Arrivano negli ospedali i simulatori di emergenze

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 23/05/2016 17:34

Un nuovo modello di formazione per gestire le emergenze

 Medici come i piloti, addestrati a gestire, con un simulatore, situazioni straordinarie, come una catastrofe naturale o un afflusso enorme di feriti dopo un attacco terroristico. In questo caso non si tratta di una cabina di pilotaggio ma un vero e proprio 'reparto', dove manichini speciali e attrezzature mediche 'inscenano' una emergenza.

L'obiettivo e' chiaro: imparare a gestire la tensione e gli imprevisti, per essere addestrati a non sbagliare, diventando, perche' no, 'top gun' della chirurgia. In Italia sono meno di una decina in tutto le strutture ospedaliere che hanno deciso di investire su questo tipo di formazione (tutte nate negli ultimi due o tre anni), che ancora una volta trae ispirazione dal mondo della aeronautica dove da sempre e' indispensabile un training rigidissimo e continuo. Chirurgia, anestesiologia e medicina d'urgenza sono i settori clinici in cui la simulazione inizia ad avere un certa diffusione, anche se in Italia i centri di didattica, gli IRCCS e le strutture di cura che hanno abbracciato l'uso massivo della simulazione in ambito medico sono ancora pochi (tra questi l'Istituto Besta e l'Università del Piemonte Orientale).

Altri due sono a Firenze, uno a Trento, uno in Sicilia a Caltanissetta ed infine uno in Sardegna. Per gli esperti un'ora al simulatore chirurgico equivale a 100 ore in sala operatoria. La realtà virtuale diventa quindi una scuola continua per il neurochirurgo e una garanzia per il paziente. Gli esperti del Besta di Milano evidenziano infatti che "nel 2013, in Italia, oltre il 36% delle denunce contro medici ha riguardato l'ambito chirurgico (fonte Marsh risk consulting). Non si tratta solo di cattive pratiche", puntualizzano, perché per esempio "in neurochirurgia, anche quando l'intervento è svolto secondo i migliori standard di qualità, poiché si tratta dell'atto medico col rischio più alto, si registrano complicanze in una proporzione che varia in media dal 3 al 16%, a seconda del tipo di intervento".

Su questi temi si è svolto nella giornata finale di Exposanità un simposio interdisciplinare proposto dall'Associazione Italiana Ingegneri Clinici, con la partecipazione di esperti del settore della difesa e del peace keeping, tecnici biomedicali, formatori e comandanti di aviazione, accademici e clinici.

Estremamente fiducioso è Gianfranco Gensini (presidente SIMMED, Società italiana di simulazione in medicina): "dovrebbe divenire parte integrante del sistema ECM nazionale". Paolo Gazzaniga, direttore del Centro Studi di Assobiomedica, spiega che la "collaborazione virtuosa tra ricerca, accademia, industria e mondo clinico può essere l'unico modo per sviluppare una didattica nuova capace di utilizzare il meglio di ciò che le tecnologie avanzate possono offrire".

L'Associazione italiana di ingegneria clinica, conclude Paolo Pari, membro del direttivo AIIC, si è proposto come nucleo di spinta di questo cambiamento, "anche ipotizzando la creazione di autentici centri per la simulazione concepiti come cittadelle della formazione avanzata. Luoghi che potrebbero divenire poli didattici di attrazione internazionali".

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato