Cassazione, niente Irap per la medicina di gruppo

Redazione DottNet | 18/04/2016 13:25

Con la sentenza 7291/16 la suprema Corte dà indicazioni sulle norme fiscali della medicina associata

La Corte di Cassazione con la sentenza 7291/16 (clicca qui per scaricare il testo completo) ha affermato che la medicina di gruppo non è assimilabile all’associazione fra professionisti, e che la spesa sostenuta per la collaborazione di terzi, vale a dire la quota per il  servizio di segreteria telefonica e per prestazioni infermieristiche, è di modesta e contenuta entità, non idonea ad integrare il requisito dell’autonoma organizzazione postulata dalle norme impositive.

 

La Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite si è pronunciata, dunque, sulla irrilevanza ai fini IRAP dello svolgimento in forma associata di una attività-libero professionale, ed in particolare lo svolgimento dell’attività medica in regime convenzionato ed in quello di medicina di gruppo. La Suprema Corte, a Sezioni Unite, con questa pronuncia afferma infatti che rispetto alla medicina di gruppo non possono ravvisarsi i tratti propri di una associazione fra professionisti, ciò in quanto la medicina di gruppo rappresenta un organismo promosso dal Servizio sanitario nazionale diretto a realizzare più avanzate forme di presidio della salute pubblica attraverso l’impiego di risorse, mercè professionali, ma non solo, del personale medico a rapporto convenzionale. Con questa sentenza dunque viene esplicitamente escluso che l’attività della medicina di gruppo possa costituire ex-lege presupposto di imposta ai fini dell’applicazione dell’IRAP.

 

FATTO E DIRITTO: L’Agenzia dell’Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto che, accogliendo l’appello di Caio, medico di medicina generale convenzionato con il SSN, gli ha riconosciuto il diritto al rimborso dell’imposta regionale sulle attività produttive per gli anni 2005 e 2006, nonché per il 2004 ad eccezione dell’acconto, in relazione al reddito conseguito per l’attività di medico chirurgo in medicina di gruppo. Il giudice d’appello ha infatti ritenuto che la medicina di gruppo non fosse assimilabile all’associazione fra professionisti, e che la spesa sostenuta per la collaborazione di terzi, vale a dire la quota per il  servizio di segreteria telefonica e per prestazioni infermieristiche, era di modesta e contenuta entità, non idonea ad integrare il requisito dell’autonoma organizzazione postulata dalle norme impositive.

 

La Corte di Cassazione ha da tempo chiarito come con riguardo all’IRAP, la disponibilità, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il SSN, di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con D.P.R. n. 270/2000, ai sensi dell’art. 8 del D.LGS. n. 502/92, rientrando nell’ambito del minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo. Il ricorso dell’Agenzia dell’Entrate è stato quindi rigettato.

 

 

 

Fonte: fimmg, Fnomceo