Censis, 5 milioni d'italiani hanno avuto prescrizioni inutili

Redazione DottNet | 09/06/2016 12:13

Ma oltre la metà dei cittadini è contraria alle sanzioni ai medici

Gli italiani ammettono di ricevere prestazioni inutili ma sono contrari a sanzionare i medici che le prescrivono. Sono 5,4 milioni i cittadini che nell'ultimo anno hanno ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili. Tuttavia, oltre il 51,3% si dichiara contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni inutili.

 

È quanto emerge dalla ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentata in occasione del VI Welfare Day che si celebra oggi. Il decreto sull'appropriatezza, si legge, "incontra l'ostilità dei cittadini, che sostengono la piena autonomia decisionale del medico nello stabilire le terapie, anche come baluardo contro i tagli nel sistema pubblico". Riguardo, in generale, al decreto anti prescrizioni inutili, che fissa le condizioni che rendono una prestazione sanitaria necessaria e dunque pagabile con ticket invece che per intero, il 64% degli italiani è contrario. Di questi, il 50,7% perché ritiene che solo il medico può decidere se la prestazione è effettivamente necessaria e il 13,3% perché giudica che le leggi sono motivate solo dalla logica dei tagli. Prevale quindi la sfiducia nelle reali finalità dell'operazione appropriatezza, interpretato dagli italiani come "uno strumento per accelerare i tagli alla sanità e per trasferire sui cittadini il costo delle prestazioni".

 

Intanto 11 milioni di italiani nel 2016, ben 2 milioni in più rispetto al 2012, hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche o sono ricorsi al privato per ovviare alle lunghe liste di attesa. Il dato arriva dal Censis, ma replica prontamente il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: "E' un problema che abbiamo presente e trovare una soluzione per noi rappresenta una priorità". Ma, avverte, "deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi". "E' chiaro - spiega il ministro - che il Sistema Sanitario Nazionale deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie italiane stanno vivendo, e questa indagine del Censis ci conferma la necessità di difendere l'aumento previsto del Fondo Sanitario Nazionale per gli anni 2017 e 2018, che intendiamo utilizzare per sbloccare il turn over e stabilizzare il personale sanitario precario, rifinanziare il Fondo per l'epatite C, coprire i costi dei nuovi farmaci oncologici e garantire a tutti i cittadini accesso gratuito alle cure".

 

Ma il ministro individua al contempo una soluzione al problema, che passa, spiega, "da una profonda riorganizzazione del sistema delle liste di attesa, soprattutto in alcune regioni italiane". L'obiettivo è cioè quello di "uniformare l'intero territorio nazionale su standard elevati" ed a tal fine, annuncia, "ho intenzione di proporre l'inserimento nel mio decreto legislativo sulla nomina dei Direttori Generali delle aziende sanitarie di una norma che imponga di valutare i manager anche in relazione agli obiettivi di riduzione delle liste d'attesa". Intanto, afferma, "una prima svolta verrà a breve introdotta con i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, con l'ingresso nel Servizio sanitario nazionale Ssn di nuove prestazioni gratuite attese da 15 anni".

 

Lo studio Censis ha suscitato anche la forte critica del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, secondo la quale questi dati "sono la dimostrazione che aver progressivamente ridotto gli investimenti nel Ssn mette le persone in condizione di non curarsi. E' la logica dei commissariamenti e dei tagli". E per il Movimento 5 Stelle "la frana del nostro sistema sanitario si è già trasformata in una valanga, e ad essere responsabili, intenzionalmente, di questa demolizione sono il ministro della Salute e tutto il governo. Le conseguenze dei continui tagli inflitti alla sanità oggi sono stati evidenziati dalla ricerca Censis-Rbm". Critico pure il sindacato dei medici dirigenti Anaao, che denuncia come "il taglio dei fondi alla Sanità non si sia mai interrotto". E se il Codacons parla di "dati vergognosi per un paese civile", la segretaria nazionale della Fp Cgil, Cecilia Taranto, e il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Massimo Cozza, commentano: "Ha ragione il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, quando afferma che non si possono fare le nozze con i fichi secchi. Ma questa affermazione dovrebbe essere rivolta al suo governo che, attraverso precise scelte politiche, continua a destinare più risorse ad altri settori: dagli imprenditori alle banche".

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