Turni di lavoro notturni: sos dagli ospedali

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 27/04/2016 11:40

I numeri consegnati all’Anaao Assomed dall’indagine appena conclusa su un campione di oltre 1000 camici bianchi, descrivono un quadro allarmante, di rischio e di fatica, in cui il medico vive ogni giorno e ogni notte nell’esercizio della professione.

Un medico del Belpaese, over 50 può arrivare a svolgere 5 turni notturni al mese nelle regioni meridionali. Se vive al nord, la media si ferma a 3. Gestisce circa 50 pazienti per ogni turno di notte, ma può arrivare a 200 e oltre, specie se lavora nel nord-ovest. La quasi totalità dei medici in turno notturno si è trovata con una certa frequenza a dovere fronteggiare contestualmente due urgenze cliniche.

 

I numeri consegnati all’Anaao Assomed dall’indagine appena conclusa (clicca qui per leggere il testo completo) su un campione di oltre 1000 camici bianchi, descrivono un quadro allarmante, di rischio e di fatica, in cui il medico vive ogni giorno e ogni notte nell’esercizio della professione. Non hanno nulla di virtuale, infatti, le conseguenze di anni di definanziamento della sanità, di blocco del turnover, di taglio dei posti letto. E quello che più preoccupa è toccare con mano il livello di in-sicurezza che deriva dai provvedimenti scellerati: dall’indagine è infatti emersa prepotente la scarsa considerazione delle strutture aziendali per la gestione del rischio clinico. Avere in affidamento oltre 100 pazienti per turno di guardia, con punte superiori ai 200, non può che diminuire la sicurezza delle cure, il rischio sia per il medico che per il paziente, mettendo a repentaglio anche la qualità dell’assistenza.

 

Alla domanda se l’aumento di mortalità denunciato dall’Istat nei mesi scorsi sia percepito da chi opera in ambito ospedaliero, il 49% ha risposto negativamente , il 37% non ha saputo rispondere e solo il 14% si è espresso in maniera affermativa. Analizzando nel dettaglio la risposta affermativa, si nota che i medici che hanno avuto maggiormente questa percezione operano nei presidi di medie-piccole dimensioni e che essa è prevalente nei medici sottoposti ad uno sfavorevole rapporto numerico medico/pazienti e ad un maggior carico di lavoro.

 

L’indagine ha messo in evidenza che, nonostante l’entrata in vigore della norma sul rispetto dell’orario di lavoro, il 44.7% degli intervistati supera il limite settimanale delle ore lavorative previsto dalla legge, e più della metà lavora extra orario senza alcuna remunerazione. L’entrata in vigore della Legge 161/2014 non è stata preceduta né accompagnata da necessari processi di riorganizzazione e di adeguamento della dotazione organica.

 

Numeri preoccupanti anche quelli che si riferiscono ai posti letto. I tassi di occupazione sono elevatissimi (nel 92% delle risposte) e l’appoggio del paziente in setting non appropriati è oramai un dato strutturale ( rilevato nel 73% delle risposte). Le dimissioni dei pazienti sono spesso affrettate (59% delle risposte) e con scarso coordinamento ospedale/territorio, testimoniato in maniera emblematica, dal non aver ricevuto notizie dopo averlo dimesso, dell’avvenuta morte di un paziente terminale da parte della famiglia e/o del medico di medicina di generale. Il 45.38% non ha ricevuto mai alcuna informazione, il 39% raramente e solo il 15,61% ha risposto affermativamente. Filtrando i dati per specialità, si osserva come solo nei reparti oncologici si evidenzi un elevato feedback (70%) da parte dei familiari e/o dell'assistenza territoriale, rispetto per esempio ai reparti di Geriatria (19% circa) e di Medicina Interna (12%), nonostante anche qui vi siano frequentemente dimissioni di malati terminali.

 

Sono numeri che dovrebbero far riflettere chi Governa e che ha il compito di intervenire per cambiare verso, commenta il Segretario Nazionale dell’Anaao Assomed, ad una sanità pubblica avviata, anche attraverso il peggioramento delle condizioni di lavoro dei suoi Medici, lungo un piano inclinato che la porterà a curare i poveri destinando gli abbienti le magnifiche sorti del sistema privato ed assicurativo.

 

«Si ponga immediatamente fine a questo scempio a danno dei medici, che insieme ai direttori sanitari devono avere il coraggio di denunciare questa situazione: non solo nel proprio interesse ma soprattutto nei riguardi dei loro pazienti». È la netta presa di posizione di Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi Group. I dati emersi dal sondaggio di Anaao, confermati dagli studi dell’Osservatorio Internazionale della Salute (O.I.S.), hanno posto nuovamente l’attenzione sulle rischiose condizioni di lavoro in cui operano i medici ospedalieri, particolarmente in riferimento allo stress legato ai turni notturni e al mancato rispetto delle 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, come specificatamente previsto dalla legge 161/2014 attraverso cui l’Italia, solo il 25 novembre scorso, si è adeguata con notevole ritardo alla direttiva comunitaria 2003/88.

 

Una problematica che, sommata al rischio di subire denunce senza poter contare su un’adeguata tutela legale (aspetto emerso con forza da un altro sondaggio dell’Osservatorio), impone di trovare adeguate e repentine soluzioni a tutela degli operatori sanitari e dei loro assisti. «Come abbiamo sempre sostenuto, questa situazione – afferma Massimo Tortorella – continua ad avere pesanti ripercussioni sulla vita degli operatori sanitari, sulla qualità delle prestazioni e di conseguenza sul servizio offerto ai cittadini. Con grande professionalità i medici hanno fin qui tenuto in piedi il Servizio sanitario nazionale, ma ora bisogna voltar pagina: ne va della loro salute e di quella dei loro pazienti. Il primo passo da compiere è fare ricorso per la violazione della direttiva europea sugli orari di lavoro. I nostri legali hanno già avviato oltre 7mila ricorsi.  È un’azione contro lo Stato, non contro la loro Azienda, sempre più spesso appoggiata dagli stessi direttori sanitari. Bisogna assolutamente rompere quest’argine, far valere i propri diritti e ottenere il rimborso per le ore lavorate in più, aderendo alla nostra nuova imminente azione collettiva. Il secondo atto da compiere – conclude il presidente di Consulcesi Group – è mettersi al riparo dalle denunce con una tutela completa".

 

 

L'indagine completa

 

 

Fonte: anaao

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