L'85,1 per cento dei medici trova lavoro: ricerca Ois

Redazione DottNet | 05/05/2016 15:08

Il giovane medico di oggi sceglie l’impegno sociale (il 37,7% fa volontariato) e i valori (l’89% chiede più formazione su etica e deontologia), trova lavoro nel settore medico (l’85,1% svolge attività retribuite) e prima di altre professioni (il 58,4% lavora entro i 28 anni).

Si può scommettere sui giovani medici. Anche in condizioni di instabilità occupazionale e di discontinuità, i giovani medici rappresentano spesso, per inclinazione ai valori, capacità di dialogo con i pazienti, entusiasmo e dedizione, punti di riferimento significativi nelle comunità nelle quali sono inseriti. È un quadro interessante e, per molti versi, sorprendente quello che emerge dall’indagine sui camici bianchi under 40 intitolata “Chi ci curerà nel 2020?” realizzata da OIS (Osservatorio Internazionale della Salute) in collaborazione con OMCeO Roma insieme a FIMMG Roma, Cimo e Consulcesi. «OIS è la prima associazione senza scopo di lucro che unisce la ricerca all’azione, interamente dedicata alle indagini sul mondo medico-sanitario e sul benessere quotidiano dei cittadini per promuoverne un corretto stile di vita, con un occhio sempre puntato ai principali cambiamenti socio-culturali in atto», spiega il presidente di OIS, Simone Colombati.


La ricerca, illustrata al Ministero della Salute alla presenza dei vertici della categoria, è stata condotta attraverso un questionario online autosomministrato che è stato inviato a tutti i medici tra i 25 e i 40 anni. Il disegno della rilevazione ha previsto l’estrazione di un campione di circa 800 rispondenti (corrispondente a una frazione sondata pari a circa il 10%). L’indagine è stata concentrata su sei aree tematiche: la condizione professionale e retributiva dell’ultimo anno; le aspirazioni per il futuro; le esperienze di volontariato; la domanda formativa sui temi etici e deontologici; la tutela professionale e gli strumenti di sostegno finanziario alla professione. All’evento hanno presenziato autorevoli figure delle istituzioni sanitarie e non solo, tra cui l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, Francesco Aureli (Save The Childen), Foad Aodi, presidente di AMSI (Associazione medici stranieri in Italia) e di CO-MAI (Comunità del mondo arabo in Italia) e il dottor Salvatore Galanti, presidente di Consulcesi Onlus.
I DATI


«Il profilo tipo che emerge utilizzando modelli statistici avanzati – afferma illustrando i dati Annalisa Cicerchia, componente del Comitato Scientifico di OIS – è quello di un giovane medico che inizia a lavorare prima dei 28 anni, aspira ad entrare in una struttura ospedaliera o in una clinica, oppure a  svolgere attività di divulgazione medica e scientifica. Un altro aspetto che caratterizza questi giovani medici è rappresentato dall’impegno sociale, espresso attraverso l’attività di volontariato che svolgono o hanno svolto in passato. Il dato sull’inserimento lavorativo è molto positivo rispetto ad altre professioni (l’85,1% degli intervistati svolge attività medica retribuita), ma si segnala una grande frammentarietà con il 32,1% che ha fatto almeno due attività diverse nel corso dell’ultimo anno.

Purtroppo nell’indagine si confermano alcuni dei mali cronici del mercato del lavoro italiano: così ci sono ben tre punti percentuali di scarto tra gli uomini e le donne occupate (86% a 83%) e oltre 4 punti rispetto alla quota di medici che sperimenta un ingresso precoce nel mercato del lavoro: il 59,9% delle donne comincia a lavorare entro i 28 anni, contro il 64,3% dei colleghi dell’altro sesso. Questo mostra che le donne hanno tempi di inserimento più lunghi, che certamente penalizzano i percorsi di vita personale e le scelte di maternità. Marcato anche il divario di occupati tra nord e sud (92% contro 76,4%) con la forbice che si allarga considerando l’accesso al mondo del lavoro prima dei 28 anni: nel settentrione la quota è del 70,9% e nel meridione del 40%. Nel centro, dove gli occupati sono l’83,8%, si registra la più alta propensione all’iniziativa professionale: il 75,2% (al nord 59,3% e al sud 58,3%)».


IL PROFILO SOCIALE
A dispetto di un inserimento lavorativo così frammentato, il rapporto rivela una netta attitudine a restare in Italia (solo il 4,7% ha scelto attività all’estero) e una ancora più notevole propensione all’impegno sociale dei giovani medici. Ben il 37,7%, infatti, dichiara di aver svolto o di svolgere attualmente attività di volontariato. Si tratta di esperienze che hanno coinvolto soprattutto i medici residenti nelle regioni del sud (58,3%); la grande maggioranza (il 75,7%) di coloro che hanno prestato la propria opera come medici volontari ritiene che questa esperienza rappresenti un completamento importante della propria formazione. I giovani medici si dimostrano così dinamici, intraprendenti, motivati ad accrescere il proprio bagaglio di conoscenze con esperienze nel volontariato, ma anche molto attenti alle tutele: l’87,5% (nel nord si supera il 91%) ha una copertura assicurativa. Più in generale, il 69,2% degli intervistati si è dichiarato interessato a un programma di sostegno finanziario agevolato per l’avviamento della propria attività professionale.


LE AZIONI
«La finalità di questo tipo di indagini è proporre soluzioni – conclude il Professor Giuseppe Petrella, Presidente del Comitato Scientifico di OIS – facendo, dunque, seguire l’azione alla ricerca. In tal senso una risposta all’esigenza di superare le difficoltà causate dal blocco del turnover del Servizio sanitario nazionale, è costituita da forme innovative di economia sociale, come le startup di giovani medici. Tali startup, senza inficiare compiti e funzioni del Ssn, potrebbero avere natura low-profit e realizzare progetti di medicina preventiva (campagne di educazione sanitaria, screening, sensibilizzazione su tematiche di attualità) per conto di Enti pubblici o privati; iniziative e servizi innovativi a sostegno dei pazienti con patologie croniche; attività di medicina divulgativa (blog, siti web, giornali, WebTV). Ancora, queste startup potrebbero orientarsi all’assistenza primaria ambulatoriale, all’assistenza domiciliare integrata e alla creazione di comunità assistenziali. I risultati – spiega ancora Petrella – suggeriscono però anche di estendere al maggior numero possibile di giovani professionisti, attraverso un coordinamento ad esempio con le Onlus e con le realtà del terzo settore, l’opportunità di dedicarsi alla pratica sanitaria nell’ambito del mondo del volontariato, che possano offrire ai giovani medici una occasione di crescita culturale, sociale e professionale. Inoltre sarebbe auspicabile creare pacchetti previdenziali integrativi dedicati ai giovani professionisti e programmi di sostegno finanziario, da destinare a chi avvia l’attività professionale, finalizzati a specifiche iniziative».

 

fonte: ois