Cantone: nella sanità scorribande di delinquenti di ogni tipo

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 06/04/2016 18:37

Sotto accusa case farmaceutiche, ospedali, per le lunghe liste di attesa, fino alle sale mortuarie. I coomenti di Lorenzin e Faraone

''Terreno di scorribanda da parte di delinquenti di ogni risma''. E' con questa immagine che il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, ha descritto la Sanità italiana, 'aggredita' da forti fenomeni di corruzione che si annidano in particolare in alcuni 'snodi' decisivi, a partire dalle liste di attesa e le aziende del farmaco fino ad arrivare addirittura alla gestione delle sale mortuarie. Occasione per fare un bilancio è stata la prima Giornata nazionale contro la corruzione in Sanità, con la presentazione del Rapporto 'Curiamo la corruzione' curato da Transparency Italia, Censis, Ispe-Sanità e Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità (Rissc).

 

La sanità, ha avvertito Cantone, ''per l'enorme giro di affari che ha intorno e per il fatto che anche in tempi di crisi è un settore che non può essere sottovalutato, è il terreno di scorribanda da parte di delinquenti di ogni risma". E' però vero, ha precisato, che ''abbiamo comunque una sanità che assicura standard elevatissimi, ma va considerato che la corruzione abbassa anche il livello dei servizi". Riferendosi quindi ai numeri della corruzione nel settore - che secondo il Rapporto ammonterebbero ad oltre 6 miliardi l'anno - Cantone invita alla prudenza: ''Sarei molto cauto, ma credo che vi sia un problema molto significativo sia di sprechi sia di fatti corruttivi". Per questo, ha avvertito, "siamo intervenuti mettendo in campo un nuovo piano anticorruzione concordato anche con i tecnici del ministero della Salute".

 

Una serie di azioni volte dunque a contrastare il fenomeno, tenendo conto del fatto che ''ormai la corruzione si è trasformata e la mazzetta tradizionale è rimasta quasi un ricordo". Il trend è comunque "stabile - ha aggiunto - ma la sanità si conferma ai primi posti per rischi corruttivi". La risposta delle istituzioni è però a tutto campo: "Contro la corruzione nella sanità abbiamo messo in campo strumenti nuovi, abbiamo fatto delle linee guida ed individuato gli snodi su cui intervenire: primo fra tutti - ha detto Cantone - proprio quello delle liste di attesa. Sarebbe bello che le liste d'attesa potessero essere trasparenti, ma ciò è molto difficile, perché ci sono in gioco i valori della privacy. Dobbiamo però intervenire e creare 'anticorpi anticorruzione' a partire dagli operatori".

 

Quindi un annuncio: "Stiamo per firmare un nuovo protocollo con il ministero della Salute, per avviare stretti controlli al fine di verificare se le Asl si sono adeguate alle norme ed i piani anticorruzione; andremo cioè a controllare come i piani anticorruzione vengono applicati o se si tratta solo di un rispetto 'sulla carta'. Inoltre, con l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali Agenas, stiamo lavorando per mettere a punto un codice etico forte''. C'è però una considerazione dalla quale non si può prescindere, e cioè che "non si può intervenire solo con la repressione e dopo, ma innanzitutto - ha concluso il presidente Anac - mettendo in campo una serie di strumenti preventivi che cambino la mentalità''.


Un male contagioso che ha coinvolto ben una asl su 3 in Italia, ed un malcostume che imperversa anche fra i cittadini se 2 mln di italiani hanno pagato bustarelle per ottenere favori e 10 mln hanno effettuato visite mediche 'in nero'. E' un quadro fosco quello che emerge in occasione della prima Giornata nazionale contro la corruzione in Sanità, anche se contro tale ''reato odioso'', come lo ha definito il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il governo è sceso in campo con un piano forte.



E lo confermano i dati che emergono dal Rapporto 2016 'Curiamo la corruzione', presentato ieri e curato da Transparency International Italia, Censis, Ispe-Sanita' e Rissc: in ben il 37% delle asl si sono verificati episodi di corruzione negli ultimi 5 anni, ''non affrontati in maniera appropriata'', e il 77% dei dirigenti sanitari ritiene che ci sia il rischio concreto che all'interno della propria struttura si verifichino fenomeni di corruzione. Tre sono gli ambiti maggiormente a rischio: quello degli appalti, delle assunzioni e degli acquisti. Con una 'falla' preoccupante: l'esame dei Piani anticorruzione, previsti dalla Legge 190/2012, di 230 aziende sanitarie, rivela che nel 40% dei casi si sono limitate a un adempimento formale dell'obbligo di legge e solo una struttura sanitaria su 4 ha risposto in pieno alle norme.

