In arrivo una triplice terapia inalatoria per i casi di Bpco gravi

Pneumologia | Redazione DottNet | 04/05/2016 13:59

Dispositivo inalatorio con cortisonico più due broncodilatatori

Per la prima volta un cortisonico più due broncodilatatori insieme nello stesso erogatore, per potenziare la terapia rivolta ai casi più gravi di Bpco, la forma di bronchite cronica severa che riduce il diametro dei bronchi, togliendo letteralmente il respiro. E' questa la nuova arma a disposizione di pneumologi e medici di famiglia per un trattamento 'su misura' volto a una migliore qualità di vita del paziente, inducendolo anche a una maggiore aderenza alla terapia.

E' rivolta a un particolare tipo di malato: anziano e con una lunga storia di malattia e riacutizzazioni, che in genere non soffre solo di Bpco, ma contemporaneamente anche di altre patologie croniche, soprattutto cardiologiche. Per questo finisce spesso in ospedale. Ma anche dopo la dimissione la sua situazione non cambia di molto: i sintomi principali restano tosse, catarro, difficoltà di respiro, anche cianosi.

Per questi malati, che uno studio pubblicato su Lancet Respiratory Medicine stima possano essere il 41% dei 2,6 milioni di italiani con una diagnosi di Bpco, è oggi disponibile il nuovo erogatore con tre principi attivi: un antinfiammatorio cortisonico e due broncodilatatori (un 'beta2 agonista' e un 'anticolinergico a lunga durata') con diverso meccanismo d'azione. "Una associazione che - secondo Antonio Spanevello, Primario della Pneumologia riabilitativa all'Istituto Scientifico di Tradate - vede per la prima volta la parte di broncodilatazione (potenziata con due principi attivi), ottimizzata per la terapia dei casi più gravi".

Oltre all'azione potenziata del broncodilatatore, l'utilizzo semplice del dispositivo di erogazione (due volte al giorno in mono somministrazione) garantisce il miglioramento dell'adesione alla terapia, che per i pazienti con Bpco è molto scarsa. Tanto che, secondo un'indagine Doxa, negli 'over 65' viene assunta da 6 malati su 10 e solo per 60 giorni all'anno.

Ma Spanevello mette in guardia: "Qualunque novità farmacologica sarà inutile se il paziente non seguirà uno stile di vita sano, fondamentale per evitare riacutizzazioni, che vede in primo piano un costante, adeguato, esercizio fisico".

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