Medici di famiglia, via libera alle aperture h16 e 7 giorni su 7

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 13/04/2016 20:46

Sì dalle Regioni alla rivoluzione nella medicina di base. Addio alle file, si andrà dal medico pure per pagare i ticket e per prenotare le visite

E' una vera e propria 'rivoluzione' quella che avverrà, a breve ed a tutto vantaggio dei cittadini, negli studi dei medici di famiglia: l'assistenza sarà infatti garantita h16 e 7 giorni su 7 con gli studi aperti dalle 8 alle 24, mentre nelle ore notturne entra in campo il 118. Ma soprattutto, a regime niente più file per pagare ticket e prenotare visite: si farà tutto direttamente nello studio medico. La nuova organizzazione è prevista nell'Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione di medicina generale, che il Comitato di settore Governo-Regioni ha approvato ieri. Mai più file estenuanti al pronto soccorso, dunque, perché il medico di fiducia non c'è.

 

E presto anche niente attese per pagare il ticket o prenotare una visita: operazioni che bypassando il Cup (Centro unico di prenotazione) si potranno fare rapidamente dallo studio del medico. Un meccanismo che potrebbe portare anche maggiore trasparenza nella gestione delle liste d'attesa. La novità di maggior rilevo è però quella che assicura agli assistiti la disponibilità del medico per 16 ore al giorno e 7 giorni su 7. Una continuità assistenziale che dovrà essere garantita dalle 8 del mattino alla mezzanotte da medici di famiglia e guardia medica, oramai assimilati in un ruolo unico. Nelle ore notturne sarà invece attivo il 118.

 

Una ''staffetta che consente di avere più medici disponibili nell'arco della giornata, andando a coprire anche fasce orarie come quelle delle 8 alle 10 del mattino o del primo pomeriggio, dalle 14 alle 16, oggi meno coperte. E che generano così intasamenti nei pronto soccorsi a discapito di chi ha una vera emergenza", spiega il segretario del sindacato dei medici di medicina generale Fimmg, Giacomo Milillo. A garantire la continuità delle cure saranno le Aft, Aggregazioni territoriali funzionali, non un luogo fisico, ma un nuovo modello organizzativo che consentirà comunque ai cittadini di trovare il medico per tutto l'arco della giornata. Terminato il turno del proprio medico di fiducia, ce ne sarà comunque un altro a disposizione, collegato a un data base che consentirà in qualsiasi momento di avere sottomano il profilo sanitario dell'assistito. I servizi di pediatria saranno invece garantiti dalle 8 alle 20 per cinque giorni la settimana. Il nuovo modello di assistenza di base dovrebbe inoltre favorire la nascita di nuovi maxi-ambulatori, con presenza di più medici, dove è possibile fare prime analisi cliniche, accertamenti diagnostici meno complessi e piccola chirurgia ambulatoriale.

 

Anche se sotto sigle diverse (come Case della salute in Emilia e Toscana o Ucp nel Lazio) oggi lungo lo Stivale si contano già otre 800 di queste strutture, "che dovrebbero ora diffondersi in tutto il territorio nazionale grazie alla nuova convenzione, sempre che arrivino poi le autorizzazioni regionali", precisa Milillo. L'atto di indirizzo, ''è un atto doveroso, dopo sei anni di blocco della convenzione. Aggiustamenti saranno necessari ma il giudizio è positivo. Fermo restando - conclude il leader sindacale - che vigileremo sul rispetto dei livelli occupazionali". La nuova Convenzione rappresenta un segnale ''positivo'' anche secondo il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, purchè, tuttavia, ''il tutto avvenga senza ulteriori costi per le famiglie''.

 

La 'rivoluzione' degli studi medici aperti fino a 16 ore al giorno per garantire un'assistenza 'no stop' al cittadino è, in alcune regioni, già una realtà: è il caso di Lazio ed Emilia Romagna dove, proprio grazie alle esperienze pilota delle cosiddette 'Case della salute' e 'Unità di cure primarie Ucp', l'accesso ai Pronto soccorso è stato ridotto di circa il 15%. A spiegare i vantaggi di questo modello di assistenza - che la nuova Convenzione dei medici di famiglia approvata ieri prevede sarà esteso in tutta Italia - sono l'assessore alla sanità dell'Emilia Romagna, Sergio Venturi, ed il medico di base Fabio D'Andrea, coordinatore di uno studio medico h12 a Roma.

