Campania, laboratori a rischio: oltre 3500 gli esuberi

Redazione DottNet | 06/04/2016 17:35

Le cause della crisi sono nel nuovo piano regionale che impone una forma di aggregazione

In Campania circa 3.500 posti di lavoro e moltissime realtà imprenditoriali che da anni erogano salute ai cittadini sono a rischio a causa della riorganizzazione prevista dalla Regione per i laboratori d’analisi. Una riorganizzazione che non porterà alcun beneficio economico al sistema Sanità, ma che per contro causerà un drammatico impoverimento del tessuto sociale ed economico regionale. Tutto questo senza considerare i disagi per i cittadini/pazienti che vedranno calare ancor più le capacità di risposta nei confronti delle loro istanze di salute.

Sono questi alcuni dei temi emersi nel corso della conferenza stampa voluta da Federbiologi e Confapi Sanità per lanciare un segnale forte alle Istituzioni Regionali affinché si apra sulla questione un confronto serio e produttivo. Stesso motivo che ha portato i dipendenti di moltissimi laboratori a scendere in piazza in mattinata.

La protesta è legata al Decreto Regionale N°17 che di fatto obbligherà i laboratori accreditati con il Servizio sanitario nazionale (nel primo step quelli al di sotto delle 70mila prestazioni l’anno) a trovare una forma di aggregazione che di fatto trasformerà la maggior parte delle strutture in “prelievifici”, semplici centri di prelievo privi di qualsiasi funzione analitica. Il termine per l’inizio di questa trasformazione è fissato al 15 aprile, e sta comprensibilmente fa tremare migliaia di lavoratori che nel giro di una settimana potrebbero ritrovarsi senza impiego.

«E’ cruciale – spiega la presidente di Federbiologi Elisabetta Argenziano – che si prendano in considerazione altre soluzioni per attuare la riorganizzazione. Noi abbiamo già realizzato la nostra Rete Contratto RC Lab Federbiologi. I laboratori, nella nostra visione, continueranno ad avere un compito importantissimo di vicinanza al territorio e alla gente, soprattutto nel momento in cui i piccoli ospedali saranno riconvertiti. Sempre più le nostre strutture sono destinate ad essere una garanzia di salute per i cittadini, poiché hanno un accreditamento ottenuto sulla base di regole, di costi e di sacrifici».

Lo scopo della rete è di creare network di laboratori sul territorio, integrati in un modello con piattaforme (regionali o provinciali) dedicate, che eseguono esami di routine (prestazioni urgenti e prestazioni indifferibili), routine avanzata e piattaforme interprovinciali o interregionali che eseguono gli esami specialistici e superspecialistici.

E’ incredibile come in tanti anni non si sia ipotizzata una strada alternativa per una situazione che è legata addirittura ad  una finanziaria del 2007. Peraltro, l’obbligo è quello di creare delle aggregazioni, non c’è alcuna linea guida nazionale che parli di mettere in atto il sistema al quale ci si sta avviando. Anche i tetti di spesa resteranno gli stessi,  quindi non ci sarà risparmio.

 

I numeri parlano chiaro: 668 laboratori su 679 (vale a dire il 98%) sono interessati dalla riorganizzazione della rete di laboratorio.

«Si tratta – dice l’architetto Silvana Papa, vicepresidente nazionale Confapi – di una vera e propria ingiustizia perpetrata ai danno di centinaia di imprenditori che hanno investito tempo, danaro e passione nella riorganizzazione dei laboratori. Uomini e donne che da anni si spendono in prima persona per garantire ai cittadini strutture di qualità. E’ inaccettabile – prosegue Silvana Papa - che si vedano annientati anni di sacrifici e di investimenti con un sol colpo». La vicepresidente nazionale di Confapi parla anche di una «mortificazione professionale per una classe di imprenditori che ha fatto grandi sacrifici pur di meritare quell’accreditamento che ora rischia di non essere più riconosciuto. Così, si penalizza un sistema che funziona e che può funzionare, anche con le aggregazioni, senza dover per forza di cose far sparire tante realtà virtuose».

Ipotizzando che alla fine del percorso restino 100 unità accreditate, con una dimensione media di 380 mila prestazioni, ne deriva una diminuzione di 579 direttori responsabili (da 679 a 100) e di (almeno) 479 tecnici di laboratorio, cui dovranno aggiungersi le perdite delle unità lavorative (almeno sei unità per ciascuno di essi: oltre alle due figure indicate, si tratta del collaboratore professionista, del collaboratore amministrativo, dell’addetto ai prelievi e dell’addetto alle pulizie) di tutti quei laboratori che non potranno, per uno o più dei motivi economici e/o giuridici sopra esposti, aggregarsi. Ipotizzando, ancora, che l’intera produzione dei privati accreditati della Regione Campania venisse assorbita da cinque grandi megacentri, gli addetti non più necessari risulterebbero quasi 3.500.

Dopo l’incontro avuto stamani con il Governatore De Luca, hanno infine dichiarato, che "Entro  lunedì aspettiamo che le promesse divengano realtà, altrimenti arriveremo in piazza a manifestare ancora, questa volta ai piedi della Prefettura". A dirlo sono i rappresentanti di Federbiologi, CONFAPI sanità e Filcams Cgil nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi. In mattinata più di 400 lavoratori del settore si sono ritrovati per protestare al di fuori di Palazzo Santa Lucia.

Alla conferenza stampa hanno preso parte, oltre alla dottoressa Elisabetta Argenziano e all’architetto Silvana Papa, l’avvocato Donato Cicenia (legale di Federbiologi), il notaio Paolo Criscuoli che ha stilato la rete contratto e la dottoressa Maria Vitolo di Filcams Cgil.

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