La Cassazione: più soldi per le pensioni degli specialisti esterni

Redazione DottNet | 16/06/2016 17:42

Secondo le strutture sanitarie accreditate i contributi, invece, erano dovuti sui compensi pagati ai medici e non sulle somme fatturate alle Asl

Buone notizie per gli specialisti esterni. La Corte di Cassazione ha messo fine a un’annosa diatriba stabilendo che i medici e odontoiatri che lavorano per società accreditate con il Servizio sanitario nazionale hanno diritto a un contributo calcolato sul fatturato.

Dal 2004 le strutture sanitarie private accreditate con il Ssn devono infatti destinare il 2 per cento del loro fatturato in convenzione con il Ssn al Fondo di previdenza specialisti esterni dell’Enpam, ma in molti casi si sono opposte al pagamento avviando contenziosi e cercando di far passare il principio che i contributi, al massimo, sono dovuti sui compensi pagati ai medici e non sulle somme, ben più elevate, fatturate alle Asl.

I giudici della Quarta sezione Lavoro hanno invece accolto il ricorso dell'Enpam confermando che la base contabile deve essere l'intero ammontare derivante dalle prestazioni specialistiche.
 
"Sicuramente è una buona sentenza che ci conforta sulla bontà delle scelte che abbiamo fatto in questi anni - dice il presidente di Enpam, Alberto Oliveti -. Il tempo della pazienza è terminato. Ora è il momento di passare all'esecutività degli incassi, e possiamo farlo a termini di legge".
 
Nei fatti si tratta di un considerevole aumento dei contributi pensionistici che verranno versati al Fondo, impossibilitato finora a raggiungere un normale equilibrio. Negli ultimi anni la Fondazione Enpam aveva affiancato all'azione legale un costante incremento delle attività ispettive nei confronti delle società morose, con oltre 200 decreti ingiuntivi emessi dal proprio Servizio ispettivo che hanno portato a circa 15 milioni di euro di contributi recuperati.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra la Fondazione ENPAM e una società.

In breve, i fatti. La Corte d'appello confermava la sentenza del Tribunale che aveva condannato F. 2000 s.r.l. a pagare alla Fondazione ENPAM la somma di € 94,59 al titolo di contribuzione del 2%, oltre sanzioni calcolate ai sensi dell'articolo 116 comma 8 lett. a) della L. n. 388 del 2000 ed accessori di legge, somma risultante da accertamento contabile.

In particolare, la Corte di appello confermava la soluzione adottata dal Tribunale, secondo la quale il contributo di cui all'art. 1 comma 39 della L.n. 243 del 2004 dev'essere commisurato ai compensi liquidati a favore dei professionisti medici per le prestazioni effettivamente rese in regime dicollaborazione libero professionale con le società di capitali titolari delle strutture dei rapporti di accreditamento con il servizio sanitario nazionale, e dev'essere pari al 2%, senza abbattimenti.

Riteneva poi corretta la qualificazione operata dal primo giudice del mancato pagamento dei contributi sotto l'ipotesi dell'omissione contributiva, essendo i contributi non versati facilmente quantificabile sulla scorta dei dati del fatturato della società, regolarmente tenuti, ed essendone dipeso il mancato versamento dalle incertezze e difformi interpretazioni del nuovo dettato normativo da applicarsi, che ha determinato la radicazione del contenzioso da parte della società proprio al fine di chiarire quali fossero i criteri cui attenersi.


Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la Fondazione ENPAM, sostenendo la violazione dell'art. 1, comma 39, della legge 23 agosto 2004, n. 243, il quale, nel prevedere che le società operanti in regime di accreditamento col servizio sanitario nazionale sono tenute a versare all'ENPAM un contributo pari al 2% del fatturato annuo, ha inteso disporre che il contributo dev' essere calcolato sulla base del fatturato prodotto dalla società attraverso l'attività dei medici e degli odontoiatri operanti presso di loro in regime libero-professionale, e non invece sulla base dei compensi corrisposti ai menzionati professionisti.
Deduceva, inoltre, l'erroneità della sentenza nella parte in cui aveva ritenuto che l'imposizione che colpisce le società deve essere commisurata ai compensi e/o alle retribuzioni spettanti a ciascun lavoratore.
La Cassazione ha accolto il ricorso dell’ENPAM, affermando un principio non presente nella giurisprudenza di legittimità e che dev’essere in queste sede evidenziato.

La questione posta con il ricorso riguardava solo l'esatta interpretazione della norma dell'art. 1, comma 39, e in particolare il significato da attribuire al concetto di "fatturato annuo attinente a prestazioni specialistiche rese nei confronti del servizio sanitario nazionale".
La Cassazione l’ha risolta affermando che il contributo del 2% previsto dall'articolo 1, comma 39, legge 23 agosto 2004, n. 243, dovuto dalle società di capitali, ha come base di calcolo il fatturato annuo attinente prestazioni specialistiche rese per il (e rimborsate dal) Servizio sanitario nazionale ed effettuate con l'apporto di medici o odontoiatri operanti con le società in forma di collaborazione autonoma libero-professionale con l'abbattimento forfettario di legge per costo dei materiali spese generali ex d.p.r. 23 marzo 1988, nn. 119 e 120, con esclusione del fatturato attinente a prestazioni specialistiche rese senza l'apporto di medici o odontoiatri.


Da, qui, dunque,l’accoglimento del ricorso.


Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.


Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Cassazione, l'imposizione del contributo del 2% a carico delle società che si avvalgono delle prestazioni dei medici e odontoiatri in regime di libera professione - al pari di quella prevista per gli istituti del Servizio sanitario nazionale per le medesime prestazioni - risponde ad un tipo di previdenza solidaristica, caratterizzata dalla riferibilità dell'assunzione dei fini e degli oneri previdenziali, anziché alla divisione del rischio fra gli esposti, a principi di solidarietà, operanti all'interno di una categoria, con conseguente non corrispondenza fra rischio e contribuzione, ed in cui i contributi vengono in considerazione quale strumento finanziario della previdenza.


Fonte: enpam, ipsoa