''Le prime Case della salute, con aggregazioni di medici che garantiscono un'assistenza sul lungo orario - spiega Venturi - sono nate 7 anni fa. Oggi, se ne contano circa 60 in tutta la regione''. I risultati, afferma, ''sono ottimi, con una sensibile riduzione degli accessi ai Pronto soccorso''.


Riduzione stimata intorno al 10-15% già nel 2014. Fondamentale, sottolinea, è dunque ''il crescente coinvolgimento dei medici di famiglia nella medicina del territorio''. Un'esperienza pilota, quella della Case della salute, che in alcuni casi ha portato anche alla nascita di un'altro progetto sperimentale, quello degli 'ospedali di comunità': ''Alcune Case - spiega Venturi - hanno cioè al loro interno anche dei letti di degenza che non sono però destinati a malati acuti, bensì a malati cronici, come ad esempio gli anziani, che hanno però bisogno di un'assistenza in ambienti protetti con medici e infermieri''.

 

In tutto sono una decina ed i costi sono a carico della Regione: ''Si tratta di esperienze positive che hanno portato ad una riduzione dei ricoveri ospedalieri, con un taglio dei costi''. La nuova Convenzione, commenta l'assessore, ''non ci coglie di sorpresa. L'obiettivo è ora implementare questo modello di assistenza''.



Anche nel Lazio sono già oltre 500 gli studi medici Ucp che garantiscono un'assistenza continua ai pazienti fino a 12 ore al giorno. Punti di riferimento presenti dal 2009 e che hanno portato, anche qui, alla riduzione del 10-15% degli accessi ai Pronto soccorso. I medici di famiglia, afferma D'Andrea, ''garantiscono una presenza di almeno 9 ore al giorno, aggregandosi in un numero che varia da 5 a 16 specialisti. Il nostro studio Ucp a Roma, ad esempio, è nato 5 anni fa: siamo 50 medici aggregati e garantiamo un'assistenza h12 per 7 giorni su 7, per un totale di 50mila pazienti, ed i risultati sono davvero buoni''. Il cittadino, infatti, ''sa di poter avere sempre un punto di riferimento e per questo, invece di andare in ospedale - rileva - si rivolge a noi. Nel nostro studio abbiamo visitato in 4 anni oltre 20mila pazienti e solo per 120-150 si è reso necessario il ricorso al Pronto soccorso''. Insomma, il ''primo risultato concreto sono i Pronto soccorso della città meno intasati; il secondo, ma non meno importante - conclude il medico - è che il cittadino sa di poter avere sempre un punto di riferimento, dove la visita sarà garantita in tempi celeri su un arco temporale prolungato''

 

''Potenziare la rete assistenziale territoriale è certo un dato positivo per assicurare ai cittadini continuità delle cure. Fatto salvo, però, il mantenimento dei livelli occupazionali ed un parallelo potenziamento del settore di emergenza urgenza extraospedaliero, chiamato ad un carico di lavoro aggiuntivo''. Lo afferma il segretario del maggiore dei sindacati dei medici dirigenti, l'Anaao-Assomed, Costantino Troise, commentando la nuova Convenzione della medicina generale.



''Il sistema 118 oggi, in molte regioni - sottolinea Troise - appare percorso da dinamiche critiche, legate sia ad una crescita del precariato sia al fatto di essere stato individuato dalle Amministrazioni come laboratorio di trasferimento di competenze, in cui l'obiettivo della riduzione dei costi si sovrappone con la particolarità degli interventi''. Perché la scelta organizzativa ''si dimostri vantaggiosa - prosegue - sarà necessario che la parte pubblica assuma impegni sui due fronti''. E, comunque, ''se, per questa via, qualcuno spera di evitare il collasso del Pronto Soccorso si disilluda: non è tanto l'accesso di codici bianchi e verdi quanto il fenomeno dello stazionamento, legato al taglio dei posti letto, sostituiti da sedie, poltrone e posti barella - conclude - a trasformare luoghi deputati alla permanenza di breve durata in veri e propri reparti di ricovero insicuri, inappropriati e, spesso, indecenti''.

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