Gli Mmg vogliono condividere i dati dei pazienti con gli specialisti

Redazione DottNet | 04/05/2016 13:40

Tuttavia la telemedicina non decolla. L'importanza della ricetta dematerializzata

I medici di medicina generale sono pronti alla condivisione dei dati assistenziali. E’ quanto emerge da un’indagine del Centro Studi della FIMMG, presentata a Milano nell’ambito della ricerca dell’Osservatorio per la diffusione dell’ICT in Sanità del Politecnico, a cui hanno partecipato circa 650 medici.
 

I mmg ritengono che possano risultare particolarmente utili per la propria operatività le iniziative di condivisione dei dati assistenziali: per il 93% è  rilevante per quanto riguarda l’accesso e la condivisione di referti, verbali e indagini mentre per l’85% è importante la dematerializzazione vera della ricetta.  9 medici su 10 ritengono molto utile la possibilità di condividere soprattutto informazioni con gli specialisti del SSN, con i reparti ospedalieri, con il pronto soccorso, ma anche tra gli stessi MMG in vista delle future Aggregazioni Funzionali Territoriali.


Le limitate risorse economiche disponibili sono considerate la  principale barriera a un uso più esteso degli strumenti dell’ICT  (segnalate dal 54% del campione, prima della scarsa conoscenza della potenzialità degli strumenti ICT riportata dal 48%).
Tra i servizi ICT più frequentemente utilizzati c’è la consultazione online dei referti di laboratorio (risponde di utilizzarla il 46% del campione, anche se con significative differenze sul territorio nazionale: risponde affermativamente il 59% dei MMG del Nord-ovest, il 79% del Nord-est, il 39% dei MMG del Centro e solo il 25% di quelli del Sud e Isole). E se nel resto dell’Italia la consultazione online è avvenuta utilizzando sostanzialmente una risorsa informatica messa a disposizione dalla ASL, nel Sud-Isole la maggioranza dei medici (73%) riferisce che la consultazione è avvenuta accedendo tramite un software  acquistato personalmente. Molto contenuto sembra ancora essere l’utilizzo delle risorse della telemedicina (tele-assistenza e teleconsulto), con una media di utilizzo dichiarata veramente residuale (meno del 2% del campione).


Particolarmente interessante appare l’analisi del dato relativo agli strumenti utilizzati per interagire con i pazienti: se l’email e l’SMS sembrano oramai appartenere ad un uso consolidato (li utilizzano rispettivamente l’83% e il 70% del campione), un significativo incremento (dal 40% dello scorso anno al 53%) emerge sull’uso di Whatsapp, molto gradito ai medici del Sud (67%).

“Il vantaggio che viene riferito dai medici, per queste modalità di interazione, è l’efficacia dello scambio informativo e la velocità con la quale questo avviene – spiega Paolo Misericordia responsabile del Centro Studi della FIMMG -. Tra le motivazioni che invece ne determinano il loro mancato utilizzo c’è il rischio di un aumento del carico di lavoro, le possibili implicazioni medico-legali e soprattutto le difficoltà applicative della normativa sulla privacy. Come nelle altre occasioni emerge un quadro in cui la medicina generale è sostanzialmente disponibile a utilizzare le risorse della ICT.

È un obiettivo che viene spesso raggiunto anche con investimenti diretti, a carico dei professionisti, è chiara però la percezione della valenza innovativa dell’ICT nella pratica professionale quotidiana: le difficoltà più evidenti, semmai, sono quelle di un sistema che spesso non permette queste evoluzioni. Molto graditi appaiono, in particolare, gli strumenti che consentono rapidi, semplici, ma certamente efficaci, scambi informativi con il paziente” conclude Misericordia.

 

 

fonte: fimmg

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