Seveso: 40 anni dopo la diossina continua a fare vittime

Redazione DottNet | 15/05/2016 20:04

Non solo tumori ma anche diabete e problemi di cuore; minore fertilità degli uomini

Quarant'anni dopo gli effetti nocivi della Diossina sono ancora lì e continuano a fare vittime. Quello che viene definito il "primo choc ambientale italiano", il Disastro di Seveso, cominciò esattamente alle ore 12,37 del 10 luglio 1976. E' un sabato afoso, nel reparto 'B' dello stabilimento Icmesa di Meda la temperatura di un reattore chimico per la produzione di un componente di diserbanti balza sopra il limite dei 175 gradi centigradi. La valvola di sicurezza entra in funzione, evitando l'esplosione, ma rilascia all'esterno, per circa mezz'ora una ''nuvola bianca'' contenente circa due chilogrammi di diossina TCDD, una delle sostanze chimiche più tossiche, che il vento spinge verso i comuni di Seveso - il più vicino - e di Cesano Maderno, Desio e Meda.

 

Il primo segnale della tragedia sono alcune pecore morte, poi arrivano i malesseri alla popolazione, con infiammazioni agli occhi e della pelle. Solo dopo giorni l'azienda ammette il guasto. Scatta finalmente l'allarme, ma nessuno sa bene cosa fare perché l'incidente non ha precedenti. Non c'è modo di misurare l'impatto della diossina sulle persone per cui vengono fatti dei prelievi dal terreno. Si saprà poi che gli abitanti di Seveso sono stati accidentalmente esposti a dosi di diossina da 10 a mille volte maggiori di quelle usuali. L'area di Seveso colpita viene suddivisa in zona A e B, secondo il grado di pericolosità ambientale. Solo il 24 agosto gli abitanti della zona A vengono finalmente fatti evacuare.

 

Per precauzione vengono distrutte colture e abbattuti gli animali da cortile. Un anno dopo i casi accertati di dermartite devastante sono più di 200. Negli anni successivi, nella zona A il terreno inquinato verrà sostituito con terreni prelevati da zone non inquinate; nel 1981 gli impianti Icmesa verranno abbattuti e tre anni dopo nella zona nascerà un parco urbano. Seveso e la sua tragedia in questi 40 anni sono stati un esempio per tutti. Già nel 1983 la vicenda è stata fondamentale per l'approvazione della direttiva comunitaria nota anche come 'Direttiva Seveso'.

 

E gli studi dei medici sulla popolazione, iniziati già 15 giorni dopo l'incidente, sono continuati per decenni e continuano tutt'oggi. I risultati più recenti sono stati illustrati nel convegno organizzato dai medici della Brianza proprio a Seveso sabato e hanno evidenziato che oltre alla correlazione tra diossina e tumori, che era stata già confermata nel 2013 in particolare per linfomi e leucemie ('osservati speciali' i tumori al colon retto e alla mammella), tra i contaminati è più alta rispetto ad altre zone l'incidenza di diabete e malattie cardiache ed il rischio di morte precoce per queste malattie. Tra gli abitanti più colpiti è stato registrato anche un aumento del 23% della mortalità precoce tra chi soffriva di "patologie cardiovascolari e respiratorie sicuramente legate allo stress vissuto durante il disastro", ha spiegato Alberto Bertazzi dell'Università di Milano.

 

Ma la diossina ha avuto un effetto nocivo anche sulla fertilità. Lo ha confermato Paolo Brambilla dell'Università Milano Bicocca, secondo cui i risultati degli studi hanno evidenziato "la marcata riduzione del rapporto tra il numero di maschi e femmine nei figli nati da padri esposti". E negli uomini nati nei primi 10 anni dopo il disastro, è stata anche rilevata anche una fertilità fortemente ridotta.

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