Assunzioni per orario di lavoro: la circolare del Ministero

Redazione DottNet | 01/04/2016 21:09

Arriva la circolare ministeriale con le indicazioni per Regioni e Province per ottemperare alle norme della Stabilità per la definizione dei fabbisogno di personale. Migliaia i ricorsi per ottenere i risarcimenti

Il Ministero della Salute ha varato il Piano (clicca qui per il testo completo) per rispondere alle misure previste dalla Legge di Stabilità in tema di personale. Un documento articolato che spiega nei dettagli come garantire il rispetto delle disposizioni dell'Unione europea in materia di orario di lavoro, le possibilità per ricorrere alle forme flessibili e come avviare concorsi in relazione alle eventuali esigenze delle regioni.
 
Si parla in particolare delle aree dell’emergenza urgenza e della terapia intensiva e in particolare su come regolarsi per il fabbisogno di personale relativo alla riorganizzazione della rete ospedaliera e di emergenza urgenza effettuata ai sensi del DM n. 70/2015.


Per quanto riguarda la deroga in caso di criticità all’erogazione dei Lea in virtù delle nuove norme sull’orario di lavoro si prevede che le Regioni debbano comunicare l’eventuale ricorso alle forme di lavoro flessibili anche se già attivate. Tale comunicazione deve essere resa anche in caso negativo. Dovranno essere indicate il numero di unità reclutate; il profilo ricoperto; la tipologia di contratto e la relativa durata.

 

Una nota arriva anche per i concorsi e con le modalità di comunicazione che le regioni dovranno inviare su personale ospedaliero, distrettuale della prevenzione

I piani dovranno essere sottoscritti dall’Assessore e dal Direttore  generale competenti per materia, e, per le Regioni in Piano di rientro e sottoposte a commissariamento, dalla struttura commissariale. Tali piani dovranno essere trasmessi entro il 29  febbraio attraverso il sistema documentale SiVeAS LEA da parte dei referenti Lea di ciascuna Regione, già abilitati all’utilizzo del suddetto sistema. Le tabelle dovranno essere trasmesse in formato excel.

In ogni caso, in considerazione della necessità di definire standard di personale ospedaliero e territoriale a livello nazionale entro il 30 settembre 2016, le Regioni e le Province Autonome trasmettono le dotazioni di personale al 31/12/2014 entro il 31 marzo 2016.

 

Intanto salgono ad oltre 7mila i ricorsi raccolti da Consulcesi Group per la mancata applicazione della direttiva europea 2003/88 sugli orari di lavoro. A quattro mesi dall’entrata in vigore della legge 161/2014, attraverso la quale l’Italia si era adeguata a quanto disposto da Bruxelles con ben 7 anni di ritardo, numerosi professionisti continuano a chiedere supporto legale per farsi riconoscere quanto gli era stato ingiustamente negato negli anni in cui lo Stato era inadempiente.
«Per avviare il procedimento – spiegano dall’ufficio legale di Consulcesi – è sufficiente poter dimostrare di non aver goduto delle 11 ore di riposo tra un turno e l’altro di lavoro oppure di aver sforato le 48 ore settimanali. La violazione non si contesta alla propria azienda, ma direttamente allo Stato per il periodo in cui non ha rispettato le decisioni dell’Unione europea. Di conseguenza il limite è quello del 25 novembre dello scorso anno, data in cui è entrata ufficialmente in vigore la legge sugli orari di lavoro».


Secondo le prime stime, il caso coinvolgerebbe oltre 100mila medici tra ospedalieri e specializzandi (per i quali proprio pochi giorni fa il Ministero della Salute aveva ribadito il diritto ad adeguare i loro orari a quelli dei colleghi in corsia), ed è stato calcolato che le casse pubbliche potrebbero ritrovarsi di fronte ad un altro esborso di diversi miliardi. La cifra che può essere recuperata varia a seconda dei casi, ma può arrivare anche a 80mila euro per ciascun medico.


«Ai 5mila ricorsi che abbiamo avviato in pochi mesi lo scorso se ne sono aggiunti altri 2mila solo in questo primo scorcio di 2016 – afferma il presidente di Consulcesi Group, Massimo Tortorella – ma è una cifra destinata a lievitare rapidamente perché la categoria ha la netta percezione di aver subito per lunghi anni una grossa ingiustizia da uno Stato che ha approfittato del loro senso di responsabilità e della loro dedizione per quello che per molti non è semplicemente un lavoro, ma una vera missione. Evidentemente, però, si è tirata troppo la corda, generando quel fenomeno dei turni massacranti, con pesanti ripercussioni sulla salute degli stessi medici oltre che dei pazienti, ora alla base di migliaia di ricorsi. Questo, peraltro, finisce per ingolfare ulteriormente i tribunali".

 

 

la circolare del Ministero