Farmacie, migliora il reddito d'impresa

Redazione DottNet | 18/04/2016 15:56

Adesso le attenzioni maggiori da parte dei farmacisti vanno all'area di libera vendita

Le farmacie stanno reagendo alla crisi e hanno irrobustito i propri fondamentali. Risultato, migliora il reddito d’impresa e torna a crescere la marginalità delle imprese più indebitate. E’ un quadro che invita all’ottimismo quello dipinto a Cosmofarma nel cosiddetto “convegno dei commercialisti”, l’incontro promosso da Federfarma per fotografare con esperti e consulenti lo stato di salute della farmacia.

Uno stato di salute in miglioramento, ad ascoltare i dati forniti da Giampietro Brunello, amministratore delegato di Sose (Società per gli studi di settore): «All’urto della crisi» ha detto «le farmacie hanno cominciato a opporre una reazione. Anche grazie al consiglio dei loro commercialisti, in particolare, i titolari hanno allargato nel tempo il proprio “cassetto”: nel 2012 il farmaco convenzionato valeva il 49,25% del reddito della farmacia, nel 2014 è sceso al 46,39%». In altri termini, i farmacisti hanno cominciato a prestare cura sempre maggiore all’area di libera vendita, con esiti positivi: nel 2014, ha continuato Brunello, il reddito d’impresa annuo ha sfiorato in media i 111mila euro, quando due anni prima stava attorno ai 98mila. «Quello che emerge» ha rimarcato Brunello «è quindi una farmacia più forte, anche se i ricavi continuano a segnare il passo (-0,3%, ndr)». Colpa soprattutto di una fustella Ssn il cui prezzo medio continua a calare: dai 10 euro del 2013 ai 9,64 del 2015. «Certo a livello regionale rimangono ancora forti differenze» ha avvertito l’ad di Sose «e in Lombardia o in Abruzzo siamo su una media di 10,40 euro a fustella, ma le distanze tra Regioni tendono nel tempo a ridursi».

Il bello poi è che a “recuperare” sono anche le farmacie messe peggio. Si tratta di quelle 350 aziende circa che nel 2012 mostravano una marginalità negativa e un elevato indebitamento. Due anni dopo, dicono i dati di Sose, quelle farmacie sono scese a circa 280 e a fronte di un indebitamento ancora preponderante mostrano però una marginalità finalmente in attivo, in media di circa 7mila euro. «In questi due anni» ha concluso Brunello «i titolari hanno mostrato nel complesso una maggiore sensibilità alla gestione delle loro imprese».

In uno scenario che mostra segnali di rasserenamento, si collocano le novità fiscali introdotte dalla Legge di Stabilità 2016. «Per esempio c’è il superammortamento» ha spiegato Giovanna Castelli, consulente fiscale di Federfarma «grazie al quale le aziende, farmacie comprese, che investono in beni strumentali possono ammortizzarli fiscalmente al 140%. Si applica a tutti i beni acquistati tra il 15 ottobre 2015 e il 31 dicembre 2016 il cui coefficiente di ammortamento civilistico è pari o superiore al 6,5%». Poi c’è la rivalutazione delle quote, che consente a chi è in società dal 1 gennaio di quest’anno di rivalutare le proprie quote mediante perizia asseverata sulla quale si potrà versare un’imposta sostitutiva al 4 o all’8% (partecipazioni non qualificate o qualificate). E ancora, c’è la cosiddetta estromissione dell’immobile, che permette al titolare di trasferire a se stesso e a condizioni agevolate la proprietà del locale in cui ha sede la farmacia.

«L’obiettivo di queste così come di altre misure della Legge di Stabilità» ha commentato ancora Castelli «è quello di agevolare gli investimenti e snellire alcune incombenze. Le farmacie facciano bene i loro calcoli, ovviamente assieme ai loro commercialisti, perché l’effettiva convenienza di ciascun provvedimento va misurata con attenzione». «Le farmacie» ha ricordato dal canto suo Giacchino Nicolosi, vicepresidente di Federfarma nazionale «devono attrezzarsi per poter competere nello scenario che si concretizzerà nei mesi a venire. Una farmacia preparata sarà una farmacia che dalle sfide in arrivo saprà ricavare anche interessanti opportunità».

 

 

fonte: federfarma