Le assicurazioni si candidano a sostenere il sistema sanitario

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 05/07/2016 18:24

La presidente Ania: il ruolo centrale va attribuito alle prestazioni pubbliche e un ruolo complementare affidato agli operatori privati

«Aumentano i rischi di non disporre di risorse sufficienti per garantire un tenore di vita adeguato. Ad esempio, già oggi, secondo una recente ricerca del Censis, la spesa privata per la salute ha superato i 34 miliardi, quasi 1.400 euro a famiglia. Soprattutto undici milioni di italiani, due in più rispetto a tre anni fa, hanno dovuto rinviare o rinunciare alle cure. Senza un disegno complessivo di riforma del sistema sanitario che individui le priorità e le maggiori necessità, tali situazioni sono destinate a diventare sempre più comuni».


 

Con queste premesse, elencate nella relazione che la presidente Maria Bianca Farina ha letto in occasione dell’Assemblea Ania 2016, il pianeta delle assicurazioni si candida ufficialmente a sostenere un Ssn sempre più in affanno. Perché «come nel caso della previdenza, anche nel campo della sanità e dell'assistenza l'assicurazione può svolgere un ruolo determinante nel garantire la sostenibilità del sistema nel lungo termine. Negli ultimi 20 anni - si legge ancora nella Relazione - la spesa pubblica per la sanità è cresciuta a tassi superiori a quelli del Pil in tutti i Paesi Ocse. Negli stessi Paesi, l'incidenza media sul Pil della spesa pubblica per sanità e assistenza, oggi pari a circa il 6%, è prevista salire al 9% nel 2030 e al 14% nel 2060. L’Italia non fa eccezione a questi trend. Il peso della spesa sanitaria pubblica rispetto al Pil è grosso modo in linea con quello degli altri maggiori Paesi europei, ma è di tutta evidenza che una sua crescita significativa non sarebbe sostenibile. A maggior ragione perché già oggi alcune criticità caratterizzano il nostro sistema sanitario».


 

Conseguenze tangibili di questa difficoltà sono il fenomeno delle liste di attesa - spiegano ancora i vertici dell’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici - è il fatto che gran parte della spesa sanitaria privata è di tipo out-of-pocket, ossia sostenuta direttamente dai cittadini. Anche nell'area dell'assistenza agli anziani non autosufficienti (Long-Term Care) servono riforme per rendere più efficiente e sostenibile il sistema.


«Oggi infatti - ricordano - il nostro welfare pubblico è strutturato per soddisfare più la fase acuta delle patologie che la riabilitazione e l'assistenza necessarie alla continuità terapeutica. Le trasformazioni sociali e demografiche in atto rendono indispensabile un nuovo sistema di health management più organizzato per le cure di lungo termine, che consenta alle persone, grazie all'innovazione tecnologica, di rimanere il più possibile presso la propria abitazione.


«Sul terreno della sanità e dell'assistenza - prosegue Farina - siamo convinti della necessità di promuovere nel nostro Paese un framework analogo a quello della previdenza, con il ruolo centrale attribuito alle prestazioni pubbliche e un ruolo complementare affidato agli operatori privati, in linea con scelte già compiute in altri Paesi europei. Bisogna definire un sistema che integri operatori pubblici e privati, in un quadro unitario di regole a tutela degli assistiti, utilizzando lo strumento della compartecipazione alla spesa e quello della fiscalità per garantire equità e finalizzazione delle risorse a vantaggio della protezione delle famiglie. Siamo altresì convinti dell'importanza del ruolo che, per tali bisogni, può essere svolto dal welfare aziendale che, pertanto, deve essere incentivato nella contrattazione bilaterale».


 

Non poteva mancare il riferimento al “risk”. «Nell’ambito della sanità - ricorda infatti la presidente Farina - va menzionato anche il tema della responsabilità civile delle strutture e degli operatori sanitari. L’aumento del numero delle denunce per malpractice medica ha riguardato, negli ultimi decenni, molti Paesi sviluppati. Anche in Italia si tratta di un fenomeno importante e complesso che coinvolge professionisti, strutture sanitarie, compagnie assicurative e cittadini. La sostenibilità del sistema richiede la ricerca di un equilibrio complessivo che tenga conto delle esigenze di tutti gli attori coinvolti.


Il disegno di legge di riforma della r.c. medica, attualmente all'esame del Senato, va nella giusta direzione. Le misure riguardanti la prevenzione e la gestione del rischio, la ridefinizione della responsabilità degli esercenti la professione sanitaria, nonché l'obbligo di assicurazione per le strutture sanitarie e i relativi operatori, mirano infatti a riequilibrare il sistema riducendo i costi e salvaguardando i diritti dei cittadini. Alcuni correttivi al testo attuale appaiono tuttavia necessari, ad esempio con riguardo all'azione diretta del danneggiato e al regime di autoassicurazione per le strutture sanitarie».


 

Fonte: sole24ore

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