Tar Sicilia: farmacista e grossista due identità ben distinte

Farmacia | Redazione DottNet | 07/04/2016 13:39

Il titolare di farmacia che effettua anche distribuzione all’ingrosso deve mantenere severamente distinte le due attività

L’interesse generale per la tutela della salute prevale su quello commerciale in tutto il percorso distributivo del farmaco. Di conseguenza, il titolare di farmacia che effettua anche distribuzione all’ingrosso deve mantenere severamente distinte le due attività, in modo che non vengano pregiudicati tracciatura delle confezioni e ritiri. Sono alcune delle valutazioni che emergono dalle due ordinanze con cui, il 30 marzo scorso, il Tar Sicilia, sezione distaccata di Catania, ha respinto le richieste di sospensiva avanzate da due titolari nei confronti della doppia diffida emanata nel gennaio scorso dall’Asl di Messina.

L’azienda sanitaria, in particolare, aveva intimato ai farmacisti di cessare la vendita di medicinali ad altri titolari o a distributori all’ingrosso utilizzando il codice identificativo delle loro farmacie. La risposta dei due era consistita nell’impugnazione del provvedimento davanti al Tar, attraverso un ricorso che abbracciava anche il parere con cui il ministero della Salute, nell’ottobre scorso, aveva parlato per la prima volta di separazione tra le attività di distribuzione all’ingrosso e vendita dei medicinali.

Ai giudici i due titolari avevano anche chiesto la sospensione cautelare dei provvedimenti impugnati, ma la Corte catanese si è espressa negativamente. Nella diffida dell’Asl, è la motivazione del Tar, «si mette in rilievo la relazione intercorrente tra il rispetto del meccanismo della filiera del farmaco e la tutela della salute pubblica, al fine di prevenire possibili frodi, truffe e contraffazioni e ritiri dal mercato nonché per esigenze di valutazione dell’adeguatezza del sistema in tutte le sue fasi e per consentire la completa tracciatura del farmaco». Rispetto a tali necessità, «la movimentazione interna delle merci tra il magazzino della farmacia e quello destinato al commercio all’ingrosso, correlata alla vendita di medicinali acquistati col codice identificativo della farmacia al distributore all’ingrosso e/o ad altre farmacie, sembra interrompere la tracciabilità rendendo più difficile il monitoraggio dei medicinali». E’ dunque evidente che, «sul piano della valutazione dei contrapposti interessi in gioco, l’interesse verosimilmente di natura commerciale dei menzionati trasferimenti di farmaci tra i due diversi ambiti operativi sembra suscettibile di conflitto con i sopramenzionati interessi pubblici e che nella presente fase cautelare appare pertanto opportuno dare prevalenza a quello pubblico».

Ovviamente l’intervento del Tar non equivale a una sentenza di merito, che ancora dev’essere pronunciata. Tuttavia, le valutazioni dei giudici catanesi acquistano particolare valore se confrontate con quelle, diametralmente opposte, formulate a febbraio dal Tar lazio: in tre diverse ordinanze, su altrettanti ricorsi presentati da un gruppo di titolari partenopei contro alcune note di servizio delle tre Asl di Napoli (più il già citato parere del Ministero), i giudici laziali concessero la sospensiva con la motivazione che alle eventuali difficoltà in materia di tracciabilità il Ministero avrebbe sempre potuto «ovviare attraverso meri accorgimenti operativi». Anche in questo caso sarà risolutiva soltanto la sentenza di merito, ma il “controintervento” del Tar siciliano dimostra che la questione ha un elevato tasso di incertezza. Anche perché nei giorni scorsi, contro la sospensiva laziale avrebbe presentato ricorso davanti al Consiglio di Stato lo stesso ministero della Salute.

 

 

fonte: federfarma

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