Che il settore sanitario "continui ad essere tra i più colpiti dal virus della corruzione, con ben 2 milioni di italiani che hanno pagato 'bustarelle''', lo afferma anche il sottosegretario all'Istruzione Davide Faraone, ricordando come da gennaio 2014 a giugno 2015 la Guardia di Finanza abbia scoperto frodi e sprechi nella spesa pubblica sanitaria che hanno prodotto un danno erariale per 806 milioni di euro.

Parla appunto di ''reato odioso, perchè incide in modo diretto sulla qualità di cura delle persone più fragili e perché commesso in danno dei malati'', il ministro Lorenzin. Che rilancia il piano con cui il governo è sceso in campo per vincere la sfida contro il malaffare: ''Nessuno in passato - ha detto - ha prodotto sul terreno della lotta alla corruzione in Sanità quanto ha fatto questo Governo. E su questa strada continueremo ad operare". Varie le misure avviate: "Nella Legge di stabilità 2016 è stato introdotto l'obbligo per tutte le aziende sanitarie di effettuare acquisti in modo accentrato e, su mia proposta, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto in materia di conferimento degli incarichi di direttore generale nelle Aziende sanitarie sulla base di criteri meritocratici". Ma altro ''grande strumento contro la corruzione - ha concluso - è la trasparenza dei dati. Per questo nel Patto per la salute 2014-2016 sono stati previsti non soltanto il rafforzamento dei controlli nelle aziende sanitarie, ma anche un Patto per la sanità digitale e un piano di evoluzione dei flussi informativi del Nuovo sistema informatico sanitario".

 

Acquisto di beni e assunzioni di personale. Sono questi gli ambiti a maggior rischio di corruzione secondo i dirigenti delle strutture sanitarie, ovvero la 'grande macchina' alla base del malaffare. Eppure, per contrastare un fenomeno che 'costa' oltre 6 mld l'anno, solo una azienda sanitaria su 5 prevede misure di prevenzione nei propri piani. Di contro, quasi 4 strutture sanitarie su 10 hanno avuto problemi di corruzione negli ultimi 5 anni. Questi alcuni dei dati del Rapporto 'Curiamo la corruzione' curato da Transparency Italia, Censis, Ispe-Sanità e Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità (Rissc).

 

A RISCHIO ACQUISTO BENI, OPERE E ASSUNZIONI: secondo i dirigenti delle 151 strutture sanitarie che hanno partecipato all'indagine sulla percezione della corruzione, gli ambiti a maggiore rischio di corruzione sono quello degli acquisti di beni e servizi (82,7%), realizzazione di opere (66%) e assunzione di personale (31,3%). Inoltre, il 76,7% dei dirigenti pensa che ci sia il rischio che si verifichi un fenomeno corruttivo nella propria struttura. Ben il 37,2% delle strutture sanitarie, d'altro canto, negli ultimi 5 anni ha fatto registrare un episodio di corruzione. Un episodio corruttivo su 3, però, non è stato affrontato in maniera appropriata.-

 

SOLO 1 ENTE SU 4 ADEMPIE A NORME ANTICORRUZIONE: solo 1 ente sanitario su 4 ha adempiuto agli obblighi di legge contro la corruzione. Infatti, ad esempio, il 40,3% degli enti non ha pubblicato i rischi di corruzione nè le misure di prevenzione nel proprio piano di prevenzione della corruzione, e solo il 33,8% degli enti ha invece svolto un'analisi parziale dei rischi corruttivi. -

 

LISTA NERA AL CENTRO-SUD: le regioni con la più alta percentuale di aziende che non adempiono agli obblighi anticorruzione sono il Molise (100%), la Calabria (88,9%), la Campania (60%) e la Sicilia (57,9%). -

 

SPRECHI E INEFFICIENZE: ammonta a circa 1 miliardo di euro, secondo il Rapporto, il potenziale risparmio che si può ricavare nelle asl per voci di spesa non collegate all'efficacia delle cure. Lo spreco ''ingiustificato'', secondo l'analisi, dal 2009 è diminuito in media del 4,4% annuo, ma in proporzione alla spesa complessiva è rimasto costante. Raggiungerebbero la quota del 30%, infine, le risorse che si potrebbero liberare dalla spesa per pulizia, lavanderia e mensa se gestite più efficacemente. Risorse che potrebbero invece essere destinate ad una più efficace assistenza sanitaria.

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