Test sangue sarà la nuova arma per monitorare il cancro e tarare cure

Redazione DottNet | 04/06/2016 16:55

Oncologi, entro 2 anni la biopsia liquida sarà l'esame chiave su vari tumori

Il test del sangue, ripetuto anche ogni 15 giorni, consentirà presto di tenere sotto 'assedio' vari tipi di tumore, monitorandone l'evoluzione e rendendo possibile tarare le cure ed i farmaci anche 'in corsa' a seconda dello sviluppo della malattia. E' questo lo scenario che si realizzerà nell'arco di 1 o 2 anni grazie alla biopsia liquida, ovvero l'esame del dna delle cellule tumorali circolanti nel flusso sanguigno: proprio alle potenzialità di questa nuova 'arma' sono dedicate alcune sessioni del Congresso dell'Associazione americana di oncologia clinica (Asco), principale appuntamento mondiale del settore, e 'spicca' la presenza della ricerca italiana in questo ambito.

 

Uno dei tumori già 'sotto assedio' è quello aggressivo del colon retto, come spiega Alberto Bardelli, responsabile Genomica dei tumori all'Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo (To), che all'Asco illustrerà gli avanzamenti in questo ambito: "Nell'ambito delle sperimentazioni cliniche stiamo già utilizzando la biopsia liquida, con cadenza quindicinale, per monitorare i pazienti con cancro al colon metastatico, con grandi vantaggi. Oggi, infatti, si effettua la tac per valutare se un tumore è in progressione, ma la tac ci dice solo che il tumore si ingrandisce e non il perché". "La biopsia liquida, invece - prosegue Bardelli - ci fa capire quale tipo di resistenza si stia sviluppando al farmaco utilizzato e questo per il cancro al colon è fondamentale, poiché per 4 pazienti su 10, con un certo tipo di resistenza, è possibile optare per farmaci alternativi".

 

Dunque, grazie alla biopsia liquida, chiarisce l'esperto, "si può monitorare l'andamento della malattia ogni 15 giorni e c'è la possibilità di identificare la terapia giusta da fare successivamente, evitando l'irradiazione delle tac". Un nuovo studio è ai nastri di partenza ed il centro di Candiolo sarà coinvolto: "In un paio d'anni - commenta Bardelli - la biopsia liquida sarà largamente disponibile e cambierà radicalmente la diagnosi dei tumori solidi". Lo conferma anche Paolo Marchetti, direttore Oncologia medica dell'Università Sapienza di Roma: "Abbiamo in corso tre studi sull'utilizzo della biopsia liquida nel cancro al polmone, alla mammella e nel melanoma. Non è ancora un test di routine, ma le potenzialità sono enormi: per il cancro al polmone, ad esempio, ci permette di sapere se ci sono delle mutazioni e questo rende possibile l'impiego di farmaci a bersaglio molecolare 'personalizzati' e cioè 'tarati' su quella particolare mutazione della cellule tumorale, ovviamente molto più efficaci di una chemioterapia generica".

 

Nell'arco di "1-2 anni - è la previsione dell'oncologo - questo del sangue diventerà il primo test, nella pratica clinica, per controllare l'evoluzione della malattia in corso di trattamento e mirare così le terapie rendendole più personalizzate, mentre entro 4-5 anni si arriverà all'utilizzo della biopsia liquida anche per poter fare la diagnosi iniziale di tumore". Un enorme passo vanti anche sotto il profilo dei costi: "Innanzitutto, la diagnosi precoce consentirebbe di curare i pazienti ad uno studio iniziale con notevoli risparmi e utilizzando un metodo dai costi modesti, che a fronte di un largo uso delle tac arriverebbe a determinare un risparmio significativo per la sanità pubblica".

 

 

Fonte: ansa