Medici di famiglia, 1500 farmaci sono a rischio rimborso

Redazione DottNet | 23/05/2016 17:02

Appello all'Aifa, ritiri subito la determina sulle gare per l'equivalenza terapeutica

Circa 1500 medicinali a regime di dispensazione ospedaliera o a distribuzione diretta in farmacia potrebbero presto diventare a carico degli assistiti, a meno che questi non accettino di cambiare terapia e utilizzare un farmaco terapeuticamente equivalente, pur se a base di differenti principi attivi. A lanciare l'allarme la Federazione dei Medici di medicina Generale (Fimmg) che attraverso le parole del segretario Giacomo Milillo mette in guardia: "il danno per gli assistiti ci sarà eccome". Si tratta, dunque, di un taglio alla rimborsabilità per circa 1.500 specialità medicinali.  Soprattutto prodotti innovativi e per malati cronici, sia della fascia   “H” relativa ai farmaci ospedalieri che quelli “a distribuzione  diretta” o “per conto”, ossia acquistati dalle Asl a prezzi scontati e  distribuiti poi in farmacia.

Rispettivamente oltre 1.700 i farmaci con  regime di dispensazione ospedaliera e circa mille i medicinali  territoriali, in tutto 2.700 specialità farmaceutiche, oltre la metà  delle quali destinate a diventare presto a carico degli assistiti. A meno che questi non accettino di cambiare terapia utilizzando un  farmaco terapeuticamente equivalente”. Che, si badi bene, non è un  generico detto anche farmaco equivalente, ma un medicinale “con  profilo rischio-beneficio sovrapponibile”, che può contenere anche un  principio attivo diverso. Insomma, un’altra terapia, un altro percorso  assistenziale, in sostanza, un’altra storia.

La stretta dovrebbe arrivare dalle gare d’acquisto regionali di  medicinali appunto “terapeuticamente equivalenti”, che ad oggi qua e  là già si fanno, ma che ora potrebbero diventare generalizzate,  consentendo di acquistare - al miglior prezzo - un prodotto ed  escludendo tutti gli altri che rientrano in quella che, tecnicamente,  si chiama “classificazione ATC di 4° livello”. Per capire meglio,  ricordiamo che il primo livello sono ad esempio tutti i medicinali per  il sistema nervoso centrale, il secondo gli psicoanalettici, il terzo  tutti gli antidepressivi, al quarto troviamo varie categorie tra cui  sono classificati i così detti Antidepressivi inibitori selettivi  della ricaptazione della serotonina (SSRI), che raggruppano circa 38  medicinali diversi con 7 molecole diverse, dalla Seretralina (Zoloft,  Tatig, Tralisen) all’ Escitalopram (Cipralex, Entact).

E tra questi uno solo, quello che batterà all’asta il prezzo più  basso, resterà mutuabile. A dare il via libera alla stretta è una “determina” AIFA, la “458” del  31 marzo scorso sul tema “Equivalenza terapeutica fra medicinali  contenenti differenti principi attivi”, passata sotto silenzio, ma che   indica passo dopo passo  alle Regioni come procedere alla gare di  acquisto per farmaci considerati “terapeuticamente equivalenti”. I medicinali che potranno essere messi a gara devono: essere in commercio da almeno 12 mesi, appartenere alla stessa classe ATC di 4°  livello, presentare studi che ne comprovino la stessa efficacia  rispetto agli altri della stessa classe, avere indicazioni  terapeutiche principali sovrapponibili (appare evidente come i  farmaci, con differenti principi attivi, messi a gara possano non  avere tutte le indicazioni sovrapponibili e già questo comporta la  loro non completa sovrapponibilità terapeutica), medesima via di  somministrazione, stessa posologia.

