P.a: il dirigente fuori target rischia il posto e lo stipendio

Redazione DottNet | 21/06/2016 21:12

Bozza riforma, taglio fino all'80% della retribuzione variabile

Il dirigente pubblico che non raggiunge gli obiettivi fissati rischia lo stipendio e il posto. Nulla nella P.A. sembra più scontato nella carriera da capo, almeno stando alla bozza del decreto di riforma della dirigenza. Il provvedimento riprende le direttrici della delega Madia, con l'abolizione delle fasce, la creazione di ruoli unici e nuove regole sull'accesso. A proposito, vincere il concorso non dà più una garanzia a 360 gradi, per essere confermati occorre passare anche un esame. Quanto ai dirigenti 'esterni', si va verso una soglia unica del 10%, il che porterebbe a una stretta rispetto alle attuali finestre (fino al 30% negli enti locali).

 

Ma la stesura del testo, che per adesso conta 23 articoli, è ancora in corso. Per ora si tratta quindi solo di un primo quadro che dovrà essere completato, tanti sono gli spazi bianchi, e soprattutto si dovrà decidere se collegare il decreto al Testo Unico sul pubblico impiego. Quanto ai tempi, l'obiettivo è quello di essere pronti con la versione definitiva entro luglio, insieme al secondo 'pacchetto Madia'. Per il T.U. sugli statali invece i margini sono più comodi e coincidono con la fine dell'anno. Tornando alla dirigenza, trovano conferma le indiscrezioni già emerse, per cui se un dirigente rimane senza incarico per sei anni e il suo ultimo mandato si era chiuso con una 'bocciatura' allora decade. Non solo, per ogni anno che passa ci sarà un taglio del 10% della paga base.

 

Per non perdere il lavoro si potrà anche optare per un declassamento a funzionario e se c'è l'accordo con l'amministrazione, pur di non restare a casa, si potrà essere anche al servizio di enti no profit. La 'vigilanza' sulla dirigenza sarà affidata a una Commissione ad hoc, che, a livello di P.A. centrale, terrà le redini sul conferimento degli incarichi, sulle selezioni e avrà poteri sui procedimenti disciplinari per il licenziamento. Guardando a chi un incarico lo ha ottenuto, non è detto che tutto fili liscio: se si sta sotto i target previsti per quell'ufficio non si può essere rinnovati (la formula è 4+2) e in relazione "alla gravità dei casi" si può anche procedere alla revoca. Quanto meno si esce con una paga più leggera: la retribuzione di risultato può essere decurtata "fino all'80%". Tra le altre novità anche la banca dati del sistema della dirigenza pubblica, con curriculum e 'pagelle'.

 

Inoltre viene sancita la cadenza annuale dei concorsi, con l'accesso consentito solo a quanti muniti almeno di laurea specialistica e la conferma solo dopo un periodo di prova di tre anni, altrimenti si resta quadri. E ancora un articolo è dedicato alla nuova Scuola nazionale dell'amministrazione, che dovrebbe diventare un'agenzia. I sindacati dei dirigenti aspettano di vedere come sarà affrontato il tema della valutazione, per l'Unadis "il vero nodo". Fin qui per secondo il segretario generale dell'organizzazione, Barbara Casagrande, "il sistema premiale non si intravede", con il rischio che si perda l'incarico non "per una vera responsabilità ma per puro arbitrio". Intanto va avanti l'esame parlamentare del decreto sulle partecipate pubbliche, con il parere atteso nei prossimi giorni. Qui i fronti aperti restano il ruolo della Corte dei Conti, le possibili deroghe e la gestione degli esuberi (si cercherà di evitare trasferimenti a lungo raggio).