Tumori: in Italia 427 giorni di attesa per avere i nuovi farmaci

Redazione DottNet | 18/05/2016 08:21

Rapporto Favo, troppe differenze tra le Regioni. Cresce la spesa: +1,9mld

Oltre un anno, per la precisione 427 giorni, per accedere ai farmaci anticancro innovativi. E' quanto devono attendere i pazienti oncologici italiani, contro ad esempio un'attesa media di 364 giorni in Francia, 109 nel Regno Unito e 80 in Germania. Lunghe attese per potersi curare con le terapie di ultima generazione dunque, ma anche ''troppe e profonde'' differenze tra le regioni quanto ad accesso a cure ed assistenza. E' il quadro che emerge dall'VIII Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato dalla Federazione Italiana Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) per la XI Giornata del malato oncologico.

L'Italia si presenta dunque, denuncia la Favo, a 'macchia di leopardo' ed è forte la rabbia delle associazioni dei pazienti per ''l'occasione perduta'' della riforma costituzionale recentemente approvata. Il modello di regionalismo delineato nel nuovo Titolo V della Costituzione, denuncia infatti il presidente Favo Francesco De Lorenzo (clicca qui per la video intervista completa), ''continua a non attribuire allo Stato l'esercizio dei poteri sostitutivi, in caso di necessità, a tutela della concreta attuazione dei Livelli essenziali di assistenza Lea ed il nuovo testo dell'art. 117 non consente il superamento delle disparità tra aree del Paese nella disponibilità dei trattamenti innovativi''.

Nel nostro Paese inoltre, denuncia sempre la Federazione, ''manca la rete della terapia del dolore e le cure domiciliari sono di fatto uscite dai Lea regionali; vengono infatti attivate solo per il 48,1% dei pazienti al momento delle dimissioni, mentre per il restante 51,9% provvedono i familiari''. E non va dimenticato che l'accesso a beni e servizi, come i prodotti assicurativi e bancari, ''è ancora oggi negato a chi ha un passato di malato''. Insomma, una situazione ancora critica ma che registra tuttavia dei miglioramenti rispetto, ad esempio, alla centralizzazione delle patologie oncologiche maggiori in centri ad alto volume di attività: così la quota di centri sopra la soglia del volume di attività minimo richiesto è passata dal 22 al 29% per il colon, è triplicata per il polmone ed è raddoppiata per stomaco e mammella.

Altro capitolo è quello della spesa per farmaci oncologici, che in Italia ha registrato un'impennata passando da circa 1 mld nel 2007 a 2,9 mld di euro nel 2014. Ad oggi sono disponibili 132 farmaci antitumorali e negli ultimi 15 anni ne sono stati immessi sul mercato 63, ma i costi sono aumentati in modo esorbitante tanto che il costo medio di una terapia complessiva è aumentato da 3.853 euro nel 1995-1999 a 44.900 euro nel 2010-2014. Il nodo sostenibilità, ha però rilanciato il presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) Carmine Pinto (nella foto) (clicca qui per la video intervista), potrebbe trovare risposta con l'istituzione di un fondo nazionale finanziato con un aumento di 1 cent a sigaretta, proposta già presentata al ministero. A questo proposito, il presidente della commissione Affari sociali della Camera, Mario Marazziti (clicca qui per la video intervista), ha annunciato un'indagine conoscitiva proprio sui farmaci innovativi in oncologia ed il loro impatto sul sistema.

Il peso sociale della malattia è stato richiamato anche dal presidente dell'Inps Tito Boeri (clicca qui per la video intervista), il quale ha ricordato che ''le neoplasie costituiscono oltre 1/3 delle cause di invalidità e inabilità, in crescita continua'', sottolineando la necessità di una legge quadro ad hoc sui pazienti oncologici. Maurizio Sacconi (Presidente Commissione Lavoro Senato) e Maria Grazia De Biasi (Presidente Commissione Igiene e Sanità Senato, clicca qui per la video intervista completa) hanno invece rimarcato il ruolo della politica nelle nuove inziative in corso per facilitare la vita del malato oncologico. Paola Binetti (Intergruppo Malattie Rare Camera dei Deputati) (clicca qui per la video intervista) ha chiarito l'importanza delle associazioni dei pazineti che devono entrare di diritto in un dialogo costruttivo con medici e operatori della sanità.

 

fonte: favo, interna

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