venturi di rispondere in fretta". E torna a intervenire la deputata Donata Lenzi (Pd), dicendosi "orgogliosa del nostro Servizio Sanitario regionale e del 118 in particolare": "l'Ordine dei medici bolognese prosegue nella sua guerra contro l'organizzazione del 118", in "un'altra tappa della guerra tra innovazione e conservazione. Si utilizza in modo del tutto improprio lo strumento disciplinare contro i professionisti", sapendo che "il problema del riparto di competenze tra professioni sanitarie, così come quello della centralità del medico, in un'organizzazione sanitaria moderna è tema nazionale e va affrontato con il dialogo non con le sanzioni".