
La metà dei camici bianchi non è in regola con l’obbligo di Educazione Continua in Medicina, ma i cittadini non ci stanno: ora pretendono di sapere se il proprio medico è adeguatamente formato oppure no. È quanto emerge dalla Tavola rotonda al Ministero della Salute tra le associazioni dei pazienti, le istituzioni mediche, le personalità scientifiche e gli stakeholder del settore. Al centro del confronto l’emergenza formazione sull’obbligo ECM in vista della scadenza del triennio formativo del 31 dicembre 2016. Il ministro Beatrice Lorenzin ha annunciato «una richiesta di chiarimento sui dati FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordini dei Medici) secondo i quali il 50% dei professionisti è in ritardo sulla formazione obbligatoria dei camici bianchi. Bisogna puntare sull’innovazione, sulla formazione FAD e sulla telemedicina. Serve ammodernare i corsi Ecm con elementi e obiettivi per i medici di famiglia e gli specialisti, in ambiti sottovalutati o non presi in considerazione. Non è ammissibile oggi un medico non aggiornato, soprattutto un dipendente del Ssn».
L’ALLARME – La principale criticità emersa è che, a pochi mesi dalla scadenza del triennio formativo, sono ancora tanti i medici che non hanno completato il percorso ECM, almeno il 50%, secondo il presidente della FNOMCeO, Roberta Chersevani. Dato di calo confermato da Luigi Conte, Segretario FNOMCeO, secondo cui nel 2015 è diminuito il numero di frequenze nei corsi. La proposta che emerge dal confronto al Ministero della Salute è quella di dare la possibilità ai pazienti di accedere ai risultati conseguiti nel triennio formativo dal proprio medico, consultandoli direttamente negli studi e negli ambulatori. Un provvedimento che in molti vorrebbero fosse preso subito, ma che apre un altro fronte di dibattito su controllori e controllati. Chi fa da garante per i pazienti? Ma non solo: chi preserva gli stessi medici dal rischio di ritrovarsi da gennaio del prossimo anno in una sorta di “black list” come già capitato ai medici competenti? Questi ultimi sono stati gli unici, fin qui, ad essere stati depennati (subito oltre 6mila e poi una parte riammessi con un parziale dietrofront del Ministero della Salute) ed a subire pesanti ripercussioni sul piano lavorativo.
SSN AL COLLASSO - «Dare ai medici la migliore formazione professionale significa spendere bene ed evitare sprechi che un Ssn in crisi non può permettersi – ha affermato Massimo D’Alema, presidente della Federazione Italiani Europei durante il suo intervento nel corso della tavola rotonda al Ministero -. Serve un piano di investimenti perché senza concorsi, con una età media sempre più alta, il blocco del turnover, il Servizio Sanitario sta arrivando al collasso. Bisogna mettere carburante per dare risposte e certezze ai cittadini, che come emerge nel deprimente quadro Censis continuano a rinunciare alle cure, ma anche per dare prospettive alla classe medica e in particolare ai giovani, costretti ad andare all’estero. Se vogliamo mantenere standard elevati bisogna, dunque, qualificare i nostri medici e incentivare la loro formazione con la possibilità concreta di poter sperimentare, praticando la professione nei nostri ospedali».
L’INDAGINE – Un sondaggio effettuato tra i medici mette in evidenza il grande interesse che l’aggiornamento professionale riveste tra i camici bianchi: l’82% degli intervistati considera importante la formazione professionale, ma ritiene che siano troppe le difficoltà da superare per conseguire i 50 crediti annuali obbligatori. Il 51% degli intervistati considera, infatti, poche le occasioni concesse da strutture sanitarie e associazioni sindacali per aggiornarsi. I corsi più seguiti sono, invece, quelli multimediali (slide, video ed esercitazioni): l’84% predilige complessivamente una formazione multimediale e interattiva.
LA VOCE DEI PAZIENTI – Anche per i pazienti è alto l’interesse per la formazione ed è forte la richiesta di trasparenza sull’effettivo grado di preparazione dei professionisti sanitari. In modo particolare ci si sofferma sull’aggiornamento delle figure chiave del servizio sanitario, auspicando che scatti di carriera e posizioni di vertice siano ad appannaggio dei camici bianchi più meritevoli in ottica ECM. Un tema che interessa da vicino tutti i pazienti, ma che riscontra un particolare interesse da FederAnziani Senior: da tempo il presidente Roberto Messina insiste su formazione e innovazione per “vincere la sfida” della longevità.
GLI INTERVENTI DEL MINISTERO – Il Ministero della Salute, dunque, è ora chiamato a mettere al centro di tutto il paziente e il suo diritto ad essere curato da un medico formato e pronto ad affrontare i continui cambiamenti di un settore in continua evoluzione anche in corrispondenza dei profondi mutamenti geopolitici di questo periodo ed in modo particolare l’emergenza migranti.




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