“Tra il farmaco che avrà battuto il prezzo più basso e quelli che  verranno invece esclusi dalla rimborsabilità sembra non ci siano  differenze, invece il danno per gli assistiti ci sarà eccome”, mette in guardia il Segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo, che  spiega anche il perché. “Premesso che questa delle gare per  equivalenza terapeutica sarebbe un’anomalia tutta italiana nel  panorama europeo, non si può dire che ai farmaci è sufficiente  appartenere alla medesima classe ATC per avere la medesima efficacia  sul singolo paziente, che risponde in modo diverso già se ingerisce la  stessa molecola in bustine anziché in pillole, figuriamoci se poi il  principio attivo è proprio diverso”.

Prendiamo ad esempio:  Citalopram, Sertralina, Escitalopram, che come  abbiamo visto sono tutti inseriti nella quarta categoria ATC degli  antidepressivi SSRI. “Inoltre –prosegue Milillo- manca nella determina Aifa qualunque  tutela per l’assistito sulla continuità terapeutica, visto che il  paziente nell’ambito di un medesimo percorso assistenziale potrebbe  essere costretto ad usare un anno un farmaco e quello successivo un  altro, che casomai si è aggiudicato la gara”.  “E poi quando si parla solo di stessa via di somministrazione significa che la forma, ossia  bustine piuttosto che pillole, potrebbe essere differente, in barba  alla tollerabilità del paziente”.

“Il fatto che si indichino le gare di farmaci ospedalieri e a  distribuzione diretta come principale scopo della determina Aifa  –rimarca il Segretario della Fimmg- non esclude poi che il criterio  dell’equivalenza terapeutica possa venire esteso anche alle altre  migliaia di prodotti venduti normalmente in farmacia”. Ma già così, informa il Centro studi della Fimmg, la stretta minaccia di escludere dalla rimborsabilità ben oltre la metà dei 2.700   medicinali oggi mutuabili e ad esclusivo uso ospedaliero o a distribuzione diretta. La determina Aifa  prevede infatti che per ogni classe di farmaci la   quota da mettere all’asta non possa superare l’80%. “Questo comporterà  in pratica che un medicinale a prezzo più basso resterà mutuabile,  mentre tutti quelli cosiddetti ad equivalenza terapeutica diventeranno  a totale carico degli assistiti. Esenti compresi”, chiarisce Milillo.
 
“Il fatto poi si dica che è comunque garantita la libertà prescrittiva  del singolo medico, è solo uno specchietto per le allodole, visto che  lo stesso medico dovrebbe motivare per iscritto perché si richiede la  somministrazione di un altro farmaco non acquistato dalla Regione,  rischiando sanzioni e richiami, come le esperienze passate insegnano”.  “Capisco la preoccupazione per il miliardo e 600 milioni di sforamento  della spesa per i farmaci ospedalieri, è vero che le gare per farmaci terapeuticamente equivalenti sono previste dalla legge 95 del 2012, ma  resta il fatto –conclude Milillo- che si tratta di una norma  inaccettabile, che toglie qualsiasi autonomia prescrittiva ai medici e 
tratta i pazienti come un gregge. Proprio mentre la ricerca  scientifica punta verso terapie sempre più personalizzate”.

“Il provvedimento –spiega il segretario nazionale del sindacato dei  medici di medicina generale  Fimmg, Giacomo Milillo- è stato ora  sospeso per 90 giorni, rinnovabili una sola volta da una nuova determina della stessa Aifa, ma l’allarme resta alto visto il pressing delle Regioni. Per questo chiediamo un incontro al Presidente   dell’Aifa, Mario Melazzini, al quale chiederemo di ritirare in toto la Determina sulla gare per farmaci equivalenti”. “E quella –prosegue- sarà l’occasione per sollecitare anche l’avvio della sperimentazione  che avrebbe dovuto consentire a 2.400 medici di famiglia di prescrivere i medicinali sottoposti a piano terapeutico, che costringono oggi i pazienti a una corsa ad ostacoli per ottenere la  prescrizione, con tanto di pagamento del ticket per la visita dello   specialista, unico autorizzato al momento a prescrivere”. “Inerzie  - conclude Milillo- che stanno creando gravi disagi agli assistiti e  che limitano l’autonomia prescrittiva del medico”.
 

 

fonte: fimmg