Chirurgia negata agli over 75, un test trova chi può farla

Redazione DottNet | 26/06/2016 11:40

Misurare la velocità del passo fa calcolare il rischio: in corso altri studi

Anche persone ben oltre i 75 anni possono essere operate al femore o sono in grado di subire interventi chirurgici, mentre la vecchiaia o la presenza di altre malattie non sono una buona scusa per non provare a salvare delle vite. Ad affermarlo con forza sono gli esperti della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (Sicge), che in un seminario che si conclude oggi a Roma propongono un semplice test della velocità del cammino per stabilire chi può andare sotto i ferri.

Ogni anno in Italia ci sono circa 366mila interventi chirurgici maggiori, di cui circa 140mila su over 75. Le persone in questa classe di età hanno bisogno di operazioni quattro volte più degli altri, e con l'aumento della popolazione anziana ci si aspetta una crescita di un quarto del volume totale degli interventi. Se si adottasse il test del cammino, afferma Sandro Boccanelli, presidente Sicge, le operazioni chirurgiche sugli anziani potrebbero aumentare del 25%. "L'atteggiamento 'povero vecchio lasciamolo stare' è ancora prevalente - sottolinea -.

Tutti insieme sono arrivati da una parte tantissimi anziani che hanno bisogno di un intervento maggiore per la cosiddetta transizione epidemiologica, a cui si aggiungono tecnologie tagliate su misura proprio per la popolazione più fragile. Noi però applicavamo criteri vecchi, come quante malattie ha l'anziano, mentre si è visto che tutto si può riassumere nella valutazione della forza. Mio padre, per fare un esempio, a 100 anni si è operato al femore".

Secondo uno studio su Jama i pazienti che camminano ad una velocità tra 0,83 e 1 metro al secondo hanno una mortalità 1,77 volte superiore, e quelli con velocità inferiore a 0,83 metri al secondo hanno una mortalità 3,16 volte superiore, rispetto a chi cammina con una velocità superiore a un metro al secondo. Il test può essere fatto cronometrando il tempo impiegato a percorrere cinque metri. "Il test del cammino è una 'variabile riassuntiva' - spiega Niccolò Marchionni, vicepresidente Sicge - sulla quale convergono molte caratteristiche associate all'invecchiamento, come la perdita di massa muscolare, le modificazioni dell'assetto ormonale, ma anche molte malattie. Se ci si chiede cos'è la fragilità la risposta è che è una bassa performance neuromuscolare. Si può camminare piano, o avere uno scarso equilibrio se si ha un problema cerebrovascolare ma anche un iniziale Alzheimer, o se c'è malnutrizione o una malattia cronica invalidante. Tutto converge nei parametri fisici".

In Italia, spiega Marchionni, è in corso uno studio che coinvolge sei centri per valutare la capacità predittiva, oltre che della velocità del cammino, anche di altri test semplici che coinvolgono l'equilibrio, come la capacità di alzarsi da una sedia a braccia conserte, che si stanno rivelando predittivi del rischio di complicazioni gravi. "Bisogna fare un valutazione molto attenta - spiega Boccanelli - in questa fascia di popolazione non dobbiamo pensare solo a mortalità, ma anche la disabilità indotta e la riduzione di autosufficienza".

 

 

fonte: ansa