Malattie autoimmuni, con biosimilari risparmi fino a 240 milioni

Redazione DottNet | 24/06/2016 15:19

A tanto ammontano i vantaggi economici stimati per il Servizio Sanitario Nazionale dall'introduzione sul mercato dei biosimilari

Fino a 243 milioni di potenziali risparmi in 5 anni per la cura di diverse patologie autoimmuni. Questi i vantaggi economici stimati per il Servizio Sanitario Nazionale dall'introduzione sul mercato dei biosimilari, secondo uno studio condotto dal professor Francesco Saverio Mennini e presentato oggi dall'Eehta del Ceis (Center for Economic and International Studies-Economic Evaluation and HTA) dell'Università di Roma Tor Vergata. Lo studio, commissionato da Biogen, si propone di prevedere i potenziali effetti, nei prossimi 5 anni, dei farmaci biosimilari anti-TNF alfa, biotecnologici impiegati nella cura di diverse patologie autoimmuni.

"Tutte le analisi effettuate - spiega Mennini - hanno sempre considerato che il prezzo del farmaco originatore sia costante negli anni successivi all'introduzione del biosimilare. Questo è verosimile nel breve periodo - quindi uno o due anni - ma poco probabile in un arco temporale di tre o quattro anni in ragione dell'effetto concorrenza".

La concorrenza potrebbe infatti favorire un progressivo abbassamento del prezzo dei farmaci originatori fino al livello del biosimilare. Tali effetti si tradurrebbero in circa 243 milioni di euro di risparmi nel corso dei 5 anni considerati (2016-2020), fino al raggiungimento del 90% dei pazienti trattati al costo del biosimilare. In un'ipotesi più conservativa, calcolando il 50% dei pazienti trattati al costo dei biosimilari, i positivi effetti sui risparmi ammonterebbero a circa 93 milioni. "Le risorse liberate dall'impiego dei biosimilari- aggiunge Mennini - devono essere reinvestite sia nell'utilizzo di nuove terapie sia per migliorare il percorso di cura nelle patologie croniche".