Chi fa turni al lavoro rischia infarti e ictus più gravi

Professione | Redazione DottNet | 09/06/2016 11:38

Colpa dell'alterazione dell'orologio interno del corpo

Dai medici ai poliziotti, dagli infermieri agli autisti, chi fa turni per lavoro rischia conseguenze più gravi da infarti e ictus. Una ricerca, pubblicata sulla rivista Endocrinology, fornisce nuove prove dei danni provocati dal cambio del ritmo sonno-veglia, suggerendo che potrebbero riguardare anche chi ha orari lavorativi regolari ma si sottopone a un eccessivo 'jet lag sociale'.

Studi precedenti avevano messo in evidenza i collegamenti tra lavoro a turni e il rischio di malattie cardiovascolari. La nuova ricerca, condotta presso la Texas A & M Health Science Center College of Medicine, negli Stati Uniti, si concentra sulla gravità dell'evento. I ricercatori hanno alterato, su ratti, il ritmo circadiano, ovvero un ciclo di circa 24 ore controllato da un orologio biologico interno. Per due settimane, i roditori sono stati esposti ad una condizione di alternanza luce-buio costante, prima di essere divisi in due gruppi. Per 7 settimane, il gruppo di controllo ha continuato l'esposizione alla stessa condizione, mentre l'altro è stato sottoposto a un significativo cambiamento, simile a quello che avviene nel lavoro a turni.

I ricercatori hanno quindi indotto ictus ischemico nei ratti, scoprendo che il secondo gruppo aveva avuto esiti molto più gravi rispetto a quello di controllo, con più probabilità di danni cerebrali, perdita di sensibilità, minore movimento degli arti. "Questi risultati - spiega il co-autore David Earnest, ricercatore di Neuroscienze - probabilmente si estende a molti di noi che hanno orari che differiscono notevolmente da un giorno all'altro, in particolare tra giorni feriali e fine settimana. Tali schemi irregolari possono produrre ciò che è noto come 'jet lag sociale'". Il team ha intenzione di verificare se all'origine del legame ci sia un'infiammazione nel cervello.

 

fonte: ansa

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