La crisi crea più iniquità: uno su dieci non può curarsi

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 05/04/2016 17:46

Percezione dei cittadini è peggiorata, in altri paesi ci sono più tagli Il buco nero del diabete che assorbe grandi risorse

Se il Servizio Sanitario Nazionale fosse una nave si potrebbe dire che ha resistito meglio degli altri alla 'tempesta perfetta' della crisi economica, ma che mostra diverse falle a cui porre rimedio. L'immagine è emersa durante la presentazione del rapporto "Crisi economica, sistemi sanitari e salute in Europa" pubblicato sulla rivista Health Policy in Non Communicable Diseases, edita da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, ieri a Roma. Tra il 2007 e il 2011 l'incidenza della spesa sanitaria sulla spesa pubblica, che fotografa la propensione di un Paese a investire in salute, è diminuita in 44 dei 53 Paesi esaminati, ma non in Italia in cui si è registrata una crescita dal 13,85% al 14,2%.

 

"La crisi è stata devastante per i paesi con un Servizio Sanitario Nazionale - ha spiegato Walter Ricciardi, presidente dell'Iss e direttore della rivista -. Grecia, Portogallo, Spagna, e Irlanda di fatto li hanno chiusi. In Italia la situazione è diversa, il Ssn ha dato moltissimo ai tagli, ma è rimasta un'idea condivisa di difesa della sanità pubblica". Gli italiani - ha sottolineato Ketty Vaccaro, direttore Welfare e Sanità del Censis, hanno comunque risentito dei tagli, soprattutto in alcune regioni. "Secondo i dati Censis - ha spiegato - il 40% delle famiglie ha dovuto rinunciare a qualche tipo di cura. Addirittura da un'indagine è emerso che il 5% di chi ha una malattia grave non compra i farmaci di cui ha bisogno perchè non se li può permettere, una percentuale che sale a uno su 10 in alcuni gruppi sociali. Non c'è stato un crollo della spesa pubblica, ma la spesa sanitaria privata è esplosa ed è arrivata a 33,5 miliardi di euro nel 2014, con 21,2 milioni di persone che hanno sostenuto privatamente una spesa, e la percezione è di un peggioramento, più accentuato in alcune regioni".

 

A risentire di più della situazione, hanno sottolineato gli esperti, sono le regioni del Sud, dove anche l'aspettativa di vita è inferiore. L'invecchiamento della popolazione, con il carico di malattie non trasmissibili che si porta dietro a cominciare dal diabete, 'protagonista' della prossima giornata mondiale sulla Salute, rischia poi di 'affondare' la nave. "Siamo in una fase in cui cerchiamo di superare i tagli lineari - ha sottolineato Renato Botti, direttore della Programmazione Sanitaria del ministero della Salute - con una riqualificazione della spesa. Da un lato c'è la necessità di potenziare i fondi integrativi, poi c'è un tema importante di revisione dei meccanismi di compartecipazione, che oggi non favorisce l'equità. Stiamo lavorando a un piano nazionale per le cronicità, e il lavoro sull'appropriatezza è appena all'inizio. La sanità non può più essere toccata, le risorse sono già poche".

 

E il diabete è un vero e proprio 'buco nero' dei conti pubblici: colpisce quasi un italiano su 10 e assorbe ben il 10% delle risorse destinate alla sanità, circa 9 miliardi ogni anno, secondo l'ultima edizione del Diabetes Atlas dell'International Diabetes Federation (Idf). Ma il problema è in comune con molti altri Paesi. In Europa a soffrirne sono 60 milioni di persone e 350 in tutto il mondo, numeri enormi destinati a raddoppiare nei prossimi 20 anni, insieme con i costi. Per questo motivo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dedicata a questa 'epidemia' la Giornata mondiale della salute 2016 che si celebra, come secondo tradizione, il 7 aprile.

Malattia cronica caratterizzata da un eccesso di glucosio nel sangue che danneggia occhi, reni, nervi e vasi sanguigni, questa emergenza sanitaria, nel nostro Paese riguarda 4 milioni di persone, ma "se non verranno intraprese azioni appropriate - sottolinea la Fand, Federazione Italiana Diabetici - si stima che entro il 2040 saranno cinque milioni, pari a oltre l'8% della popolazione". Così come in Italia, si legge sul sito del Ministero della Salute, "l'epidemia è in rapida crescita in molti Paesi, soprattutto in quelli a basso e medio reddito: entro il 2030 sarà la settima principale causa di morte a livello globale". Già nel 2012, infatti, ha provocato un milione e mezzo di morti nel mondo, soprattutto dovute all'aumento del rischio di patologie cardiovascolari. Gran parte dei casi di diabete di tipo 2, ovvero quello tipico dell'adulto e che rappresenta il 90% del totale, sono però prevenibili o ritardabili con semplici interventi sugli stili di vita, ovvero dieta e attività fisica.

 

Inoltre una diagnosi precoce, così come saper controllare e gestire la malattia, ne previene le complicanze, come la cecità e le amputazioni. "Aumentare la prevenzione, rafforzare la cura e migliorare la sorveglianza", sono quindi gli obiettivi dell'iniziativa di sensibilizzazione che si celebrerà nel giorno in cui ricorre il compleanno dell'Oms, fondato proprio il 7 aprile del 1948. Tra il materiale diffuso dall'organizzazione per la campagna internazionale 'Beat Diabete' (Sconfiggi il diabete), anche un quiz a risposta multipla rivolto ai giovanissimi. Recentemente, infatti, scrive l'Oms, "il diabete di tipo 2 viene riportato in bambini e adolescenti, tanto che in alcune parti del mondo è diventato il principale tipo di diabete nei bambini". E un ruolo cruciale in questo senso, conclude, è "svolto dall'aumento dell'obesità infantile e dell'inattività fisica".

 

 

 

Fonte: ansa

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